Intervista a Beppe Severgnini 

                   

Di Egizio Trombetta - Presentare Beppe Severgnini in poche righe è compito oltre che ingrato assai imbarazzante: è uno dei giornalisti-scrittori più amati del nostro paese. Il successo Severgnini se l’è

 

 16.02.2010. conquistato sul campo soprattutto per la sua grande capacità di trattare i temi più disparati, dalla politica internazionale all’Inter che, come è noto, gli sta a cuore. Conta all’attivo diciassette libri e una rubrica-forum, Italians, che nel dicembre del 2008 ha compiuto il suo decimo anniversario. Nel 2001 ha ricevuto dalla Regina d’Inghilterra il titolo di “Ufficiale dell’Impero Britannico”. Colpisce di lui la sua capacità di non prendersi mai sul serio, il suo umorismo irresistibile e soprattutto la sua disarmante schiettezza. Su di me ha fatto colpo la sua lealtà che ha dimostrato prima, durante e dopo l’intervista che andrete a leggere. Il calcio è senza dubbio il suo grande amore sportivo anche se in pochi sanno che Beppe Severgnini ha una vecchia passione per il tennis. Severgnini l’intervista che le sto facendo sarà pubblicata su Ubitennis, il portale di Ubaldo Scanagatta che è visitato anche da tanti addetti ai lavori e aspiranti tali. Ho saputo che tiene corsi di giornalismo, quale regola consiglierebbe di seguire per condurre una buona intervista?

“Sto tenendo un corso presso la scuola di giornalismo “Walter Tobagi” Università Statale/IFG di Milano. Durante la lezione sull’intervista ho consigliato ai ragazzi:  bisogna prepararsi bene, ma non troppo. Bisogna dunque lasciare spazio alla sorpresa e, soprattutto, ascoltare le risposte dell’intervistato. E’ importante ascoltare la risposta, perché nella risposta ci può essere lo spunto per   la domanda successiva. Credo che l’intervistatore debba mostrare  rispetto, intelligenza, sensibilità e personalità. Niente atteggiamento aggressivo – è controproducente -  ma neppure soggezione.”

 Che strategia userebbe se durante un’intervista si accorgesse che le stanno dicendo palesemente una bugia? Gli lascia una via di fuga o infierisce?

“Dipende, l’intervista non è il giudizio universale e io non sono San Pietro. Se l’intervistato vuol dire una

bugia, la bugia si ascolterà o si leggerà. Qualcuno, prima o poi, se ne accorgerà. Certo, si può incalzare l’intervistato, talvolta. Ma non è obbligatorio.”

 Severgnini, ultimamente quale intervistato l’ha messa più in imbarazzo?

“Non si tratta di imbarazzo. Ma uno che risponde spesso alle domande con altre domande è il ministro Brunetta, che voleva sapere il mio reddito e, in generale, era vivace. Ma mi sono divertito, è stata una buona intervista. Credo che lui la pensi allo stesso modo.”

 Invece nel ruolo di intervistato l’ho vista in difficoltà nell’intervista “barbarica” rilasciata a Daria Bignardi. Ricorda? Quando le ha chiesto di fare nome e cognome di personaggio famoso socialmente pericoloso

 “Daria è un’amica da trent’anni. E farsi intervistare – o intervistare  - gli amici è la cosa più difficile. Comunque, tornando a quella domanda: a volte   bisogna pensare, prima di rispondere. Ma la televisione teme le pause. Vengono interpretate come un’incertezza, e invece spesso non è così.”

 Nel mio ambiente di lavoro si usano frequentemente termini come “contingency”  o “workaround” anziché termini italiani. Ma perché avviene questo?

“Per una serie di motivi. Alcuni termini inglesi sono più efficaci. Marketing non ha una traduzione in italiano, tanto per fare un esempio. Killer è più veloce di “assassino” e va bene per i titolo.  Ma scatta spesso un complesso di inferiorità linguistico: sembra che il temine inglese dia un valore aggiunto. E questa è una sciocchezza. Talvolta invece è una questione di pigrizia: pochi vogliono fare lo sforzo mentale   trovare l’equivalente italiano delle parole inglesi.”

 Lei è spesso critico nei confronti degli italiani. So che di recente è andato al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, Io loro e Lara, dove di si fa riferimento all’attitudine di noi italiani ad ascoltare poco il prossimo. E’ un fenomeno prettamente italiano?

