Adriano Panatta Intervista Audio

Di Egizio Trombetta – intervista ad Adriano Panatta a 360°. Temi trattati: Differenze fra il tennis di ieri ed oggi, il caso Bolelli, come andrebbero fatte le telecronache, SKY, cosa fa Panatta nel quotidiano, crisi economica, Obama, il complotto del '76 ai danni di Pietrangeli, l'augurio di Adriano...  (Agg. 05.03.09)

30.10.2008. Adriano capisce che sono un po’ nervoso, quasi emozionato. Mi fa ascoltare un brano musicale nel tentativo di rilassarmi e mi chiede pure di indovinare di cosa si tratta. Io vado fuori strada, buttando li un improbabile performance di John Mc Enroe, “magari suonasse così bene” è il suo commento. Ci faccio una brutta figura, ma oramai il ghiaccio si è rotto, il mito tennistico della mia infanzia, Adriano Panatta, mi rivela che si tratta di un brano dei Led Zeppelin, “the rain song” e,  dopo essersi acceso una sigaretta, mi dice che possiamo procedere.

Panatta, venticinque anni fa lei lasciava il tennis professionistico. C’è un episodio divertente da ricordare legato al suo centesimo incontro di Coppa Davis a Roma contro Guillermo Vilas. A fine incontro un ragazzino fra il pubblico le chiese: “Adriano me regali ‘na racchetta?” e lei candidamente gli rispose: “No, te le do tutte…”. Ecco, la decisione di smettere maturò proprio in quel confronto contro l’Argentina?“Si ricordo, gliene regalai sei di racchette. Ma decisi molto prima di smettere di giocare. Le assicuro che non sono stato assolutamente coinvolto dall’emotività di aver perso quel match, anche perché forse era meglio che non giocavo dal momento che non stavo tanto bene. Credo che mi abbiano fatto giocare proprio perché era la mia centesima partita in Coppa

Davis. Avevo già deciso che quello era l’ultimo anno che giocavo. Francamente credevo nelle possibilità di vincere quel confronto con l’Argentina. E poi non c’erano grosse alternative. Chi poteva giocare al posto mio, Zugarelli? Non so, manco mi ricordo bene chi c’era a disposizione, Paolo (Bertolucci ndr) fra l’altro, il singolare manco lo giocava…”

Lei è stato inibito per cinque anni a ricoprire cariche federali. A che punto siamo?

“Francamente non lo so, non se sia già finita la squalifica oppure no. Non lo so, anche perché mi viene ancora da ridere per questa squalifica.

Finita la squalifica potrebbe essere ancora utile al tennis italiano, non crede?

“No, non mi interessa più la federazione. Sono occupato all’accademia con mio fratello, mio figlio e Omar Camporese, che si è unito recentemente al nostro team. Non sento assolutamente la mancanza di incarichi particolari”

Lei però è stato insieme a Nicola Pietrangeli il tennista più importante che abbiamo avuto. Ci si aspetterebbe di vederla maggiormente coinvolto nelle vicende del tennis nazionale. Ci si aspetterebbe qualcosa di più da lei

“Ma perché, non basta quello che ho dato? Non credo che una persona debba fare tutta la vita la stessa cosa. Mi interessa a livello privato l’accademia Panatta, ma non mi interesso più di nazionali. Anche perché con il rapporto che c’è adesso con la federazione non credo che ci siano i presupposti”

Bè, ma qualche opinione sul tennis azzurro può sempre esprimerla, credo. Bolelli ad esempio, potrebbe secondo lei arrivare fra i primi venti del mondo?

“Si, ma io lo dissi quattro anni fa, lo scrissi proprio su Matchpoint”

Avrebbe gestito diversamente la sua vicenda?

“A me per prima cosa non piace gestire proprio a nessuno. Gestire è un verbo che non mi piace però credo che Bolelli abbia sbagliato a non giocare in Coppa Davis. Credo però che la federazione abbia sbagliato a dargli una squalifica. Bastava non convocarlo più. Non credo fosse necessaria questa prova di forza. Sottolineo anche che Bolelli è un bravissimo ragazzo, serio e che si impegna molto. Molti giocatori non hanno giocato la Coppa Davis. Purtroppo il mondo del tennis sente molto di più i tornei individuali rispetto alla la Davis. Noi abbiamo sempre sentito molto l’importanza della Davis e l’avremmo giocata anche gratis”

Secondo lei di cosa avrebbe bisogno il tennis italiano maschile per arrivare al livello di quello femminile?

