Amedeo Amadei: intervista ad un Re

 

Di Egizio Trombetta – Intervista, all’interno, al bomber campione d’Italia. Disponibile anche la versione video della chiacchierata che ho avuto la possibilità di fare con Amadei. Nel 2010 Amadei mi rilasciò un'altra intervista: CLICCA QUI

 

18.04.2008. Tutto nasce per merito delle ciambelline al vino, tipico biscotto che si produce nei castelli romani, io ne vado matto… Stavo come al solito alla GS del centro commerciale Cinecittà2. Sugli scaffali notai un pacco di ciambelline in cerca considerazione…e io ero disposto a dargliela. Sull’etichetta leggo “Forno Amadei”…e il numero di telefono…Porca miseria, il grande Amadei. Erano anni che volevo entrarci in contatto... fin dai tempi di quando, alcuni anni, il gestore del circolo Country Club di Frascati mi disse che Amadei stava bene e che gestiva un panificio a Frascati. Capirai, fin da bambino lessi delle sue imprese su svariati libri sulla storia della Roma. “Pronto Amadei, ma a lei sarebbe disposto per un’intervista?”….

I “Re”, nella storia della Roma, si possono contare

con le dita di una mano. Un posto spetta certamente al “Capitano” dei nostri giorni, a Francesco Totti. Un altro va al capitano della Roma degli anni ottanta, il compianto Agostino Di Bartolomei, condottiero del secondo scudetto nella storia romanista. Ma un’altra sedia va certamente ad Amedeo Amadei, il  bomber del primo scudetto giallorosso , soprannominato “er Fornaretto de Frascati” per via dell’attività paterna. Il “Fornaretto”, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, proseguì a tempo pieno l’attività di famiglia, detiene ancor oggi il record di giocatore più giovane ad aver esordito in serie A.

Amadei questo record di essere stato più giovane giocatore ad esordire in serie A a girone unico… È ancora oggi il calciatore più giovane che ha esordito a girone unico. 15 anni 9 mesi e 6 giorni “Mi da un certo piacere, diciamo così, da quei tempi è ancora rimasto. Quando debuttai a quindici anni nella Roma insieme a giocatori più titolati come Masetti, Monseglio, Alemanni, ero un pischello a quei tempi”

Bontà d’animo generosità e “core” de Roma… mi viene da paragonarla a un giocatore del modello Agostino Di Bartolomei o di Francesco Totti? “Si eventualmente potrei essere paragonato ad un Totti avendo fatto cento e passa gol in serie A anche io misurandomi in campi difficile come quelli di Pro Vercelli, Busto Arstizio e Legnano. Difficili intendo come qualità del campo, dove era difficilissimo controllare la palla”

D’altronde ebbe un mutamento tattico che la fa avvicinare maggiormente a Totti. Iniziò come ala destra ma poi fu spostato al centro, e divenne un bomber di primissimo piano.

Shaffer, l’allora allenatore della Roma da me molto stimato, visto che Providente non era in condizioni di giocare, mi mise centravanti nella partita col Venezia e feci tre gol! Da quel momento non mi spostai più da quella posizione e Providente prese la strada di casa e se ne tornò in Argentina.

 

Le foto di questo Blog sono sviluppate e stampate presso il Centro Commerciale di Cinecittà 2: 067220983

 

Li ha conosciuti questi campioni giallorossi?

Totti si, anche se solo superficialmente, quando mi sono trovato in comitiva mi sono congratulato del suo comportamento. Di Di Bartolomei dico che era un bravo ragazzo, forse troppo buono…

Vede Totti come attaccante o mezzapunta?

Io sono del parere di metterlo di più in mezzo al campo. Sarebbe opportuno che lui faccia giocare la squadra detto i tempi.

Quanto erano diversi quei tempi… allora i genitori erano contrari…

Si papà effettivamente era contrario. Non avevamo un forno che poi fu distrutto dai bombardamenti durante la guerra. Quando a guadagnare con la Roma utilizzai quei soldi per ricostruire tutto. Papà mi ostacolò fino a che un bel giorno cambiò idea e mi fece trovare una valigetta che mi doveva servire quando andavo fuori con i compagni di squadra. Mi fece capire così che aveva accettato la cosa.