“Tutto l’Occidente oggi più egocentrico, preoccupato e frettoloso, abituato a comunicare attraverso cellulare, sms, email, social network. La gente è ossessionata dall’autogratificazione. Ascoltare è diventato un’attività secondaria: in Francia come in Germania,  in America come in Gran Bretagna o in Italia. Diciamo che noi ci mettiamo un po’ di colore in più”

 Poco fa lei ha nominato il Ministro Brunetta, ma ora vorrei farle una domanda sul premier: secondo lei dovrebbe essere giudicato per il suo operato o per come conduce la sua vita privata?

“Deve essere giudicato per il suo operato, prima di tutto; ma anche la vita privata è un elemento di giudizio. Questo vale in tutte le democrazie occidentali. Non si può predicare bene e razzolare male. Un leader politico non può presentarsi come un campione dei valori cristiani della famiglia al pomeriggio e, la sera, circondarsi di ragazze a gettone. Anche la coerenza e l’affidabilità  sono elementi importanti, per un elettore consapevole”

 Quali sono secondo lei le maggiori cause che inquinano la nostra libertà di informazione?

“La proprietà dei mezzi di informazione, per cominciare. Che un capo di  governo possieda televisioni, giornali e concessionarie di pubblicità è una cosa che non sta in cielo in terra. Anzi in terra ci sta, dal momento che in Italia accade. Ma non è solo questo. Anche  i grandi gruppi industriali e le banche sono troppo presenti nei media. Crede che al Corriere della Sera non sappiamo che i nostri proprietari hanno desideri e interessi?  Ecco perché è così importante la spina dorsale di un direttore, della redazione e dei commentatori. I giornalisti possono essere dipendenti dell’editore, ma sono anche qualcosa di più. I media sono uno dei i pesi e contrappesi di una democrazia. Non sempre e non tutti siamo indipendenti come vorremmo, ma dobbiamo almeno provarci. E molti non ci provano neanche. Il problema in Italia è più l’autocensura della censura. Quando i direttori dei Tg Rai e Mediaset dicono “i politici non ci chiamano” dicono la verità. Non è necessario chiamarli: sanno già cosa devono fare - e soprattutto cosa NON devono fare - per vivere tranquilli. Sanno quale notizia minimizzare, quale evitare e quale enfatizzare.  Molti di loro si considerano protagonisti della lotta politica. Non è che altrove vada molto meglio.  Conosco giornalisti sportivi, economici e di moda che si censurano allo stesso modo: se scrivessero le cose che conoscono cascherebbe il mondo, e avrebbero un sacco di problemi. L’accesso in quell’ambiente  gli verrebbe precluso. Così dicono: ma chi ce lo fa fare?”

 E allora l’Anno Zero di Santoro come fa a rimanere a galla?

“Santoro si colloca in un sistema in cui la politica ha spazi riservati; e lui occupa uno degli spazi riservati alla sinistra. Santoro è bravo, ma ha un modo tribunizio di impostare le trasmissioni, molto distante dall’idea che ho io del giornalismo (forse sono rimasto troppo tempo all’estero). Lo chiamo “giornalismo a tesi”: hai una tesi e fai di tutto per dimostrarlo, usando solo gli elementi che ti servono e ignorando gli altri. Un po’ come Michael Moore nei suoi documentari: ma lui non è un giornalista. I toni e i meccanismi di “Anno Zero” aiutano il centrodestra e Berlusconi: l’elettorato moderato – quello che spostandosi decide le elezioni  - si irrita e si allontana.

 Severgnini, parliamo di tennis. L’unica intervista che lei ha rilasciato sul tennis l’ho letta in un suo libro “Manuale del perfetto sportivo”, ma non mi è sembrato che prendesse il tennis molto sul serio, i suoi ricordi sono basati prevalentemente su un certo Signor Righini e su due ragazze di nome Monica e Paola

“Ma per me quelle erano cose serie. L’importate per un ragazzino di quindici anni che gioca a tennis è conoscere le compagne di doppio misto, questo ovviamente ai miei tempi e ai miei livelli. Io non ero un campione, sciavo meglio di quanto giocassi a tennis. Me la cavavo a livello cittadino. Per noi le rivalità interne in un tennis club avevano la loro importanza. Il signor Righini era un famoso pallettaro, di quelli che non mollavano mai; e le gonnelline di Monica e Paola per un adolescente erano estremamente interessanti, le assicuro”

 Ho qualche notizia sul suo dritto, che amava accompagnare un piccolo urlo, ma non so nulla del suo rovescio

“Giocavo prevalentemente un rovescio tagliato dal momento che in top spin non mi riusciva molto bene. Recentemente ho migliorato il rovescio ma in compenso ho perso il dritto. I problemi sono iniziati da quando hanno cercato di modificare la mia tecnica di impatto completamente diversa da quella che si insegnava un tempo. Quando ho iniziato a giocare a tennis si insegnava a giocare il dritto con il piatto corde orientato verso l’alto (presa Continental N.d.r.)”