“Il tennis femminile mi risulta che vadano avanti per conto proprio… Ci sono giocatrici che hanno raggiunto degli ottimi risultati. Prima la Farina, poi la Schiavone e adesso la Pennetta hanno fatto molto bene”

E quindi? Proporrebbe qualcosa per il tennis azzurro maschile?

“Certamente, ma non glielo dico a loro. Ovviamente cambierei tutto, ma sono cose che so io e basta. Se lei va a vedere cosa facevo io come direttore tecnico si accorgerà che è diverso da quello che succede adesso. Bene o male abbiamo avuto Canè, Camporese, Gaudenzi, Furlan e Caratti. Fra l’altro Camporese e Gaudenzi arrivarono fra i primi venti, se non ricordo male. Ora il mondo del tennis è cambiato, tutti i giocatori si prendono il loro coach, poi lo lasciano, ne prendono un altro e così via. C’è molta confusione.”

Che cosa è cambiato rispetto ai suoi tempi?

“Adesso la maggior parte dei giocatori tendono a fare i mestieranti, nel senso che il primo obiettivo è quello di prendere dei punti e successivamente difenderli nella stagione successiva. La programmazione è spesso improvvisata di volta in volta che giocano. Secondo me giocano anche troppo. A nostri tempi noi ci allenavamo per obiettivi. Almeno, io facevo così. Ci preparavamo bene, ad esempio, per la stagione sulla terra battuta, poi per la coppa Davis, magari meno per Wimbledon, eravamo poco adatti come tipo di mentalità. A settembre ci si preparava poi per la stagione sull’indoor. Adesso invece giocano tanto per fare il più punti possibile. Credo anche che il lavoro tecnico che si fa oggi sia completamente sbagliato, nel senso che si fa molta quantità e poca qualità. I giocatori imparano molto bene a fare i professionisti e imparano meno a giocare a tennis. Anche perché c’è poca gente che lo sa insegnare ad alto livello. Adesso ad esempio non si insegna la geometria del campo, ma si insegna solamente a tirare forte sugli angoli. Quindi crescono con pochi difetti che gli impediscono successivamente di fare il salto di qualità. Si lavora poco alla base, poco sulla tecnica. A molti giocatori gli vedo fare molto bene alcune cose e molto male altre. Alla fine andiamo a scoprire che l’unico tennista che gioca in maniera perfetta è Federer. Ci sono tantissimi bravi giocatori, per carità, però, anche loro hanno delle grosse lacune”

Già, Federer, lui stesso in più di una occasione ha affermato che nei primi anni della sua carriera ha pensato essenzialmente a crescere tecnicamente senza fossilizzarsi solo sui risultati

“Ecco appunto. Poi spesso mandano giocatori ad affrontare il circuito professionistico che non sono pronti tecnicamente. Le delusioni sono spesso una logica conseguenza e successivamente portano poi ad un successivo scoramento di molti ragazzi che poi mollano il tennis. Bisogna affacciarsi al circuito professionista quando si è pronti anche tecnicamente, non solamente fisicamente e mentalmente come dicono in tanti… Se lei sente parlare i coach li sente parlare solo di forza mentale e forza fisica. Anche perché la forza mentale e la forza fisica è facile allenarla. La tecnica per insegnarla bisogna conoscerla!”

Quali dei coach in circolazioni si avvicina di più alle sue idee?

“Questa è una domanda a cui non ho voglia di rispondere, ovviamente. Non sarebbe ne carino e ne giusto. Sentenziare questo è bravo e questo no non mi sembra una bella cosa. Ognuno lo fa a modo suo e con grande impegno, ma quando vedo dei giocatori incapaci di migliorare un colpo dopo due o tre anni mi viene il dubbio che forse, alcuni coach, non siano capaci ad insegnare.

Parliamo di televisione. Sta per nascere Supertennis, un canale completamente dedicato al tennis. E’ a conoscenza di questo progetto?

“Si ne ho sentito parlare, ma non ne so molto”

Ricordo i suoi commenti in fase di telecronaca insieme a Galeazzi. Come giudica i telecronisti che interpretano le telecronache sportive con troppa seriosità?

“Bè lei si ricorda come erano le mie telecronache insieme a Galeazzi? Erano abbastanza ironiche, no? Credo che ci sia un approccio verso le telecronache effettivamente un po’ troppo serioso, quasi ecumenico. Ci sono ad esempio telecronache di altri sport, ad esempio, fatte molto bene e anche molto divertenti. Si sta parlando dello sport… Bisogna sdrammatizzare, non si può essere così seriosi commentando una partita di due in mutande con una racchetta ed una palla in mano”

Senta, non le chiedo se ha aspettative di collaborazione per “Supertennis”, visto che è un canale gestito dalla federazione, ma a SKY, le hanno mai chiesto di collaborare?

