Egizio Trombetta  dopo aver riflettuto a lungo su quanto è accaduto, offre la propria solidarietà a Di Pietro…

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Egizio Trombetta – si dovrebbe fare come nel tennis… se c’è un dubbio si chiama il challenge e si vede tutto alla moviola… senza agitarsi - Nell'interno i video di Piazza Farnese di Borsellino e Di Pietro. Inoltre un'interessante dichiarazione di Franco Zeffirelli in merito a certi concetti sull italianità che non andrebbe esportata all'estero... 

02.02.2009. Ho l’impressione che ci si scaldi troppo ogni volta che si mette in piazza un dubbio. Si scaldano perché Di Pietro, Borsellino e Sonia Alfano accusano… Ma perché? Penso che ci vorrebbe la mentalità che c’è per i tornei importanti del tennis internazionale. S’è c’è un dubbio si chiama il “challenge”, senza grossi patemi. Poi si controlla se l’arbitro ha avuto ragione o torto e in caso di errore si ripete il punto, il tutto con la massima civiltà. Invece si va avanti con la cultura del “non sa chi sono io, ma lei come si permette, andremo a fondo alla cosa, vedremo chi vincerà”. Tanto fumo, tanta intimidazione, soprattutto se si parla di Mafia, una parola capace di seminare il terrore fra gli italiani, anche se la si usa solo come termine di paragone. “Il silenzio è mafioso…” embè? Mica vuol dire infangare il Presidente della Repubblica. Strumentalizzare le

ragazzi, soprattutto se si è faziosi e la faziosità va bandita, sia a destra che a sinistra. Ritengo giusto proporre i video di Sonia Alfano, Salvatore Borsellino e Antonio Di Pietro. Di quest’ultimo sono proposte le immagini attraverso i filmati Rai, ovvero quello che la Rai ha voluto mettere in evidenza della manifestazione di Piazza Farnese. I commenti li lascio a voi, se avrete voglia di vederli. Mi affido invece alle parole di Franco Zeffirelli, che nell’ultimo video, quello dell’intervista a Patricia Millardet, per rendere un’idea chiara su quale sia il pensiero comune sul fatto che certi “panni” andrebbero sotterrati o al limite, lavati in famiglia. Lui si riferiva alla “Piovra”, nota fiction televisiva, secondo cui offriva un’immagine italiana negativa, da non esportare all’estero. Correva l’anno 1995. Già da qualche anno tutto il mondo politico, che fino ad allora si era limitato a mal sopportare il

prodotto “Piovra”, tirò fuori le unghie, stanchi - dicevano di mandare in giro un’immagine sbagliata dell’Italia. La “Piovra 7”, prodotta proprio nel 1995, fu difatti l’ultima grande produzione per questa saga, da li a poco fu soffocata e le successive tre serie furono prodotte con budget ridottissimi.  Vedi caro Carminetto qualche volta mi capita di essere d’accordo anche con quello che di tu.

Vorrei anche proporre l’intervista fatta all’avvocato Dominioni, tanto per Par condicio. Anche in questo caso lascio a voi le considerazioni.

Di Anna Maria Greco – Il Giornale 01.02.09 -Avvocato Dominioni, lei come presidente dei penalisti italiani ha denunciato Di Pietro per aver offeso il capo dello Stato nel suo discorso di piazza Farnese, ma il leader dell’Idv dice che accetta la sfida e vincerà la causa.
«Non lanciamo sfide a nessuno: abbiamo posto una questione di rispetto della legge e di un comportamento che costituisce reato: quello di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica».
Per Di Pietro non erano insulti ma critiche legittime, come quelle fatte in passato ad altri inquilini del Quirinale.
«Ho letto, come tutti, i giornali che riportavano le sue dichiarazioni e dico che non costituivano legittima critica né mera manifestazione di opinioni.

  Quelle frasi sono state dette alla piazza dopo che la polizia aveva rimosso uno striscione con la scritta: “Napolitano dorme”. Questo è stato lo spunto e il contesto, per cui era proprio al capo dello Stato che si riferivano i suoi insulti. La critica sta nei limiti posti dal codice penale, se si assimila il comportamento di Napolitano ad un comportamento mafioso, mi pare proprio che questi limiti siano superati. La cosa è ben diversa dal fare critiche, anche pesanti, al presidente della Repubblica, come è già successo».
L’Idv sostiene che la sua iniziativa è strumentale e definisce lei «avvocato della famiglia Berlusconi».
«Dire che il mio atto è strumentale perché in passato ho difeso uno dei membri della famiglia Berlusconi è la dimostrazione del modo bieco con cui in quel partito si affrontano i problemi della giustizia. La verità è che a un comportamento come quello di Di Pietro si deve reagire con fermezza, per tutelare la legalità».
Perché, secondo lei, il leader dell’Idv ha sferrato questo attacco?
«Il movente è il tentativo di impedire la normale attività delle istituzioni per arrivare a una riforma della giustizia, che lui cerca di impedire».
Perché?
«Perché non condivide la concezione autoritaria della giustizia di Di Pietro ed è, invece, d’ispirazione democratico-liberale. Il tentativo di screditare il presidente della Repubblica e il suo ruolo di garante arriva nel momento in cui la politica, pur faticosamente, sembra scrollarsi di dosso i condizionamenti del passato e avviare un dibattito».
Anche voi penalisti, però, ora protestate perché il governo non procede come vorreste sulla strada della riforma e lamentate troppi ritardi.
«Sì, perché dopo aver avviato il dibattito lo si lascia languire su proposte generiche, mentre è ormai il momento di passare a delle precise ipotesi e discutere di quelle con l’opposizione e con tutte le componenti del mondo della giustizia».

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bob   |02-02-2009 10:34:52
amazing...
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