Toccare il fondo... poi risalita 

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25.12.2012 - Mini intervista a Flavia Pennetta – Intendiamoci, il fondo percepito da Flavia Pennetta è ben lontano dal fondo che un comune mortale può riuscire a raggiungere. Lei non restò disoccupata o invalida e non andò a vivere sotto un ponte. Tuttavia, la sua testimonianza, resta e un lucido esempio di come un essere umano abbia bisogno, in alcune circostanze, di frequentare i piani più bassi della della propria esistenza prima di rinascere come  l’Araba fenice. Tutti noi osserviamo la vita da diversi punti di vista, ognuno di noi possiede la propria montagna da scalare e... se per un bambino il fondo significa essere bocciati nella scuola dell’obbligo, per chi fa uso di sostanze stupefacenti può voler dire visitare la morte coi propri sensi. Se per una casalinga il fondo può significare il tradimento coniugale, per una gloriosa squadra di calcio può significare retrocedere in seconda divisione. Per Flavia "fondo" è voluto dire perdere un uomo per lei importante ed essere precipitata al 92mo posto del ranking mondiale WTA. Per farla breve, per ognuno di noi, il fondo ha scenari differenti, anche se…  per il fondo "assoluto", non ci sarebbero limiti di profondità. Il servizio integrale su UBITENNIS.COM

Milano, 4 dicembre 2011.  All’indomani della sfida Italia Usa di Assago Flavia Pennetta presenta a Milano la sua prima fatica letteraria. Dritto al Cuore, edito da Mondadori, è il libro autobiografico di Flavia scritto in collaborazione con Francesca Paravicini. La tennista brindisina apre il suo intervento fra la contagiosa commozione dell’intera famiglia Pennetta, fra quelle lacrime si può scorgere l’essenza di una storia, momenti bui, momenti luminosi, tanto sudore e soprattutto un sogno da afferrare. Un libro è un libro, non vale certo una vittoria di uno Slam, ma ci sono  occasioni nella vita in cui ti accorgi dove ti trovi e, soprattutto, dove stai andando. Un momento come un altro per incassare la consapevolezza che di quel sogno tu sei la prima donna e che non sei affatto intenzionata a svegliarti.  <<In questo libro vorrei

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L’ultima intervista

   

   

   

Di Egizio Trombetta04.11.2011. Avrei voluto gridargli che gli voglio un gran bene, ogni volta che lo salutavo sentivo che mi sarebbe piaciuto stare ancora un po’ insieme a lui. Maurizio mi manca davvero,  mi manca il suo affetto , la sua amicizia, i suoi consigli, le sue parole di conforto. Maurizio Marini era uomo che viveva le sua vita passionalmente e la stessa passione la metteva nella professione e nell’amicizia. Sapeva essere fraterno se occorreva, come fece con me in un momento di grossa difficoltà “non ti rammaricare – mi disse - le esperienze che hai vissuto sono dentro di te, fanno parte oramai del tuo bagaglio, nessuno potrà portartele via…”.  Riuscì col suo tono affettuoso ad alleviare parzialmente le mie sofferenze. Ci incontrammo l’ultima volta il 23 giugno del 2011, l’appuntamento era per le 18 circa, la nostra idea era quella di ricordare in tono informale Sir Denis Mahon, scomparso lo scorso 24 aprile. L’intervista me la rilasciò insieme a Federica Gasparrini, sua compagna di vita. Il 4 Novembre sarebbe stato il suo compleanno e quest’anno, per la prima volta da quando l’ho conosco, non posso inviargli un sms per gli auguri di rito.  