 C’è un giocatore di tennis a cui si è ispirato?

“La mia generazione aveva due idoli sportivi svedesi per chi, come me, giocava a tennis e sciava. Lo sciatore era Ingemar Stenmark, il tennista naturalmente Bjorn Borg. Ecco, forse è stato lui il tennista che mi ha colpito di più. Quindi non  Mc Enroe, non Connors, ma Borg”

 Lei sostiene che si può imparare molto dallo sport. Ma le capita di paragonare alcune circostanze della vita ad episodi legati al mondo dello sport?

“Tutto quello che ho scritto che riguarda il calcio l’ho interpretato in chiave metaforica. Una partita di calcio, ad esempio, è in qualche modo una allegoria della vita. La partita Inter-Siena di gennaio 2010, con quel 4 a 3 all’ultimo minuto, è  ricca di simbolismi. Per un interista, ma anche per un tifoso del Siena. Nei miei libri sull’Inter ci sono più citazioni classiche che in un manuale del liceo”

 A proposito di Inter mi sembra che abbia avuto qualche difficoltà ad ottenere un’intervista da Mourinho

“Con  Mourinho ci siamo visti e per due ore mi ha spiegato il motivo per cui non doveva concedermi un’intervista. L’uomo è un timido intelligente permaloso, con punte di aggressività. Interessante.”

 Abbiamo ancora due minuti a disposizione, me la concede una Zona Severgnini: una serie rapida di domande a botta e risposta?

“Certamente”

 Cosa le piace meno di Beppe Severgnini

“L’impazienza e la vanità, comune a molti di noi. Ma il fatto che sia un vizio diffuso nella mia categoria non cambia le cose: resta un vizio”

 Per far carriera nel giornalismo conta più essere “parente di e amico di” o il talento?

“Per far carriera nel giornalismo occorrono tre T e una C. Talento, Tenacia, Tempismo e la C è una cosa rotonda che sta dentro i pantaloni. Per  avere un posto o un contratto  una raccomandazione può aiutare; ma se uno vale poco avrà una carriera mediocre. Il nostro mestiere ci porta a essere giudicati tutti giorni, e non ha pietà.

 Mancini o Mourinho?

“Sono entrambi timidi aggressivi, talentuosi egocentrici: secondo me si assomigliano”

 L’allenatore dell’Inter che le è piaciuto di meno?

“Un tifoso  difficilmente ha senso critico. Ricordo con affetto anche Alberto Zaccheroni e Hector Cuper, nonostante le sconfitte. Uno che all’Inter fu un disastro? Be’, Lippi.”

 Ma non ha mai pensato almeno per un attimo che nella vicenda Calciopoli l’Inter sia stata probabilmente avvantaggiata dal fatto che Tronchetti Provera era il presidente Telecom?

“Certo, chi ho pensato. Dico solo questo. Può essere che i mezzi fossero discutibili (non lo so, ma posso escluderlo); ma di sicuro quello che si è scoperto –  Calciopoli, condannato dalla giustizia sportiva e poi da quella ordinaria  – è molto peggio. Confondere questi due livelli è sleale”

 Ultima domanda. Presidente della Repubblica: meglio Fini o meglio Berlusconi?

“Tra i due meglio  Fini. Ma credo che al Quirinale non arriverà l’uno l’altro”

 

Dedico questa intervista alla mia cara amica Gabriella.

