La pallacorda fra

Vaticano, Caravaggio e Quirinale

 

 

Di Egizio Trombetta - 04/07/2017 - L’articolo tratta della pallacorda ai tempi di Caravaggio, ma si parla anche dello stesso Caravaggio che giocava con la racchetta, litigava… e poi uccideva, non con la racchetta, bensì con la spada, mai volontariamente. Di guai ne combinò parecchi, guai che lo costrinsero a fuggire dalla sua amata Roma, per poi, anni dopo, tentar di ritornarci… ma invano.  Si parla anche delle mie ricerche sulla pallacorda, ovvero il tennis di quei tempi, descrivo in dettaglio il mio percorso da ricercatore. Un’attività iniziata per gioco, grazie a Cees De Bondt e Gianni Clerici e sempre giocando ritrovai un campetto di tennis di un certo rilievo… proprio all’interno dei palazzi Palazzi Vaticani… Quello fu il ritrovamento più importante, ma non fu l’unico. Pubblicai il risultato delle mie ricerche su Matchpoint tennismagazine nel 2009, ma le ricerche continuarono ed ebbi l’opportunità di trovare altri documenti relativi alla pallacorda Vaticana a firma di Rodolfo Amedeo Lanciani, ingegnere pontificio, topografo e archeologo italiano che visse a cavallo fra il diciannovesimo e ventesimo secolo. Di questo mio vagare, fra sport, arte e letteratura se ne parlò svariate volte su La Repubblica (Gianni Clerici), La Gazzetta dello Sport (Vincenzo Martucci), SKY (Gianni Clerici in sede di telecronaca). Posso affermare di aver partecipato in piccola parte a riscrivere la storia del tennis. La Federazione Italiana Tennis aveva il progetto di produrre un documentario su questi contenuti, su queste mie ricerche, questa idea andò avanti fino a che Beatrice Manzari, manager della federtennis fu prepensionata, inaspettatamente. Peccato. Di seguito un pò di rassegna stampa: La Repubblica 1° agosto 2010La Republica 13 ottobre 2013 , La Gazzetta dello Sport 21 maggio 2010, Matchpoint tennismagazine maggio 2009,  Unità dicembre 2007, Conferenza Caravaggio e Pallacorda a Jesi ottobre 2014. L'immagine proposta di seguito è riferita all'incisione di Domenico Parasacchi menzionata nell'articolo. 

 E’ certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601:<<quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…>>. Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, pp.215 ) <<Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito>>. Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp.71-72.): <<la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta>>
Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio".
E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno
in un primo momento solo con racchetta
Continua...
 

Il Valzer di Anna Mastrangelo

M

 dancehallnews

 

Di Egizio Trombetta - 16.09.2016. "Scene da un Ballo a Palazzo, danze e arie d'opera dell'800" è il nome di una sogno, un viaggio nel tempo che la Compagnia AEMDanza offre a tutti i suoi ospiti. Sonorità, immagini e emozioni dei balli ottocenteschi di Palazzo. Un viaggio che parte dal Teatro Palazzo Santa Chiara in Roma che conduce gli intervenuti a spaziare con la fantasia, sublimati dalle atmosfere offerte dai valzer corali, dalle mazurche, dalle quadriglie e dalle contraddanze. E poi ancora le arie d’opera cantate e accompagnate dalla magia del violino. Le sorprese di certo non mancano… è da queste sorprese inizia la nostra chiacchierata con Anna Mastrangelo , direttrice della Compagnia AEMDanza . METRO   DANCEHALLNEWS

ROMA Signora Mastrangelo, state riservando al vostro pubblico parecchie sorprese…

Questo spettacolo è nato con l’idea di far conoscere maggiormente questo tipo di danze. L’idea è quella di accogliere le persone che vengono a trovarci con le danze e con l’aiuto dell’atmosfera ottocentesca di un salone delle feste.  Le danze all’epoca rappresentavano la parte principale delle feste insieme ad ospiti, cantanti d’opera e ballerini, anche di danza classica. Era questo che cercavo di mettere nello spettacolo e poter offrire questa ambientazione sia per coloro che già conoscono questo tipo di danze, sia per coloro che non le conoscono affatto. Parlo di sorpresa perché è di fatto un qualcosa che non c’è in giro come forma di spettacolo. Stiamo provando di farla giungere al pubblico in maniera piacevole cercando di coinvolgere le persone che comunque rimangono sedute, ma non sempre, a scoprire questa diversa modalità di stare insieme attraverso il ballo.

Continua...
 

