Intervista a Rossella Vodret

 

 

Di Egizio Trombetta – Intervista a Rossella Vodret, curatrice (insieme a Francesco Buranelli) della mostra delle Scuderie del Quirinale e soprintendente del polo museale della città di Roma. La professoressa Vodret ci svela alcuni retroscena e ci fornisce dettagli importanti sulle prossime mostre dedicata a Caravaggio. Intervista realizzata in collaborazione con Caravaggio400 e Caravaggio Pittore Maledetto. Temi trattati: mostra “La Bottega del Caravaggio”, il Narciso, sinergia arte e letteratura, mostra di palazzo Ruspoli “I Colori del buio”, il copista più bravo, come si organizza una mostra.

 

01.05.2010. Rossella Vodret, oltre ad essere il soprintendente del polo museale della città di Roma è, insieme a Francesco Buranelli, la curatrice della mostra “Caravaggio” allestita alle Scuderie del Quirinale per celebrare il quarto centenario della morte del maestro lombardo. Incontriamo la professoressa Vodret all’indomani dell’annuncio di una nuova mostra che andrà ad integrarsi ad un’offerta caravaggesca già straordinaria.

Fra Maggio e Giugno ci sarà una nuova mostra “La bottega di Caravaggio”, che lei hai curato personalmente, ci può dare qualche informazione in più?   

“Uno dei problemi che abbiamo nel comprendere la figura e l’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio è proprio quella di comprendere appieno la tecnica esecutiva da lui utilizzata. Si è scritto molto ma in realtà come facesse a dipingere

 

questi suoi capolavori resta per noi un mistero. Sono state formulate varie ipotesi, fra l’altro contrastanti tra di loro, sulla sua metodologia che in questa mostra saranno illustrate. Fondamentalmente le ipotesi sono tre. La prima ipotesi è quella relativa alla camera oscura. Si pensa che Caravaggio utilizzasse una figura da riprodurre in piena luce che però sarebbe fuor dal luogo dove lui era al buio e che attraverso una lente avrebbe proiettato l’immagine sulla tela. In questo caso l’immagine sarebbe stata proiettata capovolta. Nell’altra possibilità si ipotizza l’utilizzo di due specchi. L’utilizzo dei specchi è attestato dal Baglione ed è anche confermato dall’inventario delle sue robe che fu compilato nel 1605 su richiesta della sua padrona di casa. Nell’inventario si descrivono chiaramente due specchi, uno a forma di scudo, quindi si tratta di uno specchio convesso e uno specchio grande. Questi due oggetti particolari hanno attirato l’attenzione degli

studiosi. Si pensa che lo scudo a specchio possa essere quello raffigurato nella tela di Marta e Maddalena che si trova a Detroit mentre nulla sappiamo sullo specchio grande. Quello che appare quasi certo è che fossero entrambi due strumenti del mestiere. Quindi ipotizzando l’uso di questi due specchi si può pensare che Caravaggio avesse fatto questa doppia proiezione per riportare sulla tela ciò che lui vedeva in luce. La terza ipotesi invece è che lui utilizzasse un solo specchio, cioè lo specchio grande, in cui proiettava il soggetto del dipinto illuminato da una luce radente. Questa teoria sarebbe confermato dal famoso buco sul soffitto che venne ritrovato nella sua abitazione e avrebbe potuto illuminare in modo radente l’immagine e proiettata sullo specchio, lui avrebbe dipinto sopra a quell’immagine. Questo è un accorgimento che si utilizza ancora oggi per dare bidimensionalità ad un’immagini tridimensionale, aveva così più chiaro dove era l’ombra e dove era la luce. Questa tecnica avrebbe consentito anche l’illuminazione della tela su cui Caravaggio lavorava e avrebbe potuto anche vedere le incisioni che lui utilizzava”

Lei terrà a maggio, il 14 se non sbaglio, una conferenza sul Narciso all’istituto olandese di Roma “No, è stato rimandato tutto a luglio, è stato annullato questo appuntamento di maggio”

Professoressa Vodret, lei dedica particolare attenzione al Narciso, perché?

“Il Narciso di Caravaggio è un’opera tormentata. Pur essendo un’opera di Longhi degli inizi del secolo scorso, in realtà negli anno settanta e ottanta è stata messa in discussione, soprattutto dalla scuola fiorentina. La scuola romana invece, Calvesi, Zuccari, Marini e io stessa continuiamo a pensare che sia un capolavoro assoluto di Caravaggio, sia perché ci sono dei documenti, c’è un documento del 1642 che documenta l’esportazione del dipinto da Roma a Savona di un dipinto di Caravaggio raffigurante Narciso le cui misure corrispondono a quello che si trova nella Galleria Nazionale di Arte Antica a Roma e poi tutte le analisi tecnico scientifiche confermano l’attribuzione al Caravaggio”

Nel suo libro uscito di recente lei mette in evidenza quanto fosse importante la sinergia fra pittura e letteratura, in particolare fa menzione della collaborazione con Gian Battista Marino. E’ stata così importante l’ispirazione letteraria per l’opera di Caravaggio e per la pittura in generale? “Si indubbiamente c’è sempre stata anche se poco documentata. E’ un tipo di studio nuovo che sta emergendo in questi ultimi tempi. E’ ovvio che l’ambiente culturale romano fra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento è quanto di più stimolante e interessante che ci possa essere. C’erano legami non solo fra queste accademie ma anche questi circoli intellettuali dove circolavano delle idee anche le più avanzate. Basti pensare che nel 1611 passa per Roma Galileo Galilei e tutta una serie di persone all’avanguardia dal punto di vista scientifico, dal punto di vista musicale, dal punto di vista artistico, dal punto di vista fisico. Basti pensare i studi di ottica del fratello del cardinale del Monte che non possono non aver influenzato la visione particolare di Caravaggio. Quindi era tutto legato, sappiamo che tutti i committenti facevano parte di queste accademie e di questi circoli, anche se non abbiamo a mio avviso la percezione completa di questi rapporti che sicuramente furono molto importanti”

