Uno Scriba a Melbourne      

Di Gianni Clerici – gli appunti di uno scriba appena arrivato a Melbourne.   

19.01.09. Da McEnroe alla Mauresmo così Melbourne passò alla storia. Nell' arrivare al tennis mi appare, sul banco, una bella torta con venti candeline. Attorno si affollano le graziose bambole dell' organizzazione. Non meno sorridente di loro ringrazio, e ricordo che ho da mezzo secolo superato i vent' anni. «Ci deve essere un equivoco», affermo. Nessun equivoco, mi viene risposto. Pare che da due decenni io onori della mia presenza questo evento, nato nel 1905, ma trasportato vent' anni fa dall' erba di Kooyong al cemento di Melbourne Park. Insieme al vecchio Bud Collins verremo gentilmente costretti a ricordare ad una tv qualche aneddoto e, alla vista del fotografo Bruno Silveri mi soccorre un flash, del 1990. McEnroe sta giocando contro lo svedese Pernfors, le cose gli vanno storte, precipita in una delle sue crisi di nervi. Silveri scatta, col teleobiettivo, Mc si volta, e gli rivolge quel che gli anglosassoni chiamano "four letter word", parola di quattro lettere, insomma un bel " fuck". Tranquillamente, il fotografo italo-australiano impugna allora un grandangolo, e si avvicina per un bel ritratto. Fuori di sé, Mac gli assesta una racchettata che il paparazzo schiva per miracolo. L' arbitro Gerry Armstrong si decide ad ammonire il reprobo. Nuovo "fuck". Il giudice arbitro Ken Farrar non può non intervenire. Espulsione. Tocca al mio amico americano ricordare un altro aneddoto, del 1994. Pete Sampras è in difficoltà con il giovane Courier, più picchia quel suo diritto per solito inprendibile, più gli ritorna la palla. D' improvviso, alla fine di uno scambio perduto, un grido si leva dalla tribuna: "Fallo per Tim, Pete". Sampras si ferma, impietrito. Il suo

allenatore, Tim Gullikson, sta infatti morendo di cancro. Dalle gote di Pete scendono le prime lacrime. Ma giocare si deve. In lacrime per una ventina di minuti, Sampras finirà per rovesciare il match, e vincerlo. Si potrebbe continuare ore ed ore, ricordare il giorno in cui il fiume Yarra straripò nel Centrale, e quella pazzariella russa della Zvereva vi si buttò a nuoto. Oppure la drammatica confessione pubblica di omosessualità di Amelie Mauresmo, spinta da una sciagurata compagna. Ma sembra giusto occuparsi del presente, di un torneo in cui le ragazze italiane sono ben nove, e gli uomini, privati del povero Volandri, sei. Una partecipazione che, escludendo le wild card a invito, supera tre grandi paesi del tennis quali gli indigeni Aussies, (2 uomini e 5 donne) (i padroni di Wimbledon britannici, (1 uomo, Murray, e 3 donne) e addirittura gli americani. (9 uomini e 4 donne). Purtroppo, nessuno dei nostri sembra in grado di trasformare una dignitosa partecipazione in un autentico successo. Ad eccezione, forse, di Flavia Pennetta, prontissima, mi dice, a sfondare la ferrea cortina delle First Ten. Mi garantisce purtroppo la contabile della Wta (Sindacato femminile) Eloise Tyson che, per realizzare un primato mai riuscito a un' italiana, Flavia dovrebbe quantomeno raggiungere i quarti di finale, e cioè superare Venus. Accendiamo ceri. - GIANNI CLERICI MELBOURNE

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gino   |19-01-2009 22:17:37
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