 

 

Però a quel provino andò di nascosto in bicicletta…

Al ritorno da Testaccio, allungai e feci tardi. Quando arrivai a Frascati, ricordo che c’era la musica in piazza, incontrai mia sorella che mi disse: va di corsa a casa che papà è nero.

Come erano i rapporti con i giocatori della prima squadra giallorossa visto che lei era un ragazzino?

A qualcuno di loro portavo la borsa…ma è normale

Lei in pratica ebbe vantaggi di quella incredibile tragedia di Superga. Mi riferisco alla nazionale.

Si d’accordo, ma lo spazio in nazionale lo trovai immediatamente una volta che hanno tolto Pozzo.

Ha conosciuto qualcuno del grande Torino? Cosa ricorda?

Si certo! C’è un particolare importante che vorrei ricordare. Al ritorno con la nazionale da Madrid, nel ‘49 ero seduto vicino a Casigliano, mediano molto forte del Torino. Ricordo che mi disse: Amadè siamo arrivati… ecco Superga! E pensare che pochi giorni dopo ci andarono a sbattere contro. Ricordo poi che in una delle ultime partite noi dell’Inter giocammo un giorno prima per consentire al Torino di giocare il giorno dopo un amichevole. I premi al Torino erano bassi e le amichevoli erano per far guadagnare qualche lira in più ai giocatori. A noi dell’Inter ci davano cinquantamila lire, a quelli del Toro molto meno, anche perché vincevano sempre…avrebbero mandato fallite le casse della società.

Quale giocatore di quella grande squadra l’impressionò maggiormente?

Un giocatore come Mazzola ancora non l’ho rivisto. Maroso, un terzino fluidificante eccezionale, anche Gabetto era molto in gamba e una gran brava persona. Ora tutta questa gente non c’è più, e io sono li li per raggiungerli…

 

Beh ma lei mi sembra in gran forma…

Si anche se le gambe mi fanno cilecca ogni tanto, sa ho pure ottantasette anni! Ho messo in programma di fare più attività fisica, magari delle camminate al lago, mi rilassa il lago. Ma fin ora ha fatto parecchio freddo per me ed io alla fine mi ritrovo di andare sempre con la macchina.

Come erano visti i calciatori come lei in quell’epoca dal momento che non c’era la tv. Vi capitava di essere riconosciuti?

Si capitava, ma senza questa esasperazione che c’è ora. Mi ricordo un particolare divertente. Andai una volta al ristorante con Bearzot che all’epoca era una riserva dell’Inter. Si mise sotto il mio braccio e scherzando mi disse. Amadè, mi metto sotto braccio così domani si chiederanno, ma chi è quello sotto braccio ad Amadei?

Non posso non farle le classiche domande: Che rapporti ha con la dirigenza attuale?

Cordiali, Vado qualche volta a Trigoria, ma cerco di andare il meno possibile per non mettere in imbarazzo nessuno.

Quale è stata la dirigenza a cui è stato più legato da quando a smesso di giocare?

Ricordo con molto affetto il presidente dell’Inter Massironi.  

 

Cosa ne pensa delle fesserie che si dicono nel mondo del pallone? Faccia un commento su ogni frase: “tre partite a settimana si fanno sentire”,  “l’importante è il gruppo”, “pressioni di Moggi e della Gea? Mai sentite, mai viste” “Nel calcio il doping non esiste”

Tre partite a settimana? Mi viene da ridere. Ma se io quando finivo la partita di allenamento andavo a giocare all’oratorio… Gran stupidaggine quella del calcio corrotto. E’ una storia di cui non voglio parlare perché mi fa veramente schifo. Il gruppo è importante e non una stupidaggine.

Per il doping a parte Alemanni che fu squalificato per doping (ma non giocava ancora nella Roma Ndr) non ricordo altre cose. Noi prendevamo il caffè e il tè. Il massaggiatore del Napoli, che si chiamava Beato, mi faceva un caffè ristretto eccezionale.