“Non me l’hanno mai chiesto”

Fa pensare questa cosa

“Be si, fa pensare… Ma ci sta Paolo Bertolucci che è molto bravo”

Come giudica il servizio erogato da SKY?

“Guardi io c’ho quattro abbonamenti, guardo solamente SKY in pratica”

Ricordo che all’epoca del “taglio” dei tre slam da parte di sky, Roland Garros, Us Open e Australian Open, lei disse che seguire un evento tennistico su SKY era come essere a bordo campo seduti sul divano. Seguirlo su Eurosport era come assistere un incontro tramite una finestra piccolissima

“Si ricordo, vedere incontri di tennis su Eurosport è molto più asettico. Purtroppo è quello che impone il mercato. C’è chi si compra i diritti e chi invece non se li compra. Penso anche che se qualche giocatore italiano cominciasse a vincere a Wimbledon o al Roland Garros sarebbero acquistati i diritti in chiaro anche da Mediaset e dalla Rai”

Quindi ci dobbiamo adeguare (e rassegnare) alle logiche del mercato?

“E’ così che funziona”

Che cosa fa Panatta nel quotidiano?

“Leggo, studio, vado all’accademia?

Fa ancora un po’ di sport?

“No non tanto. Corro in barca, vabbè questo si sa già. Gioco a Golf”

L’Accademia Panatta come sta andando?

“Come ho detto prima è venuto anche Camporese a collaborare. Ci sono delle ragazze brave e ultimamente sono venuti anche alcuni ragazzi molto bravi. Abbiamo una grossa scuola di addestramento con più di duecento cinquanta ragazzi. Sia la Scuola che l’accademia stanno andando molto bene”

Sono tutti italiani?

“No, vengono anche dall’estero”

Può già segnalarci qualcuno?

“No, è troppo presto, gli farei del male”

Panatta, lei si è anche impegnato in politica recentemente. Ha fatto l’assessore fino ad Aprile di quest’anno ed ora collabora per il Partito Democratico di Walter Veltroni.

“Ho fatto diverse esperienze. Ho fatto il consigliere comunale a Roma, quando c’era Rutelli sindaco, ho fatto l’assessore in provincia, ma adesso non ho nessuna prospettiva. In quanto al PD non ho la tessera. Non mi candiderò più in nessun tipo di elezione. Se mi chiameranno per ricoprire un ruolo operativo valuterò, ma non ho intenzioni di candidarmi mai più”

Perché?

“Perché non c’ho più voglia”

Come giudica la situazione attuale del nostro paese?

“Stiamo attraversando un periodo molto complicato, anche se non è solamente l’Italia che lo sta passando. Mi sembrano situazioni che si ricreano ciclicamente nel corso del tempo. Credo che problemi seri ce li abbiano maggiormente chi deve arrivare alla fine del mese. Sono molto più preoccupato per i ragazzi che non trovano lavoro e gli operai più che per le banche. Anche se, se il sistema bancario si dovesse fermare senza più avere la capacità di vendere soldi come ha sempre fatto ne soffriranno tutti, soprattutto chi possiede imprese. Ci sono comunque persone molto più adatte di me per esprimere pareri. Ma ripeto, mi sento molto più vicino a quei ragazzi che non riescono nemmeno a sposarsi perché non hanno i soldi per comprarsi un appartamento perché costa troppo. Il mio cuore è per loro, anche perché la mia estrazione è quella, mio padre faceva l’operaio. Io ho avuto la fortuna di vivere sempre abbastanza bene senza essere mai ricco e neanche povero”

E pensa che una maggiore redistribuzione delle risorse possa migliorare le cose?

“Penso che ci debba essere una maggiore redistribuzione della ricchezza nel mondo, non solo in Italia, nel mondo dico. Altrimenti i problemi continueranno a restare gravissimi. Ci sono troppe disparità e credo non si faccia abbastanza per redistribuire la ricchezza, sono sempre di più le famiglie che sono sotto la soglia di povertà”

Un vento innovatore proveniente da oltre oceano pensa che possa aiutare la situazione planetaria in generale?