A palazzo Ruspoli è in corso la mostra dedicata ai caravaggisti  I Colori del buio, ecco, c’è il rischio che Caravaggio metta in ombra fior di artisti? Quest’anno ricorre ad esempio  il quinto centenario della morte di Botticelli, in pochi ne parlano

“Caravaggio ha un impatto unico con il pubblico. Forse solo Michelangelo Buonarroti può assomigliargli per il tipo di impatto immediato che ha con l’appassionato d’arte. Si crea quasi un’alchimia simile all’innamoramento nelle persone che guardano un’opera di Caravaggio, forse è così che si può spiegare questo fascino pazzesco che riscuotono le sue opere, basta guardare le file che ci sono alle Scuderie del Quirinale per rendersene conto. Chiaramente anche la sua storia contribuisce a ingrandire il suo mito, pittore maledetto, persona disturbata ma così moderna nella sua inquietudine. Più che elencare tutti i motivi di coinvolgimento, che Caravaggio li mette in atto tutti per attirare lo spettatore nel quadro, in realtà ci si accorge che c’è qualcosa che trascende, qualcosa di assolutamente irrazionale, che forse, a mio avviso, potrebbe essere nel fatto che Caravaggio dipinge i suoi quadri tenendo conto della posizione in cui si trova lo spettatore. In realtà ognuno d noi, guardando un suo quadro si sente partecipe del quadro stesso, sia perché lui utilizza una serie di strumenti ottici e visivi per abbattere questa barriera fra spazio reale e spazio dipinto. Tanto per fare un esempio lo spettatore è  il quarto giocatore dei bari, è la persona a cui viene offerta la canestra di frutta, è anche accanto all’angelo nell’annunciazione della vergine. Se noi studiassimo quale sia il punto di vista di Caravaggio ci accorgeremmo che lo spettatore fa di fatto parte del quadro”

Da qualche giorno è in mostra alle scuderie la Flagellazione di Napoli. Ecco, ci saranno delle sorprese? “Si, andrà alle scuderie il San Giovannino (l’intervista è stata fatta qualche giorno prima dell’annuncio ufficiale sulla presenza in mostra del dipinto) della Galleria Borghese. E’ considerata l’ultima opera di Caravaggio che era in Giappone e da lunedì 26 è in mostra alle scuderie”

Lei ritiene che sia importante una riesamina dei documenti per capire provare a capire chi fu il copista di Caravaggio più bravo. Lei ha già un’idea?  “Io penso che sia Bartolomeo Manfredi in realtà, lo dicono le fonti, basta leggere i biografi, quelli che conobbero sia Caravaggio che Manfredi, come ad  esempio il Baglione” 

Quale dipinto alla mostra delle scuderie lei ama particolarmente? “Stento ad avere un mio preferito, forse i tre quadri Mattei costituiscono una mostra nella mostra e anche personalmente mi sento molto legata a questi tre dipinti. Poi ci sarebbe Giuditta e Oloferne che ho studiato per tanto tempo, l’Amore vincitore, ma sono tutti dei capolavori assoluti”

In una mostra così importante, chi ha fatto cosa?

“Vuole sapere come si fa una mostra? In sintesi è questo: c’è chi ha l’idea, in questo caso è stato il professor Claudio Strinati, c’è chi attua questa idea, ovvero i curatori della mostra, coloro che mettono in fila i quadri, danno un percorso di lettura. Sono i stessi curatori della mostra che trattano coi musei prestatori e si fanno garanti della buona riuscita di una mostra. Poi ci sono quelli che organizzano, in questo caso le Scuderie del Quirinale che si occupano di tutti quegli aspetti che sono invece pratici dell’organizzazione come le richieste informali di prestito e forniscono le garanzie ai musei prestatori. Quindi si occupano di assicurazioni, trasporti, allestimenti, luci, microclima. Quindi c’è l’editore che pubblica i cataloghi, c’è chi scrive i cataloghi, gli autori delle singole schede. Ci sono i fotografi, chi fa la pubblicità, i custodi. E’ come una piccola impresa organizzare una mostra ci vogliono decine e decine di persone e tantissime professionalità. E’ un mestiere difficile che non insegna nessuno. Noi spesso ci avvaliamo dei ragazzi dell’università che cominciano con noi a fare le segreterie delle mostre e che poi piano piano diventano del tutto autonomi e bravi”

Io credo si sia fatto un eccellente lavoro, mi permetto di darle appuntamento  a Novembre quando ci sarà un’altra che lei curerà personalmente, “Roma al tempo di Caravaggio” “Senz’altro”

Commenti
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Anonimo   |04-05-2010 10:28:31
Avrei preferito una "sorpresa" pių sensazionale in mostra (non č ancora
detta l'ultima parola?); comunque il San Giovannino alle Scuderie gode di
un'illuminazione pių apprezzabile rispetto alla Galleria Borghese, per cui sono
maggiormente visibili i dettagli dell'ariete e l'uva in secondo piano.
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