Ricordando Michele…

Di Egizio Trombetta 

08.10.2008. Quanto successo a Michele mi rende sempre più consapevole della sfuggevolezza della nostra esistenza e mi fa riflettere ancor di più sull’esatto peso da attribuire ad ogni micro-attimo del proprio presente. Per chi non sapesse a chi e di che cosa mi stia riferendo dico che sto parlando di Michele, un collega di SKY che aveva appena 41 anni che è deceduto nel sonno a seguito di un infarto, così mi è stato riferito. Un uomo ai miei occhi, anche se lo conoscevo solo marginalmente, pieno di gioia, una persona educata, ti salutava anche dieci volte al giorno se ti incontrava. Dirò cose banali, ma non posso non dire che si faceva presto a fare amicizia con lui, bastava stargli accanto, a me capitava di incontrarlo al Bar e scambiare due chiacchiere sulla Roma…Negli ultimi anni cerco francamente di evitare noiose ed inutili conversazioni calciofile da Bar (tipo “sta sera jene famo tre” o cose di questo genere) ma con lui ero volentieri disposto a farlo perché mi faceva sentire a casa, mi faceva sentire bene. Parlando con lui avevo la sensazione di essere ancora una volta in contatto con una romanità che sta andando via via scomparendo. La morte improvvisa di Michele non può non farmi venire in mente quel passo del vangelo che ricorda che bisogna farsi trovar “pronti”… in qualsiasi momento. Mi fa inoltre venire tante altre cose che ho letto qua e la in questi ultimi periodi. Come quello che scrisse, come monito, qualche secolo fa Arthur Schopenhauer, leopardiano come me, nei suoi “aforismi”:<<noi dimentichiamo che ogni giorno è una parte insostituibile della vita …coloro che con aspirazioni e speranze vivono solo nel futuro, guardando sempre avanti a se, e che impazienti si affrettano ad andare incontro alle cose future come alle sole in grado di portare la felicità (e lasciando passare il presente senza badargli e senza goderne), sono paragonabili – nonostante la loro aria saputa – a quegli asini il cui passo, in Italia (nel ‘700 ndr), è affrettato da un da un fascio di fieno che penzola da un bastone fissato sul loro capo, e che le bestie si vedono davanti vicinissimo e sperando sempre di raggiungere . Infatti costoro ingannano se stessi e l’intera loro esistenza in quanto vivono solo ad interim – finche non arriva la morte. Dunque invece di affannarci sempre ed esclusivamente con piani e preoccupazioni per il futuro, o al contrario invece di abbandonarci alla nostalgia del passato, non dovremmo mai dimenticare che solo il presente è reale e certo; il futuro invece quasi sempre diverso da come lo pensiamo, sicchè entrambi sono meno importanti di quanto a noi sembri>> Devo riconoscere infine che anche io a volte cado in fallo…cedendo all’illusione di aver a disposizione tutto il tempo del mondo anche solo per  dire semplicemente a qualcuno... “ti voglio bene”. (continua)

Ma come si può morire nel sonno a soli quarantuno anni? Eppure si può… pare proprio di si… Michele è stato un piacere per me aver fatto la tua conoscenza.

Commenti
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egizio   |08-10-2008 13:53:25
quest'anno ce devi pensa tu Michè! c'abbiamo la finale n'altra volta a Roma...
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