Valzer delle emozioni

Di Rita Ferraro – ...mi piace immaginare la danza come un filo di un telaio che, con l’aiuto di mani esperte, si riunisce in un intreccio, creando una trama e trovando un senso al proprio esserci “qui ed ora”, con se stessi, con la propria storia, la propria unicità. Il video propone un'esibizione dei maestri di valzer ottocentesco Armando Ciaccia e Susanna Serafini. (video youtube all'interno o a questo link)

 04.07.2016. La vita è vista dai Romantici come un fluire continuo, per cui nulla può placare il desiderio d’infinito che promana dall’animo umano. In particolare la ragione, così esaltata dagli illuministi e dalla cultura del Settecento, non esaurisce la complessità della natura umana che si esprime anche attraverso il sentimento, la fantasia, l’immaginazione, le passioni, l’emotività. L’inquietudine che ne deriva determina una nuova visione della realtà e della vita umana. I Romantici hanno la consapevolezza dell’esistenza di una nuova sensibilità e di un nuovo orientamento nell’arte: la vita è un desiderio d’infinito e crea un appassionante percorso in cui ad ogni passo emerge, potente, un’indomita passione per l’umano. L’esaltazione Romantica della libera e spontanea creatività indirizza il genio artistico

Continua...
 

Sgarbi, Cappelletti, Benedetti

  I tre noti storici dell'arte ricordano il loro amico Maurizio Marini

aaaaaa

Di Egizio Trombetta  In occasione della presentazione del libro Una vita per la storia dell’arte, Scritti in memoria di Maurizio Marini, (evento avuto luogo lo scorso 8 ottobre a Palazzo Corsini in Roma) abbiamo chiesto di ricordare Maurizio Marini a tre noti storici dell’arte: Vittorio Sgarbi, Francesca Cappelletti e Sergio Benedetti. Nella versione audio delle interviste, proposta unitamente a questo testo, vengono proposte anche gli interventi di Vittorio Sgarbi e Francesca Cappelletti. Pubblico queste testimonianze in occasione del giorno del compleanno di Maurizio Marini, il 4 Novembre.

04.11.2015 - ROMA. Palazzo Corsini - Intervista a Vittorio Sgarbi:   Se la sente di offrirmi un ricordo personale riferito a Maurizio Marini? “Per me l’intimità è un concetto abbastanza poco intimo, io sono molto pubblico. Siamo stati insieme per esempio a Malta perché lui sosteneva, in modo sempre un po’ enfatico, l’autografia di Caravaggio di un quadro di Cremonini. Il quadro era bello, ma forse era Cecco del Caravaggio. Dicevo prima (durante la conferenza n.d.r.), della sua generosità attributiva che secondo me era anche in malafede nel senso nobile. Nel senso che lui amava esagerare quasi sapendolo. Eravamo andati sull’aereo di Cremonini e facemmo una bella giornata a Malta. Si vedeva il suo rapporto fisico con le opere d’arte. Le opere esposte le guardavamo con la passione con cui si guarda una bella donna in cui si vede una bellezza evidente e vivente” Dunque Marini era di manica larga sulle attribuzioni? Beh, è vero. Andrebbero riprese un 50% delle sue
Continua...
 

Intervista a Mauro Biglino 2.0.

  

     

di Egizio Trombetta - 03.09.2015. Intervista a Mauro Biglino e a Rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma. Mauro Biglino ha collaborato per le Edizioni San Paolo in qualità di traduttore per circa dieci anni. Un bel giorno Mauro decide di iniziare a raccontare quello che a lui sembrava di leggere dai cosiddetti testi sacri. Perde immediatamente il lavoro con le Edizioni San Paolo. A questo punto Mauro ha una sola prospettiva: andare avanti e dimostrare a tutti di non essere un visionario. Biglino sostiene con veemenza che a noi, a riguardo del Vecchio Testamento,  hanno raccontato tutta un’altra storia. Il suo pensiero, in estrema sintesi, lo possiamo dedurre dal titolo del suo ultimo libro edito da Mondatori: La Bibbia non parla di Dio. I commenti sono ora attivi sul blog.

 

 TORINO. Mauro, ripropongo in questa sede alcune tue affermazioni :la Bibbia (n.d.r. si intende Vecchio Testamento)  non parla di Dio, la Bibbia è un libro di storia come tutti gli altri, la Bibbia  è diventato il testo sacro di riferimento delle religioni monoteistiche in seguito di manipolazioni di termini chiave, gli artefici di questa manipolazione furono In parte dai Masoreti (scribi ebrei eruditi che fra il VI  e IX secolo d.c. incaricati di “fissare” il significato degli antichi codici) e in parte dai teologi nel corso dei secoli. Ritengo efficace per la sintesi, questa tua dichiarazione rilasciata al settimanale Oggi:<<Ho capito,
Continua...