“Si credo di si. Io penso che se Obama vince la corsa alla casa bianca come credo, e da lontano faccio il tifo, credo che le cose possano cambiare per tutti. Possono cambiare perché l’America dopo questo schiaffone che ha preso non possa più fare quella politica che ha portato poi al disastro economico. Credo che uno come Obama sia la persona giusta per questo momento. La situazione è grave ad ogni latitudine e per ogni livello sociale. Basti pensare che hanno perso il 70% del loro patrimonio anche molti stramiliardari russi… Bisogna dare fiducia alle imprese, bisogna dare fiducia alla gente. E’ normale che ci sia tutta questa attenzione dei media italiani sulle elezioni americane. Parte tutto da li. Io comunque ho sempre avuto grossa fiducia nel popolo italiano e nella sua grande capacità di sapersi risollevare”

Poco fa lei ha nominato suo padre. Mi viene in mente quando Nicola Pietrangeli gli mise il soprannome di “ascenzietto”…

“Si mio padre si chiamava proprio Ascenzio. Quando sono nato Nicola stava al Tennis Parioli”

Come vedeva Nicola Pietrangeli quando lei era bambino?

“Non lo vedevo, la prima volta che l’ho incontrato avevo sedici-diciassette anni. Dal Parioli poi mio padre andò via perché fu assunto al CONI e andò a lavorare all’impianto delle Tre Fontane. Quando venne da noi a giocare alla scuola lo incontrai Nicola per la prima volta. Quando ero piccolo non me lo ricordo proprio perché quando andammo via dal Parioli avevo solo 8 anni.

Nel libro di Lea Pericoli Nicola Pietrangeli la ricorda con molto affetto

“Anche io sono molto affezionato a Nicola. Abbiamo due vite diverse e siamo completamente diversi come persone, anche negli interessi. Lui è molto più grande di me e poi noi ci siamo frequentati solamente nel periodo quando lui faceva il capitano di Coppa Davis e qualche volta di estate perché ci trovavamo nei stessi posti. Io sono una persona di difficile aggregazione, sono sempre stato un po’ un cane sciolto. Però sono anche una persona che sa fare squadra all’occorrenza. Non credo di averci mai passato il Natale insieme, ma sono molto affezionato anche io a Nicola”

Pietrangeli disse che in quel noto “complotto” che lo tagliò fuori dal giro azzurro nel 1977 lei fu messo in minoranza dagli altri della squadra? Conferma anche lei?

“Si è vero. Nicola o gli vuoi bene e lo capisci per alcuni suoi atteggiamenti e passi su certe cose. Ma se non gli vuoi bene non lo accetti. Ha sempre avuto degli atteggiamenti un po’ irritanti nei confronti dei componenti della squadra. Niente di particolare, ci mancherebbe, Nicola non ha mai fatto niente di grave. Nicola non ha fatto mai niente di grave in vita sua. Per cui ad un certo punto, sia il presidente Galgani, sia Mario Berardinelli, sia Barazzutti, sia Zugarelli, un po’ meno Paolo (Bertolucci ndr), dopo l’Australia, vennero da me manifestandomi le sue loro intenzioni. Io mi trovai in difficoltà perché avevo tutti contro. Tutto questo accadde perché eravamo tutti molto giovani. Io credo che oggi, con la maturità di adesso, certe cose le avrebbero capite di più. Quando si è molto giovani si tende a non perdonare a chi è più grande di lui certe debolezze che mettono a nudo la sua fragilità e vulnerabilità. I ragazzi quando sono giovani sono a volte radicali. Quindi accade che quando si vede una persona più grande di te in difficoltà, anziché dargli più forza gliela si leva. E’ successo un po’ questo senza scendere nei particolari. Nicola a volte su certe sue esternazioni poteva dar fastidio alla nostra suscettibilità. E poi, probabilmente era anche un personaggio ingombrante, faceva ombra. Anche se a me, onestamente, non faceva nessuna ombra. Ma dico questo non perché ero più forte degli altri, ma perché a me non me ne poteva fregare di meno. Ricordo a volte quando entrava un po’ a gamba tesa  con certe dichiarazioni alla stampa… Un po’ i ragazzi e un po’ anche Mario Berardinelli, che è stato un uomo eccezionale, si erano un po’ rotti i..... Anche Galgani non lo sopportava un gran che. Quando andavamo in giro c’eravamo noi che eravamo una grande squadra e c’era Pietrangeli che è stato un grande campione, famoso in tutto il mondo, forse qualcuno si sentiva in ombra. Dico allora che oggi, che ho 58 anni e mezzo, probabilmente mi sarei battuto molto di più per difenderlo anche se penso che ugualmente non avrei raccolto i risultati sperati. Oramai le decisioni erano state prese”

Ezio Di Matteo circa un anno fa mi disse proprio questo, mi parlò precisamente di invidia che alcuni componenti del gruppo avevano nei confronti di Nicola Pietrangeli.