     

 Professor Marini, dottoressa Gasparrini, che ricordo avete di Sir Denis?Marini: “ Sir Denis, chiamato da me affettuosamente anche Dionigi, è legatissimo sia al paese di Bevagna, dove vive Federica (N.d.r. Gasparrini), anche per il fatto che sua moglie Orietta è di Foligno. Quindi fino a quando ha avuto l’autorizzazione a viaggiare è spesso stato nostro ospite, abbiamo dei bellissimi ricordi. Era un’amicizia affettuosa che andava oltre gli stessi interessi storico artistici. Amava tutto della cultura italiana, anche la cucina ovviamente. Quando apprendemmo la notizia della sua scomparsa eravamo appena usciti da un ristorante di Bevagna dove Sir Denis era solito accompagnarci. All’uscita fummo raggiunti dalla telefonata di Orietta in lacrime. E’ stata un’esperienza che non so definirla, è stato veramente un brutto colpo. Ne parlavo anche con
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Intervista a Sir Denis Mahon

                         

   

di Egizio Trombetta - Mercoledì 27 aprile, ore 21.44, ricevo l’sms di una cara amica che mi inoltra un messaggio che aveva ricevuto a sua volta: “E’ successo a pasqua, è morto mentre faceva il pisolino pomeridiano. Sicuramente nn ha sofferto…”. Il testo è riportato integralmente nella parte dell’sms riguardante la scomparsa di Sir Denis, avvenuta lo scorso 24 aprile.

 

 07.06.2011. Considerato uno fra i pochi collezionisti al mondo ad essere anche esperto in storia dell’arte, Sir Denis Mahon lo scorso novembre aveva tagliato il traguardo del secolo di vita. L’attività di Sir Denis, che ha vissuto a Londra fino alla sua scomparsa, contribuì a portare al grande pubblico la pittura barocca Italiana. Considerato il massimo conoscitore di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, il collezionista londinese rappresentava per gli appassionati d’arte italiana soprattutto Michelangelo Merisi da Caravaggio. A pochi mesi dalle celebrazioni dei due centenari, il suo personale e quello del pittore lombardo, Sir Denis accettò di parlare del “fenomeno” Caravaggio.Sir Denis, tutti rispettano Leonardo da Vinci, ammirano Michelangelo Buonarroti, ma gli appassionati d’arte amano soprattutto Caravaggio. Perché succede questo?Credo che ci sia un motivo molto semplice: la personalità
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Intervista a Vittorio Sgarbi

    

   

di Egizio Trombetta - 10.04.2011 - Vittorio Sgarbi pensò ad una mostra diversa più di trent’anni fa mentre osservava un dipinto di Giovanni Girolamo Savoldo. Secondo il critico, Savoldo, prefigurava il percorso mentale del suo primo e solo allievo ideale: Michelangelo Merisi da Caravaggio. Sgarbi ci concede l'intervista rivelandoci alcuni retroscena della mostra ora in corso al museo Diocesano di Milano: Gli occhi di Caravaggio.  L'intervista è stata realizzata all'interno del museo durante una pausa delle registrazioni di un documentario. In coda al filmato  propongo un'intera sessione di registrazioni che Vittorio Sgarbi mi ha invitato a riprendere. Nelle immagini si possono scorgere i quadri del Giorgione esposti nella mostra Gli Occhi di Caravaggio. Ringrazio la disponibilità di Vittorio Sgarbi che mi ha concesso l'intervista pur stanchissimo a causa delle interminabili registrazioni che erano in corso per la realizzazione di un documentario sulla mostra.

 

 Professor Sgarbi, mi è sembrato di capire che inizialmente le sue intenzioni erano quelle di allestire una mostra senza nemmeno un’opera di Caravaggio. Cosa le ha fatto cambiare idea? Temeva che la mostra senza un’opera di Caravaggio non avrebbe attratto visitatori? “Ma no, non ho cambiato affatto idea. La mostra poteva essere, e sostanzialmente è, senza la presenza di Caravaggio. Un dipinto essenziale, che ci sarebbe dovuto essere, è il “Riposo dalla fuga in Egitto” della Doria Pamphilj che poi, per liti famigliari non ci è stato dato. Quello sarebbe stato invece la prima delle opere di Caravaggio conosciute e certamente l’unica che poteva essere stata dipinta anche in Lombardia. Sappiamo che sta a Roma, ma non abbiamo la certezza che è stata dipinta lì. Quindi è l’unica che poteva rientrare nel discorso perché la mostra indaga in venticinque anni di permanenza di Caravaggio a Milano, senza che si conoscano le opere che ha dipinto in quei venticinque anni.
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