Intervista a Claudio Strinati

 

Di Egizio Trombetta -  A microfoni spenti il professor Strinati mi ha fatto sapere che la capienza dei locali che ospitano gli incontri in programma ogni giovedì al Palaexpo è stata sensibilmente maggiorata. L’ampliamento si è reso possibile grazie all’istallazione di alcuni maxi schermi nei locali adiacenti la sala cinema.

 

10.03.2010. Un’introduzione da parte mia sul professor Strinati - l'ideatore della mostra delle scuderie - potrebbe suonare non adeguata, ingenerosa e riduttiva. Lascio a voi la libertà di farvi un’opinione sul professore, guardate la versione video dell’intervista.  Professor Strinati, siamo a ridosso della quarta settimana di mostra, come sta andando? “Abbastanza bene, ha un flusso di visitatori molto grande e d’altra parte è comprensibile, il nome del Caravaggio è talmente famoso che è chiaro che in molti desiderano vedere questa mostra”

In conferenza stampa, nel giorno della presentazione, ci ha deliziato con quel suo colloquio virtuale col maestro. Ha avuto altri contati di questo tipo con Caravaggio nel corso della sua carriera? “In effetti succede questo. Quando un esperto d’arte frequenta per molto tempo un autore, frequenta nel senso che ne
 
 
studia sia le opere che la sua vita, hai come la sensazione che di conoscerlo profondamente. Naturalmente è solo una sensazione, però, dato che Caravaggio ha una personalità evidentemente molto spiccata mi succede di domandarmi: che cosa direbbe lui se sentisse un certo giudizio sul suo conto? Oppure, dovendo preparare una mostra, come l’avrebbe fatta lui? Non posso pretendere di sapere la verità, certo, perché io, il Caravaggio. non l’ho conosciuto. Forse lo conoscerò nell’altra vita. Però, è vero, a volte mi pare di avere una sintonia, mi pare di capire meglio quello che lui ha voluto fare, quello che lui ha forse pensato, magari mi sbaglio, ma d’altra parte anche nella vita reale succede: conosciamo una persona, crediamo che abbia certi pensieri, certe idee, e invece non è del tutto vero. E’ importante essere cauti, quello si”L’attribuzione di un quadro di Caravaggio, come lei afferma, può provocare

 

qualche problema relazionale fra critici. E’ un genere di vicenda che può generare passione. La polemica fra Sergio Benedetti e Antonio Paolucci, a riguardo sull’attribuzione della Cattura di Cristo nell’orto, non è di certo passata inosservata.

“Il mio pensiero è questo: il professor Paolucci ha detto una cosa vera. La cosa vera è questa: noi abbiamo fatto una mostra del Caravaggio alle Scuderie con tutte opere certe del maestro. Paolucci ha detto, e ha scritto, che tra queste opere certe ce ne una particolarmente difficile: La Cattura di Cristo nell’orto. Paolucci dice la verità perche a differenza di tante altre opere, questa qui, la Cattura di Cristo è una scoperta molto recente. Come sempre succede quando viene scoperta un’opera d’arte, è normale che ci sia un periodo di tempo in cui questa opera d’arte venga collaudata, anche se questo termine non è proprio esatto. Deve essere sottoposta all’analisi di tutti gli esperti che devono verificare che non ci sia qualche elemento dubbio. La Cattura è un quadro bellissimo, è un quadro importantissimo, doveva certamente essere incluso nella mostra. Paolucci, che è uomo di grande saggezza, ha detto ai visitatori che tra tutte le opere esposte, questa e un po’ diversa dalle altre, ha un po’ meno storia alle spalle. E’ un’opera che abbiamo conosciuto da pochi anni, l’abbiamo studiata con grande passione, riteniamo che sia autentica, quindi siamo in perfetta buona fede e tuttavia, proprio la buona fede ci deve far dire che c’è qualche aspetto problematico nello studio di quest’opera. Ora è chiaro che l’altro collega, Sergio Benedetti, colui che ha scoperto questo dipinto, è ovvio che deve difenderne la certezza di questa attribuzione fino in fondo. Dobbiamo dire: questa è un’opera attribuita con profonda responsabilità e profonda attendibilità al Caravaggio, ma è anche vero che ha ancora bisogno di studi. Io ho consultato anche altri esperti e mi hanno detto, si, il professor Paolucci ha ragione nell’indicare una componente problematica. Questa componente c’è e va approfondita”

Quanto tempo occorrerà per “collaudare” un’opera come questa? “Secondo me ancora due o tre anni”

Professore, ma come si organizza una mostra così importante?

