Super Fede, scaccia le ansie e riscrive la storia...

   

Di Elisa Piva - collabora con il sito specializzato di tennis ubitennis.com di Ubaldo Scanagatta, e con la rivista di tennis 0-15. Inoltre si occupa di sport regionale nel settimanale Più Sport di Ravenna. Laureanda in Scienze informatiche presso l'università di Bologna.

 

28.07.09. Fede la diva, Fede la schietta, Fede la ribelle, Fede la testarda, Fede il fenomeno, Fede la tosta. Sono tanti i volti della Pellegrini, ma quello che ci piace di più, quello più importante, è quello della campionessa. Ne è passato di tempo, da quel giorno d’agosto di 5 anni fa in cui una sedicenne Federica Pellegrini vinceva l’argento olimpico nei 200 stile libero. Quella è sempre stata la sua gara, e sempre lo sarà. Ecco perché quella medaglia, sebbene così precoce, non le bastava. Voleva di più, voleva e poteva prendere l’oro, beffata dalla Potec nascosta in prima corsia. Si è capito subito di che pasta era fatta Federica, che dopo la premiazione sorrideva amaro un po’ insoddisfatta nonostante fosse riuscita a salire così giovane sul podio olimpico. Voleva tutto e subito, i geni sono così, non rispettano i tempi, non si accontentano.

Fede non aveva la maturità necessaria forse per vincere l’oro, e come si può averla a 16 anni alla prima esperienza olimpica. In ogni caso le enormi qualità in quella ragazzina erano sotto gli occhi di tutti, era solo questione di tempo. Intanto Fede cresceva, compiva scelte sbagliate, lontana dalla famiglia per diventare grande il più in fretta possibile, ma questi miglioramenti stentavano ad arrivare. Allora ai mondiali di Montreal ecco un’altra delusione sempre del colore dell’argento. Lei non ci sta, piange, si arrabbia, scappa via, voleva l’oro e si deve accontentare della seconda piazza. Bisogna cambiare, qualcosa non va. Torna a casa, nella sua regione d’origine, sotto la guida del CT della nazionale Alberto Castagnetti, che la segue da vicino, lui che imparerà a conoscerla più di chiunque altro. Lui e il suo presidente Malagò le

danno fiducia e serenità, quello che Federica non riusciva a trovare altrove. Tanti avevano storto il naso dopo la sua reazione all’argento mondiale. Un atteggiamento da prima donna, da ragazzina viziata. Ma lei è così, genuina, spontanea e non fa mistero di essere vanitosa e attratta dai riflettori. Li vuole puntati contro, e quando le luci la illuminano spara fuori tutto quello che pensa, anche se a volte si dimentica la diplomazia. Può apparire superba, è solo sicura di sé.Fede ha sempre saputo il suo valore, ha sempre saputo dove voleva arrivare. Caparbiamente, rimboccandosi le mani e lavorando sodo, ha cominciato la risalita. Ai mondiali di Melbourne nel 2007, si presenta ai blocchi di partenza con un’araba fenice tatuata sul collo. In acqua, nelle semifinali degli amati 200sl lascia tutti di stucco stampando il record del

mondo in semifinale (prontamente riscattato con l’oro nel 200 sl, ancora una volta la sua ancora di salvezza). Poi l’attacco d’asma, l’attacco di panico, la paura di non farcela. Insomma, i 400 sl si trasformano in un incubo. Un incubo scacciato via a Roma, con bracciate poderose che l’hanno portata ad abbattere il muro dei 4 minuti per la prima volta nella storia. Un record e un oro ottenuto nelle acque di casa, davanti ad un pubblico romano indiavolato sugli spalti, che urlava il suo nome e cercava di spingerla verso la vittoria. Non l’ha fermata la febbre, non ci sono stati attacchi di panico, non c’è stata la beffa della Adliton in una corsia laterale. C’era solo Fede, una spaventosa Pellegrini che portava a termine un’impresa leggendaria. Dominando le avversarie e le emozioni. Non più una ragazzina impetuosa, ma

una donna che ha imparato a gestire e razionalizzare le energie mentali in gara. Una donna anche un po’ presuntuosa e consapevole, che non si spaventa nel puntare al massimo, ma che quando il gioco si fa duro comincia a giocare e non si tira indietro. La Pellegrini ha zittito tutti i suoi detrattori, e davanti ad un gigante così bisogna solo togliersi il cappello, applaudire e dire grazie, per aver portato una volta di più l’Italia sul tetto del mondo. Ora non ci sono più lacrime sul viso di quella ragazzina con le unghie pitturate di nero. Ora c’è solo un enorme sorriso, quello di chi sa di aver compiuto un’impresa pazzesca e sa di aver scritto una pagina del nuoto mondiale.

 

Commenti
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et   |28-07-2009 13:01:11
:)
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