L’allenatore dello scudetto, Shaffer, come preparava la partita?

Ricordo che avevamo sede a via del Tritone. Lui preparava la partita su di un biliardo servendosi dei “pirolini” per indicarci le posizioni che dovevamo assumere in campo. Ci faceva giocare con tre giocatori in difesa, due mediani di una certa importanza e poi attaccanti e mezzali che dovevano rientrare

C’è un ruolo secondo lei che, in proporzione non è migliorato nel corso degli anni?

Un miglioramento c’è stato sui ruoli di fascia. Come per esempio nel ruolo ricoperto da Taddei. Ci vuole una buona preparazione fisica perché è indispensabile tornare all’occorrenza. Alla mia epoca questo non succedeva, non c’erano giocatori così preparati. Le ali non tornavano.

 

Ultimi 30 anni. Evoluzione tattica e poi involuzione tattica. Il gioco tradizionale è passato per l’era Sacchi Zeman, ora si è probabilmente tornati all’antico, ma c’è chi ha subito l’influenza di questi innovatori. Ma qual è la tattica giusta secondo lei?

Ci vuole intelligenza. Non si può pensare esclusivamente allo spettacolo. Si deve pensare anche a difendere.

Quindi bocciata la filosofia di Zeman e promossa quella di Spalletti.

Si certo, Spalletti ha le sue idee anche se spesso vedo Vucinic troppo isolato li in avanti…Ci vuole una maggiore collaborazione della squadra. La Roma attuale qualche volta non lo fa. Ci deve difendere e attaccare in tanti, almeno in cinque sei.  

Se lei volesse ricordare tre giocatori della sua epoca o di epoche vicine alla sua, chi le viene voglia di ricordare per generosità, tecnica e fisicità.

Per generosità e umanità Parola, poi ricordo Chiappella della Fiorentina. Per tecnica come già detto Valentino Mazzola. Per fisicità Rigamonti, te dava un sacco di calci…

 

Masetti, il portiere dello scudetto, disse di lei in un’intervista a Sandro Ciotti i: “Se prendeva palla a metà campo era gol”…

Avevo uno scatto notevole e avevo un senso della rete molto buono, è vero.

Quel famoso derby 6-5 contro il Milan…

Giocammo a Novara, perdevamo 4-1, mi spostarono a centravanti e feci tre gol… Incontrai poco tempo fa Moratti per celebrare il centenario dell’Inter. Mi confidò che ha sempre in mente quella partita, lui era ragazzino, all’epoca il padre non era nemmeno presidente.

Gran presidente Moratti…

Grande presidente e vero come d’altronde lo è Sensi. Ho avuto modo di parlare con lui più di una volta e mi ha dimostrato tutta la sua stima. Dico sempre di andarlo a trovare, gli fa piacere di vedermi. La Signora Sensi mi dice sempre di fargli un colpo di telefono prima di passarlo a trovare…

 

Ci racconta quel trasferimento all’Inter?

In quell’anno li non era solo l’Inter che mi voleva, c’era anche il Torino. L’idea era quella di uno scambio di Gabetto e Menti alla Roma in mia contropartita. Poi c’era anche la Juve, che tramite Carlo Levi della Vida, che è stato un tennista e che era amico degli Agnelli, venne a Frascati per chiedermi se volevo andare a giocare a Torino. Ma la migliore offerta era quella dell’Inter. In quel momento nella Roma c’erano dei giocatori molto modesti e mi sono detto che potevo giocare in una squadra migliore.

Che dissero i tifosi?

No all’epoca no. Il disappunto è successo adesso quando sono andato a Milano per il centenario dell’Inter. Ma che potevo fare? Anche i miei nipoti e Romeo e Giorgia mi hanno contestato

Quando firmava i contratti con altre squadre si diceva che si accordava per “non giocare contro la sua Roma”… roba di altri tempi. Ma è tutto vero?