“Sa, c’è un’unica regola: bisogna avere le idee chiare sull’obiettivo che si vuole raggiungere. Nel caso del Caravaggio l’obiettivo era semplicissimo perché si voleva fare una mostra che celebrasse questo maestro nel quarto centenario della sua morte. Quindi una vera ricorrenza, l’obiettivo era dunque: la celebrazione. L’anniversario è una data casuale, poteva essere l’anno prossimo come poteva essere fra due anni, ma una volta stabilito che quello che si voleva fare era quello di celebrare una figura già abbondantemente celebrata. Per questo aspetto c’era qualche difficoltà dal momento che quotidianamente Caravaggio viene già celebrato da tutti gli appassionati dell’arte. Il nostro pensiero in questo caso è stata la massima semplicità, cioè, raccogliere un numero di opere tutte certe, tutte importanti e tutte belle. E’ stata un’operazione semplicissima, i quadri del Caravaggio sono tutti belli… C’è stata quindi la volontà di esporre queste opere nel modo più semplice possibile, in modo diretto, senza niente altro. C’è qualche tabellone che offre le informazioni minime, che deve avere un visitatore, ma nulla di più. Lei mi chiede come si organizza una grande mostra: si organizza avendo una grande idea in mente. Se quell’idea è veramente grande, che vuol dire un’idea valida anche dal punto di vista storico. Deve essere interessante per il pubblico e che tratti l’arte per quello che deve essere, deve essere una cosa bella, desiderabile. Deve essere rivolta a chiunque, sia alle persone che amano già l’arte sia alle persone che la amano di meno; la mostra, per quest’ultimi deve essere un’occasione per amarla di più. Tutti gli essere umani hanno un interesse all’arte, chi più, chi meno. L’arte da un lato non è indispensabile nella vita, ma ci accompagna per lunghi tratti. Accompagna in realtà sia i popoli semplici che i popoli più evoluti. E’ chiaro che c’è poi l’espero che ha delle cognizione tecniche che gli consentono di approfondire meglio il significato di un’opera. Però una grande mostra si caratterizza dalla sua capacità di interessare il più vasto numero di persone possibile. Non è necessario conoscere la tecnica o la storia dell’arte per  andare a visitare volentieri una mostra. Poi certo, come nella vita, più ne sai e più apprezzi, questo si. Ma anche se sai poco, puoi apprezzare lo stesso.

Per il quadro del Louvre non c’è stato nulla da fare, ci racconta come è andata? “Non posso giudicare tutti i francesi, naturalmente. Si è opposto il presidente del Louvre e i funzionari che lo assistono. Loro hanno obiettato che il quadro è troppo fragile. Si tratta di un quadro molto grande fra l’altro, che ha subito in un passato lontano degli interventi che lo hanno reso ancora più fragile. Ci hanno detto che non potevano permettere che venisse spostato. E’ ovvio che tra colleghi dobbiamo rispettarci a vicenda. Abbiamo insistito, debbo dire la verità, perché avevamo proposto al direttore del Louvre di affrontare insieme del problema della conservazione di questo quadro, anche per il bene dell’opera stessa. Da Louvre ci è arrivata l’indicazione che loro avevano già fatto tutti gli accertamenti e che non c’era bisogno di fare di più di quello che non era già stato fatto in passato e che quello che già si sapeva impediva, di fatto, il prestito”

Lei sostiene che Caravaggio non è solo il contrasto tra luce ed ombra…lui traspone la vita all’ arte. Porta inoltre l’osservatore in direzioni senza che questi se ne renda minimante conto. Ci può fare qualche esempio?