“Certamente, Nicola dava un po’ fastidio, prendeva un po’ il palcoscenico anche degli altri. Era una persona indubbiamente ingombrante. L’invidia e la gelosia dei riflettori che erano troppo puntati su di lui hanno fatto si che certe cose siano successe. Io lo so che lui è rimasto molto dispiaciuto. Ci fu un chiarimento con lui durante un capodanno, una ventina di anni fa se non ricordo male. Noi quando ci incontriamo ci salutiamo”

Senta, proprio Di Matteo mi parlò della sua passione per la velocità, anche al volante.

“Si è vero ho sempre avuto una grossa passione per la velocità. Spericolato? Bè se si pratica dei sport motoristici un po’ si deve essere spericolati. Però in macchina ora sono molto prudente.

Adesso, ma prima?

“Ma lo sono sempre stato! Loro mi criticavano perché non erano ‘boni’ a guidare… No scherzo… Le spiego: quando andavamo in giro con la squadra con Berardinelli, tutti dicevano: chi guidava? Adriano. In quel periodo s’era diffusa l’abitudine di parlare di questa mia passione per la guida. Poi però la passione si è concretizzò in qualcos’altro e poi iniziai a praticare la motonautica e poi l’offshore”

Senta ma anche giocando a tennis ricordo che lei non…

“…non ero tanto prudente!”

Bè si ricordo un gioco sicuramente non attendista e poi ricordo i famosi tuffi

“Dei tuffi avrei fatto volentieri a meno di farli, sicuramente se c’era da prendere un rischio… lo prendevo”

Senta ma qual è la partita delle partite che ha giocato Panatta nella sua carriera?

“Io credo che la partita più bella che ho giocato sia stata la partita giocata contro Dibbs in semifinale al Roland Garros del ‘76. Ai quarti avevo battuto Borg. Credo di aver giocato forse la partita perfetta. Poi ne ho giocate tante di belle partite. Ne giocai una contro Connors a Flushing Meadows ma l’ho persa. E’ una partita che danno ancora in televisione quando piove a Flushing Meadows. Ne feci una bella anche contro Borg.

Ma la vedremo un giorno nel Senior Tour?

“Ma non ci penso neanche minimamente. Chi ci gioca mi fa tenerezza, anzi adesso che ci penso, anche un po’ meno di tenerezza. Il tennis non è adatto per il Senior Tour. Giocano male”

Mc Enroe da ancora spettacolo però

“Si ma ancora che s’arrabbiano con gli arbitri…Ancora ‘co ste cose… Ma beati loro, io non ho mai giocato il Senior Tour”

Concludiamo col tennis azzurro. Dove può arrivare la Pennetta?

“Se continua così può entrare fra le prime dieci. Sarebbe un risultato straordinario. Io credo che quando un giocatore entra fra le prime dieci è un grande giocatore. Lei ha ventisei anni e può prendersi delle grosse soddisfazioni nei prossimi due anni, se crede veramente in se stessa. Per lei l’aspetto mentale credo sia fondamentale”

E cosa augura al tennis italiano per il prossimo futuro?

“Spero che ci sia una squadra di Coppa Davis che possa per prima cosa tornare in serie A e poi lottare almeno per i primi quattro posti. Poi a livello individuale maschile ci vorrebbe un giocatore che raggiunga almeno i livelli della Pennetta per cominciare a rimettere in moto un po’ tutto il movimento. La gente ha bisogno di vittorie, non gli interessa tanto se uno arriva 32, 38 o 14. La gente vuole veder vincere”

 

E’ stata un’intervista molto speciale per me. Non è cosa semplice trovarsi di fronte al mito. In alcune circostanze riconosco di essere stato poco lucido nel formulargli le domande e Panatta, mi è apparso evidente, ha avuto qualche difficoltà nel sintonizzarsi con me. “In che senso” mi ha ripetuto in una paio di circostanze. Alla fine però credo che il grande Adriano abbia compreso il mio genuino imbarazzo. Morale, sono andato a comprarmi il CD dei Led Zeppelin e ora non faccio altro che ascoltarlo...

Egizio Trombetta

Commenti
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paolo   |30-10-2008 16:27:27
grande intervista
Fabio   |30-10-2008 18:15:28
Sei sempre er mejo !!!! :-)
Ciao
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