Niente di scritto, ma chiedevo che in caso la Roma era in difficoltà preferivo non giocare. Quando andai a Napoli successe proprio così. Mentre la prima partita che giocai con la maglia dell’Inter contro la Roma fui praticamente nullo: non ce la facevo proprio.

Ci fu un Napoli-Padova, dove il Padova era invischiato nella corsa per non retrocedere insieme alla Roma. I patavini, sapendo del suo amore per la Roma, lo misero subito uso. Il Napoli perse 2-0 e lei pianse…

Mi puzza quella partita. E possibile che alcuni giocatori del Napoli furono assoldati per essere “accomodanti”.

 

Lei li sbagliava i rigori?

Ricordo di averne sbagliato uno contro la Salernitana. Ma ricordo anche di averne segnato uno molto importante contro la nazionale inglese a Firenze. Memorabile fu la radiocronaca di Nicolò Carosio. In quei giorni mi misero in lista per la Democrazia Cristiana.

Come giudica questo “giungla” politica, tutti contro tutti?

Non posso giudicare, ma me fa un ridere. E uno schifo generale e non vedo l’ora che finisca questo momento delle elezioni, vengano fuori delle situazioni come si deve, per il benessere della nostra città e del nostro paese.

Il giorno più sofferto da tifoso romanista di sempre.

Il giorno della mia squalifica a vita. Mi squalificarono per un calcio al guardialinee che non ho mai dato, fortuna che ci fu l’amnistia. Ma la colpa fu di Dagianti. Successivamente ci trovammo tutti insieme dopo la partita a pranzo in un ristorante di Pescara. Venne con noi anche Pizziolo, che era l’arbitro di quella sfortunata partita col Torino che mi costò la squalifica. Ad un certo punto si alza Dagianti e ci dice: ‘ve devo di ‘na cosa…So stato io a da quel calcio…’

E quello più bello?

Quella dello scudetto, non c’è dubbio.

 

Che “aria” si respirava in quei giorni? C’era euforia?

Senza dubbio non c’è stata tutta l’euforia che degli altri due scudetti… L’attenzione dei media vuol dire tanto. Ma entusiasmo c’era.

Da campione d’Italia, che sensazione provava a guardare Roma dall’alto, della sua Frascati?

Beh, non so se ha notato ma Roma, guardandola da Frascati, se non c’è foschia, è meravigliosa tutt’ora. Ammirarla da campione d’Italia è stata un’emozione unica. All’inizio del campionato nessuno ci dava credito, specie la stampa di allora. Monzeglio, per questa cosa, era molto, molto arrabbiato…

E difficile far immaginare alla gente una persona che non c’è Attilio Ferraris con un paragone per far capire che tipo era.

Era un combattente in campo. Fuori campo era un gran figlio di “androcchia”, aveva un sacco di femmine, lasciamo perde.... Lo dovrei paragonare a qualcuno? No lasciamo perdere…

Lei ha giocato sia per la Roma che per l’Inter, guarda caso le due squadre che sono impegnate nella volata scudetto. Come andrà a finire.

Spero solo che finirà bene..

Scusi Amadei, ma per la Roma o per l’Inter?Amadei sorride – per la Roma, ovvio!

 

 

 

 

 

 

Commenti
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egizio  - Grazie di tutto grande Amedeo   |18-04-2008 15:29:52
Grazie di tutto grande Amedeo...e non mi riferisco all'intervista...:-)
adriano de carlo  - giornalista   |09-05-2011 10:58:53
Caro Amadei,abitavo a Roma ma a sei anni tifavo inter che manco sapevo di che
città fosse e quando sono andato ad abitare a Milano impazzivo di gioia, ma lei,
è vero ha giocato nell'Inter, ma c'era qualcosa di diverso e moderno nel suo
calcio e non l'ho mai dimenticata. Ho scritto un libro sul calcio che si chiama
"Vincere è volgare", non sono più un ragazzino ma gente come lei ci
manca, non solo nel calcio. L'abbraccio con il sentimento che si ha verso un
amico sincero e che Dio la conservi.
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