“Guardi, la questione in realtà è semplice. L’idea tradizionale che si ha del Caravaggio è che sia un pittore che ha come caratteristica principale il contrasto di una luce molto forte, che colpisce alcune figure, e l’ombra, un buio altrettanto forte che quasi cancella delle zone intere del quadro. Quando diciamo quel quadro è caravaggesco vogliamo solitamente indicare quasi sempre questa caratteristica. Questo è certamente vero, però la cosa interessante da notare è che non si può ridurre solo a questa caratteristica l’arte di Caravaggio. Il Caravaggio è molto più intelligente, è molto più ricco di idee dei suoi stessi critici, dico io. La luce e l’ombra è uno degli strumenti che lui usa per arrivare allo spettatore, ma il suo scopo non è quello di rappresentare il contrasto della luce e dell’ombra. Il suo obiettivo vero e quello di creare tra lo spettatore del quadro e il quadro stesso un rapporto molto intenso, molto forte, molto vicino come se il quadro fosse una calamita che lo attira. Ora, per attirare, ci sono tanti modi, ce ne è però uno fondamentalmente che è quello che far capire a chi guarda che il quadro del Caravaggio è di fatto rivolto proprio a te. Si entra in una dialettica, in un rapporto molto più forte di quello che normalmente succede coi quadri. Mi spiego meglio, i quadri antichi, dell’epoca del Caravaggio o anche prima, o anche dopo, posso essere belli, brutti o interessanti. Ci sono anche grandissimi artisti che hanno fatto grandissime opere, Caravaggio non era mica il solo. Però evidentemente lui ha una marcia in più che lo ha reso molto amato da tutti. Lui è diretto, senti nel suo lavoro una spontaneità fortissima che va nella direzione dello spettatore. E’ come uno che ti viene incontro. Lui usa molti strumenti. Ci sono ad esempio diversi quadri dove questo contrasto della luce e dell’ombra non c’è, però sono belli lo stesso perché c’è la sua essenza. La sua essenza è una passione divorante, è un qualcosa che tutti capiscono. Logicamente, chi è molto esperto, capisce una quantità maggiore di cose. Caravaggio aveva una testa geniale. Lui in realtà mette nei quadri delle cose che poche persone possono capire. Però l’essenziale la possono cogliere tutti. L’essenziale è questa energia potentissima che attira verso l’opera, questa è la vera caratteristica. Il concetto dell’entrare e dell’uscire si spiega in questo modo: è come se lui avesse lasciato in questi quadri un movimento mentale che coinvolge. Tutti noi sappiamo che in realtà la cosa più interessante nella vita è essere coinvolti, nell’amicizia, nell’amore, nel lavoro, nel quotidiano. L’uomo si sente soddisfatto nella vita quando si sente coinvolto, quando si sente utile, per se e per gli altri. E poi ancora, si sente contento quando entra in dialogo e soprattutto quando esiste! Caravaggio da molto l’idea dell’esistenza”

Lei ama la musica. In questo periodo molti artisti che operano nel campo della musica sono in fermento per celebrare degnamente il quadricentenario. In questi giorni si ha notizia di un’iniziativa della compagnia Balletto Teatro di Torino e altri progetti ci saranno nel corso dei prossimi mesi. Ho avuto ad esempio notizia di un progetto che sarà realizzato prima dell’estate da compositore italiano trasferitosi in Svezia (Francesco Acquista). Ma lei,  professor Strinati, che tipo di musica assocerebbe ai quadri d Caravaggio? “Nessuna, proprio perché mi piace la musica. Siccome amo molto sia musica che la pittura, non amo molto le associazioni. Però posso risponderle in un altro modo. Caravaggio ha rappresentato spesso degli spartiti musicali nei suoi quadri. I studiosi hanno decifrato questi quadri. Noi dunque possiamo fare dei collegamenti. C’è per esempio un quadro famosissimo di Caravaggio, Il suonatore di liuto, che sta ora in mostra, dove il suonatore è rappresentato che sta cantando e davanti a lui c’ha sul tavolo davanti a lui uno spartito di una composizione di un’epoca antecedente a quella del Caravaggio. Ecco, noi potremmo associare queste musiche però c’è un punto da dire: per associare bisognerebbe mettersi nella stessa mente dell’epoca. Se noi ascoltassimo le musiche dell’epoca mediamente ci risulterebbero eccessivamente intellettuali e tutto sommato noiose. Debbo dire non piacciono molto nemmeno a me che mi piace molto la musica. Sono musiche molto lontane dalla nostra sensibilità. Poi c’è stato un compositore, quasi suo coetaneo, che molti studiosi hanno avvicinano al Caravaggio, Gesualdo Da Venosa. Questo compositore è passato alla storia per delle caratteristiche simili a quelle di Caravaggio: ha ucciso sua moglie, ne ha combinate di tutti i colori. Era un nobile, ma anche molto turbolento. Le sue composizioni sono spesso molto complesse, drammatiche, quindi accostarlo al Caravaggio si può. E’ legittimo. Però, accostare una musica al Caravaggio, pur essendo ripieno di cultura musicale, a me non mi andrebbe tanto, mi disturberebbe, vedrei in modo più distratto il quadro e sarei infastidito da quella musica che è un po’ lagnosa”