Commenti
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et   |16-02-2010 14:00:19
;-)
Anonimo   |16-02-2010 14:17:53
Ho letto l'intervista ma ho trovato Beppe Severgnini eccessivamente
"moderato" nelle risposte. E' questo che non mi piace.
Non sono affatto
d'accordo quando sostiene che Santoro aiuta in qualche modo il centrodestra
"infastidendo" l'elettorato. Semmai è l'unico che non lo fa e il suo
modo di presentare tribunizio permette al pubblico di capire fatti presentati
dai tg come siparietti da avanspettacolo.
In ultimo, se fosse vero quello che
Severgnini sostiene in merito alla carriera gionalistica non saremmo invasi dai
vari Fede, Setta e altri markettari prezzolati.
egizio   |16-02-2010 14:45:16
Caro amico/a
come prima cosa grazie per la tua attenzione. Bisogna che prima o
poi ti riveli... altrimenti continuerò ad avere la sensazione della sindrome di
Anne Frank, che consiste nell'avere l'impressione di rispondere al proprio
diario. Penso che non è perchè uno critichi Anno Zero sia necessariamente
moderato. La sua opinione è condivisa da tanti, anche quelli di sinistra e non
mi pare che parli con l'accento di uomo di destra... anzi. Spara degli autentici
siluri a Berlusconi, al mondo dell'informazione, alla società in genere. Se
leggi con attenzione spara persino un mezzo siluro alla sua amata Inter (in
riferimento a calciopoli). Ad averne altri di "moderati" come lui. Ciao.
Anonimo   |16-02-2010 19:16:05
Non ho detto che ha parlato da uomo di destra ma quello che ha detto su Santoro
non lo condivido. La sua trasmissione è una delle poche che permette al pubblico
di avere un quadro chiaro dei fatti che succedono e questa credo sia una realtà
inconfutabile.
Per quanto riguarda "l'essere moderato" mi riferivo
soprattutto al discorso della carriera giornalistica. Quello che ha detto non è
corretto. Nel nostro paese vige il detto "chi striscia non inciampa" e i
servi sono quelli che fanno carriera anche se sono mediocri, soprattutto nel
mondo del giornalismo. Ne abbiamo a valanghe di esempi.
Sono una donna ma non
posso dirti chi sono. Non lo faccio per darmi arie o per circondarmi di un alone
di mistero anche perchè sarei un'idiota. Ho le mie ragioni. Spero perdonerai
questa piccolezza.
egizio   |16-02-2010 19:25:15
ok, non ti preoccupare, ti risponderò domani, ora non ce la faccio. ciao
egizio  - risposta   |17-02-2010 13:28:55
Allora, la risposta di Severgnini sull'informazione te la ripropongo sotto il
mio commento. Non mi sembra che sia d'accordo con con il grigiore generale.
Comunque non vorrei sembrare uno che sta difendendo ad oltranza il proprio
intervistato, non sono un ruffiano. Lui è chiaramente diverso da me. Lui nasce
dalla borghesia, è una persona molto molto più colta di me. Io provengo dalla
borgata. Ma Severgnini mi piace: mi sembra equilibrato nelle risposte e credimi
è anche una persona molto leale.

?La proprietà dei mezzi di informazione, per
cominciare. Che un capo di governo possieda televisioni, giornali e
concessionarie di pubblicità è una cosa che non sta né in cielo né in terra.
Anzi in terra ci sta, dal momento che in Italia accade. Ma non è solo questo.
Anche i grandi gruppi industriali e le banche sono troppo presenti nei media.
Crede che al Corriere della Sera non sappiamo che i nostri proprietari hanno
desideri e interessi? Ecco perché è così importante la spina dorsale di un
direttore, della redazione e dei commentatori. I giornalisti possono essere
dipendenti dell?editore, ma sono anche qualcosa di più. I media sono uno dei i
pesi e contrappesi di una democrazia. Non sempre e non tutti siamo indipendenti
come vorremmo, ma dobbiamo almeno provarci. E molti non ci provano neanche. Il
problema in Italia è più l?autocensura della censura. Quando i direttori dei Tg
Rai e Mediaset dicono ?i politici non ci chiamano? dicono la verità. Non è
necessario chiamarli: sanno già cosa devono fare - e soprattutto cosa NON devono
fare - per vivere tranquilli. Sanno quale notizia minimizzare, quale evitare e
quale enfatizzare. Molti di loro si considerano protagonisti della lotta
politica. Non è che altrove vada molto meglio. Conosco giornalisti sportivi,
economici e di moda che si censurano allo stesso modo: se scrivessero le cose
che conoscono cascherebbe il mondo, e avrebbero un sacco di problemi. L?accesso
in quell?ambiente gli verrebbe precluso. Così dicono: ma chi ce lo fa fare??
egizio  - botta e risposta con Severgnin   |18-02-2010 11:31:44
Comunque non sei l'unica che dice su di lui queste cose. Leggiti questo botta e
risposta sul suo
blog:

****://***.corriere.it/italians/10_febbraio_17/Il-familismo-e-il-blog-c
erchiobottista_b497de08-1b17-11df-af4a-00144f02aabe.shtml

ciao
Anonimo   |19-02-2010 11:44:09
Ho letto il "botta e risposta" che mi hai segnalato. Effettivamente
quello che ha scritto l'utente rispecchia esattamente il mio pensiero.
La
risposta, però, non mi ha soddisfatto. La stanchezza non è una giustificazione,
il nostro paese è in queste condizioni soprattutto a causa di un'informazione da
terzo mondo che edulcora la realtà facendola digerire, con clamorose bugie, a
quella parte di utenza (buona parte...) che nell'ignoranza non dispone di altri
mezzi per conoscere la verità.
Non abbiamo bisogno di rassegnati e di indignati
ma di soldati.
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