Gli auguri di Maria 

Di Maria Latella – Fra tante parole che ho sentito durante questo periodo natalizio vorrei soffermarmi su quelle di Maria Latella, nota giornalista, direttore del periodico “A Anna”, autentica fuoriclasse dell’intervista. Mi unisco alle sue parole ribadendo che per non affidarsi completamente alla paura occorrerebbe esser disposti a rischiare e soprattutto bisognerebbe saper amare. La paura sbatte in faccia la porta all’amore e all’essenza della vita stessa.

 

 24.12.2009. Dicono: in tempi di crisi si è più solidali. Non è un luogo comune, insistono, la solidarietà si rafforza davvero nelle difficoltà. Guardate cosa succede tra i terremotati d’Abruzzo, fanno notare. Sarà. In tempi di crisi si cristallizzano anche le paure, la diffidenza. Dunque, i più generosi daranno una mano, i più insicuri, i più meschini lavoreranno invece in difesa, nel timore che qualcuno possa portare via quel poco o tanto rimasto. Non ripeterò concetti che vi sono stranoti, ma, in questo Natale 2009, ho come l’impressione che la scelta tra generosità e paura, tra solidarietà e rifiuto cominci a pendere più da quest’ultima parte. Dalla parte del rifiuto, se non, addirittura, dell’aggressione. Non so dirvi perché le cose stiano andando così. A Milano il cardinale Tettamanzi ricorda la natura generosa di una città che è sempre stata tra le più aperte d’Italia, la città che negli anni 60 accolse

meglio gli immigrati dal Sud, e subito la Lega si infastidisce, mal sopporta, teme che l’arcivescovo si preoccupi solo delle condizioni di vita dei Rom. A vederla da fuori, la nostra appare una società sempre più chiusa negli egoismi di ciascuno, ma non si capisce quali vantaggi porti il diffondersi di uno stato d’animo così velenoso. Gli storici sono in grado di snocciolare un sacco di precedenti, e non bisogna andare a cercare lontano, basta leggere di quel che è accaduto, secolo dopo secolo, a certe città marinare, Genova per dirne una. Le società che, magari dopo una sconfitta militare, sono rimaste a leccarsi le ferite, chiuse nel rancore, non si sono più risollevate. La riscossa parte dall’aiuto reciproco, com’è accaduto verso la fine del ventennio e della Seconda guerra mondiale, quando la gente nascondeva in casa i vicini ebrei. Il declino comincia quando la porta di casa, invece, si chiude. Non s’è mai visto un rilancio dell’economia che passi per l’isolamento e la cupezza delle soluzioni individuali. Perciò, siccome è Natale e perfino il dickensiano signor Scrooge si ravvede della sua inutile avarizia, speriamo che il personaggio di Charles Dickens, ora al cinema con A Christmas Carol, non passi del tutto inosservato. E che i nostri bambini, gonfi di giochi, capricci e solitudine, apprezzino il racconto. Colgano il “buon esempio” si sarebbe detto qualche anno fa, quando non ci si vergognava dell’espressione e non si dovevano sempre e soltanto esibire “le palle”.

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et   |24-12-2009 13:09:19
;)
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