Parliamo per un attimo di un “collega” di Caravaggio. Lei spesso lo paragona al Botticelli per il fatto che ambedue misero nel proprio lavoro una imprescindibile componente autobiografica. Stessa cosa fece anche un’altro Michelangelo, il Buonarroti, anche se in una misura meno marcata. Quest’ultimo, nel capolavoro della Sistina, sembra introdurre sapientemente una serie di messaggi universali, di apertura all’ebraismo e fortemente critici nei confronti della Chiesa di allora. Lei crede in questa tesi caldeggiata dai due studiosi ebrei, Roy Doliner e il Rabbino Benjamin Blech?

“Io penso che sia vero fondamentalmente. Intanto che il Buonarroti era critico nei confronti della Chiesa del suo tempo è una cosa arcinota. Ha avuto una lunghissima amicizia con Vittoria Colonna che a sua volta rappresentava tutto un mondo critico nei confronti della Chiesa di allora. Però allo stesso tempo è stato il più grande servitore del papato. Quindi, come succede spesso nel nostro paese, nelle grandi personalità si può individuare da un lato un ossequio sostanziale al potere, dall’altro c’è il convincimento di poter esprimere i propri pensieri, e pure meglio, quando si sta dentro la struttura di potere. Buonarroti ha fatto diventare matti i papi per le pitture che faceva. Le sue opere erano di certo inquietanti, però comunque, le ha fatte per i papi. E’ il tipico intellettuale italiano che vive in tempi difficili, che da un lato sopporta le disgrazie del proprio tempo e dall’altro però coglie tutte le occasioni di essere così apprezzato per far sentire così la propria voce, e in modo molto forte. Il potere costituito lo capisce benissimo e lo lascia fare entro certi limiti. Che Michelangelo fosse un critico organico al potere costituito e della curia papale penso di si. Il fatto che lui valorizzasse moltissimo il patrimonio di sapienza ebraico non c’è ombra di dubbio. La volta della cappella Sistina è la Bibbia in chiave di lettura ebraica. Probabilmente Michelangelo voleva ricordare a tutti che sta nelle radici ebraiche il fondamento vero della fede Cristiana. Lui condivideva senza dubbio la tesi di un avvicinamento delle due tradizioni e avrebbe certamente sottoscritto la frase di Giovanni Paolo II che si rivolgeva agli ebrei come fratelli maggiori. A quei tempi era certamente un pensiero audace. La volta della cappella Sistina emana messaggi complessi, di questo ne sono convinto. Michelangelo aveva la dignità di dire la sua da vero grande intellettuale, certamente criticato e biasimato però al tempo stesso rispettato. I papi volevano Michelangelo e dovevano in qualche modo accettare in qualche modo un pensiero così audace. D’altra gli conveniva pure, perché potevano dire: <<avete visto? Siamo tanto criticati da Lutero e dai protestanti e poi noi siamo i primi a far lavorare e a mettere in auge un’artista che tutto sommato c’ha più simpatia forse per Lutero che per noi. E’ il concetto espresso da Dante in un principio di una Chiesa che comunque tutti accoglie e tutto redime.”

Otto marzo festa della donna. Nello stesso giorno i discendenti Caravaggio si sottopongono al test del Dna. Che idea s’è fatto delle tesi della dottoressa Anastasia, che anzi, m’ha pregato di salutarla. “Grazie per i saluti. Ma io in realtà mi sono posto un quesito: chi sono i discendenti del Caravaggio?”

