(Uno di) Quelli che attendevano 7 giorni per vedersi la “Piovra” in tv…

   

Di Egizio Trombetta - alla mafia ci pensa la polizia, alla mentalità mafiosa ci dobbiamo pensare noi...  

     

10.01.2009. La curiosità di vedere all’opera una mia amica nella fiction che forse ho amato di più, La Piovra, mi ha indotto di riesumare le vecchie vhs da sotto il letto. Inizio con la Piovra 7, l’ultima che ebbe dalla sua il grande pubblico, prima dell’inevitabile declino. Di colpo si riaccende un’antica passione per un’opera capace di rapirmi passionalmente, anima e corpo per oltre due ore a puntata. La Piovra ha segnato un’epoca, ha creato per la prima volta una coscienza collettiva antimafia e, inevitabilmente, ha tracciato con un solco il mio cuore. Ma di Mafia non posso parlare. Non posso scrivere su una materia che non conosco affatto, almeno coscientemente intendo. La Mafia è e resterà sempre un’organizzazione criminale. E Mafia o no, la criminalità sempre ci sarà. A questo tipo di cancro, temo, poco si potrà fare. Se mi

permetto di accostarmi ad una tema del genere è perché vorrei parlare di ciò che sta alla base della Mafia e di tutte le altre organizzazioni che gli assomigliano E’ il tessuto sociale che sta alla base di tutto. E’ il “tessuto” di persone che hanno sempre popolato scuole, cortili, parrocchie, oratori, università, circoli sportivi, e perché no: posti di lavoro. Manca niente? Spero di no, non vorrei che si offendesse nessuno. E’ di mentalità mafiosa che sto parlando, quella che se osi di parlarne con un “amico” rischi di essere trattato come uno che vede i ragni sui muri. Perché tanto, quel che importa, è essere nella regola, avere la tessera del partito di “così fan tutti”… Mafia, nepotismo e familismo, sono concetti che, come vedremo più avanti, sono cugini di primo grado da secoli incalcolabili. Perché, non lo sapevate? Oh 

ragazzi, il nepotismo mica è roba inventata dai giornalisti eh? Basta leggersi la storia dei Papi. Tanto per citarne uno, andatevi a cercare la storia di Fabio Chigi, poi divenuto Alessandro VII. Di forme ce ne sono tante, troppe, ma non intendo mica fare di questo post un trattato. Intendo solo  provare a risvegliare la coscienza di ognuno di noi che si sente protetto dietro la logica del branco. Stavo seguendo sulla Rai il TG regionale della Sicilia (chi ha SKY sa che questo è possibile anche se si vive nel Lazio). C’era un servizio che commemorava l’uccisione di Peppino Impastato. Un giovane intervistato davanti l’università rispondeva ai microfoni della Rai dicendo ”bisogna cambiare gli atteggiamenti mafiosi che ci sono fra noi prima di cambiare la mafia”. Fa un certo effetto, sentire pronunciare da un'altra persona quello che si è sempre pensato e detto. La mentalità probabilmente sta alla base di tutto. Chi, come me, ha vissuto nel centro Italia, non ha toccato con mano cosa vuol dire mafia, fortunatamente… Ma in quanti hanno avuto almeno una volta la sensazione di essere vittime di atteggiamenti settari da parte di propri compagni di scuola, di gioco o di lavoro? In quanti pensano questo? In quanti hanno il coraggio di dire questo? In quanti hanno il coraggio di uscire dal branco e dire come stanno le cose, o sottrarsi ad azioni atte a penalizzare qualcun altro? In quanti? A volte mi chiedo se altrove è come da noi, e se oltre al Parmigiano, la Ferrari e la pizza abbiamo esportato anche la nostra mentalità… qualcuno dei miei amici stranieri mi dice di si… che il Made in Italy è un prodotto sempre più ricercato e taroccato… 

Pensavo potesse essere un’idea interessante proporre in forma sinottica i tre concetti: familismo, nepotismo e mafia. Le sovrapposizioni concettuali fra le tre colonne sono a dir poco intriganti…

Il familismo amorale è un concetto sociologico sviluppato da Edward C. Banfield nel suo libro Moral Basis of a Backward Society (Le basi morali di una società arretrata) del 1958.

Descrive la tendenza tipica della cultura meridionale e mediterranea, secondo la quale gli individui di una comunità appartenente a tale cultura, cercano di massimizzare solamente i vantaggi materiali e immediati del proprio nucleo familiare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo.

Banfield nei suoi studi, eseguiti sul campo, parla di una piccola cittadina dell'Italia meridionale che chiama convenzionalmente “Montegrano" (nella realtà si tratta di Chiaromonte, un piccolo centro della provincia di Potenza), un nome fittizio che richiama però alla difficile realtà del Mezzogiorno d'Italia nel dopoguerra con vistosi tratti di arretratezza sotto il profilo economico e sociale.

Il familismo sarebbe "amorale" perché manca di morale pubblica, nel senso che i princípi di bene e di male rimangono, e vengono applicati, soltanto e unicamente nei rapporti familiari. L'amoralità non è quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all'assenza di ethos comunitario, all'assenza di relazioni sociali morali tra famiglie, tra individui all'esterno della famiglia. Secondo questa prospettiva quindi, ogni tentativo e iniziativa riguardante l’investimento di risorse ed energie in beni collettivi da realizzarsi tramite uno sforzo organizzativo comune e spontaneo, sono fuori dall’orizzonte delle possibilità.

 

Nepotismo significa favorire i propri parenti a causa della loro relazione familiare invece che a causa della loro abilità. Il termine deriva dalla parola latina nepos,significa "nipote", e viene generalmente usato in senso spregiativo.

Ad esempio, se un manager assume o promuove un parente, piuttosto che un estraneo alla famiglia più qualificato, quel manager sarà accusato di nepotismo. Alcuni biologi hanno suggerito che la tendenza al nepotismo è istintiva, una forma di selezione parentale.

Il nepotismo è un pericolo per la democrazia, perché determina una concentrazione di poteri nelle mani di una famiglia, e perché ostacola un accesso universale e meritocratico alle istituzioni e alla pubblica amministrazione, che vengono basate su un rapporto fiduciario anziché impersonale, tipico di uno Stato moderno.

I legami personali possono compromettere l'indipendenza di un'istituzione e la sua credibilità morale. Se avviene ai più alti livelli dello Stato, fra dirigenze dei partiti di maggioranza e opposizione (oppure ministri, presidenze dei rami del Parlamento e della Repubblica), può trasformare una democrazia in una specie di monarchia costituzionale.

Le leggi sul conflitto di interesse talora contengono dei vincoli di incompatibilità anche fra parenti e consanguinei.


Oggi la parola nepotismo ha assunto anche il significato di favoritismo, raccomandazione. Il termine nepotismo può anche significare un favoreggiomento di una persona rispetto alle altre.

 

Mafia (più raramente maffia) è un termine diffuso ormai a livello mondiale con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni criminali. Le analisi moderne del fenomeno della mafia la considerano, prima ancora che una organizzazione criminale, una "organizzazione di potere"; ciò evidenzia come la sua principale garanzia di esistenza non stia tanto nei proventi delle attività illegali, quanto nelle alleanze e collaborazioni con funzionari dello Stato, in particolare politici, nonché del supporto di certi strati della popolazione. Di conseguenza il termine viene spesso usato per indicare un modo di fare o meglio di organizzare attività illecite. Quindi il termine "mafioso" può essere utilizzato nel linguaggio comune per definire, per esempio un sindaco che dia concessioni edilizie solo ai suoi "amici" o un professore universitario che fa vincere borse di studio a persona anche valide ma a lui legate o la nomina da parte di un governo di altissimi dirigenti anche capaci ma "politicamente vicini" alla maggioranza di cui il governo è espressione.

Il termine mafia venne inizialmente utilizzato per indicare una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa nostra.

 
 
Commenti
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michele  - ;)   |08-01-2009 22:04:33
ciao
ERIKA  - MAFIA   |31-01-2009 10:42:22
EGIZIO, AD OGNI MALE VI E' UN RIMEDIO SEMPREKE' LO SI VUOL TROVARE...
IL
RIMEDIO IO L' AVREI CAMBIANDO SISTEMA POLITICO.........CIAO
egizio   |31-01-2009 15:15:44
dipende qual'è il male... Se il male è andato in "metastasi" non vedo
molte prospettive. Quando i mali sono sociali, non intendo riferirmi alla
criminalità organizzata - ci tengo a precisare - qundi si parla di un
atteggiamento mafioso diffuso fra la gente, è comunque un impresa ardua
ribaltare l'andamento della "partita". Non si ha a che fare con una sola
testa, bensì con milioni di teste, peggio ancora con una mentalità...una specie
di dna... Scusami, ma non sono molto ottimista, anche se posso dirti che per
quanto mi riguarda sono disposto a spendere tutto me stesso per cambiare questa
tendenza. ma grazie per il tuo commento
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