Si parla dei discenti collaterali, sono i discendenti della sorella del Merisi

“Ah ho capito, va bene allora si può vedere. Mi sono fatto un’idea che come tutte le indagini scientifiche è fondata in modo chiaro e serio può darsi che porti a qualche risultato buono. Per altro noi in questo caso non abbiamo nessun altro sentimento in questo caso se non quello della cristiana pietà, cioè se venissero identificate le ossa del Caravaggio sarebbe per noi un pensiero di conforto e di ulteriore vicinanza nei verso il maestro, ma non abbiamo nessuna forma di criticismo come non ce l’hanno nemmeno i ricercatori. E’ una bella cosa se fatta nel modo giusto e nel rispetto del fondamento scientifico di questo tipo di ricerche”

Oramai sono in tanti a scrivere sul Caravaggio. Cosa ne pensa degli outsider? Andrea Dusio ad esempio, lo conosce? E se si cosa ne pensa del suo libro? “Io non distinguo mai le persone in base all’età, cerco solo di vedere quello che ciascuno dice o quello che qualcuno fa. A prescindere se sia esordiente o outsider o titolare di cattedra. Per esempio questo libro che menzionava lei mi pare buono, fatto con grande passione, con grande scrupolo. Penso che chiunque si accosta al Caravaggio sia esso uno studioso navigato o di grande esperienza, un grande filologo, l’interprete più sottile, l’esordiente, l’absolute beginner come si diceva una volta, insomma chiunque sia ho la sensazione che la materia induce allo scrittore ad un approccio di estremo impegno ed estrema serietà. Ovvero, lo scrittore che affronta il Caravaggio, vuole dimostrare di essere quello più vicino di tutti. Io non biasimo nel mio cuore questo tipo di approccio perché è quello richiesto dal Caravaggio stesso”

Alcuni quadri usciranno dalla mostra a breve, ma è possibile che ci sia una sorpresa, che venga in mostra un quadro non previsto all’ultimo momento?  “Si, è possibile” 

Ultima domanda. Lei anche nel corso di questa intervista ha fatto riferimento a questa sintonia che ognuno di noi ambisce  ad avere col maestro. Anche in lei succede lo stesso? Si sente un passionale come il Caravaggio? “No non mi sento passionale come lui. Non oso paragonarmi ad un personaggio che non conosco ovviamente. Il mio rapporto con Caravaggio è timoroso. Ho la sensazione che sia uno spirito inquieto e quindi facile da irritare. Debbo dire che ogni volta nella mia vita che mi sono occupato di Caravaggio sono andato incontro a grandi disavventure e allora mi sono chiesto: mi porta iella o mi porta fortuna? Il Caravaggio è uno di quei personaggi che ti fanno pensare alla verità e alla menzogna, come se lui avesse lasciato una traccia di se di una disperata e disperante ricerca di verità. Se tu ti occupi di lui e scantoni nel campo dell’imbroglio, della bugia nel rimescolare le carte e rimescolare le idee agli altri, allora secondo me lui si vendica. Se invece riesci a seguire la lezione che lui ha dato allora può darsi che ti protegge. Io spero naturalmente in questa seconda versione.  Dato che ho fatto vari errori in vita mia su Caravaggio, ho scritto parecchie cose nel corso del tempo,  a volte ho scritto delle cose sfuocate o sbagliate e in effetti, immancabilmente, in quei momenti m’è successa qualcosa di non molto positivo. Però, la grande lezione e quella del saggio cinese che quando gli succede qualcosa che giudica negativo dice <<non è detto che sia una disgrazia>>, quando invece gli succede qualcosa che giudica come negativo allora dice <<non è detto che sia una fortuna>> e ha ragione secondo me”

Commenti
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Luisa Tomaini  - Donna...non uomo   |10-03-2010 18:22:06
Trattasi di Vittoria Colonna e non Vittorio ...era donna, colta,
intelligente,sensibile ...tanto da confrontarsi con un animo grande come
Michelangelo.Correggete ...per favore!
egizio  - Vittora Colonna     |11-03-2010 09:24:23
Gentile Luisa, mi perdoni se rispondo solo ora. Sa, ieri avevo fatto le ore
piccole per scrivere l'intervista e sono andato a dormire presto. Comunque ho
corretto e grazie per la segnalazione. Saluti egizio
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