Arte Genio e Sregolatezza 
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Di Egizio TrombettaIntervento di Claudio Strinati e Rossella Vodret al cinema Trevi di Roma il giorno 4 Maggio 2010 n occasione dell’ART DAY, l’evento organizzato da Art News in collaborazione con il Ministero dei beni Culturali. Sulle note dei Velvet Underground (accostamento di Claudio Strinati), gruppo rock newyorchese anni sessanta, si discute su vari temi: la natura e la vita di Caravaggio non va ricercata sulle sue opere, Amor Vincit Omnia è il miglior ritratto di Caravaggio ed è anche l’immagine dell’arte stessa, come si organizza una mostra, le arrabbiature guadagnate in fase di lavori in corso, la Natività rubata dalla mafia a Palermo nel ’69, si sta realizzando una copia del quadro a Sciacca, in Sicilia. Articolo realizzato n collaborazione di Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto.

      

07.05.2010. Se Maurizio Marini suggerisce Ennio Morricone per la clip della sua lezione al Palaexpo, Claudio Strinati tira fuori dal cappello niente di meno che Velvet Underground. E’ la nuova generazione di storici dell’arte, figli degli anni sessanta, "figli" della musica rock. Nulla è lasciato al caso, Strinati nel documentario Instant-movie di Enzo Sferra, proiettato in anteprima al cinema Trevi, si serve di un accostamento con il gruppo newyorchese per sottolineare il fatto che alcuni geni dell’arte non sono stati affatto ispirati dalla loro stessa vita “Come mai che questi – Strinati si riferisce ai Velvet Underground - che erano dei trasgressivi sessuali hanno realizzato tutto questo? Proprio perché erano così non vanno a riportare la loro vita trasandata nella loro arte. Se Caravaggio crea un’opera d’arte non ci mette la sua vita. L’opera d’arte è proprio la compensazione della vita. Se io vivo una vita disperata e faccio un quadro disperato, che lo faccio a fare?”. Sono abbastanza certo, che un uomo dotato di un’umiltà       

e un’intelligenza straordinaria come il professor Strinati, si sia fatto influenzare (o semplicemente a sguinzagliato sue idee latenti) da considerazioni di outsider geniali quali Andrea Dusio (autore di Caravaggio White Album) e Roy Doliner, autore quest’ultimo di un libro uscito solo qualche settimana fa dal titolo “Caravaggio una luce nelle tenebre”. Strinati, che di quest’ultimo libro ha scritto la recensione, pare abbia perso il sonno per un paio notti per colpa di questo libro, per leggerlo e rileggerlo (come confida lo stesso scrittore-studioso americano). Doliner, co-autore insieme a Benjamin Blech del best seller I segreti della cappella Sistina, invita a più riprese il lettore a non cercare indizi sulla vita del Caravaggio nella sua arte: “La problematica della vita di Caravaggio non può essere spiegata attraverso l’espressione della sua arte. Il suo problema era l’opposto, non lasciava trasparire abbastanza nella sua vita il lato artistico della sua anima… Lui capiva che 

finche dipingeva, seguiva il suo Yetzer ha-Tov, il suo lato migliore, dedicando la sua arte positiva alla sua arte positiva, creativa  e di grande ispirazione spirituale. Appena finito il quadro, il suo Yetzer ha-Ra, la Cattiva inclinazione, riprendeva le redini…”.  Nello stesso documentato, fresco di montaggio, Strinati arriva anche a dire che il vero autoritratto di Caravaggio sia nel suo Amor Vincit Omnia, l’Amore Vinctore “non è la sua faccia –sono le parole del professore - ma il suo spirito, che è un’altra cosa. Rappresenta un angelo laico che è un ragazzetto un po’ pasoliniano come si direbbe adesso. Questo personaggio da solo entra dentro lo spettatore e ride. La rappresentazione di personaggi che ridono era all’epoca una cosa vietata nella pittura. Ebbene l’angelo ride, ma non irride! Ride perché è il veicolo della felicità e sotto i suoi piedi ha tutti gli strumenti delle arti le qual servono a far ridere l’umanità. Allora l’amore vincitore del Caravaggio è anche l’immagine dell’arte”. Un documentario straordinario che nasce dall’impegno e la professionalità del team di Art News e di Rai Educational. Instant-movie sarà in onda su Rai Storia, digitale terrestre, il 28 Maggio 2010 alle ore 17 e in replica la mattina successiva, 29 Maggio, alle ore 4.00. Fra una proiezione e l’altra Maria Paola Orlandini intervista la professoressa Rossella Vodret – curatrice della mostra delle scuderie - riprendendo il tema come si organizza una mostra: “con ogni museo c’è stata una trattativa particolare – spiega la Vodret - c’è chi voleva un cambio, chi voleva altre cose, chi desidera che un certo numero di curatori venga a Roma. Ci sono diversi modi per ottenere e chiedere un opera d’arte. Le assicurazioni costituiscono una voce importante per via della quotazione molto alta delle opere di Caravaggio. Un’opera di Caravaggio prestata ad una mostra si aggira intorno tra i cinquanta e i centomila euro. Ci sono poi gli sponsor e i costi vengono dunque contenuti, ma le cifre restano comunque molto alte. Poi c’è la spesa dei trasporti, un’altra tra le voci che incidono maggiormente nel bilancio.  Io ho iniziato ad occuparmene da settembre, ma credo che Claudio Strinati un paio di anni prima del mio arrivo ce l abbia messi per intrecciare i rapporti che hanno infine portato tutte queste opere a Roma”. Al professor Strinati la Orlandini, che è anche la conduttrice di del programma Art News in onda su Rai3 ogni sabato alle 10.30, chiede di raccontare a tutti noi del pubblico delle arrabbiature organizzative: “le arrabbiature consistono nel fatto che spesso non ti danno le opere in prestito – ricorda con un mezzo sorriso il professor Strinati -  e allora poi uno ci rimane male. A me per esempio mi venne un travaso di bile proprio con il Louvre per La morte della vergine, un quadro fondamentale perché è l’unico quadro di cui ci sono i documenti che fu rifiutato dai religiosi perché sconveniente per come aveva rappresentato la vergine morta. In quelle occasione hai proprio la sensazione come detenere un opera d’arte e non darla in prestito è un segno di potere. Ti faccio vedere io, col cavolo che te la do. Quello è stato umiliante proprio. Un’altra opera che ci tenevo come la luce degli occhi è Le Opere di Misericordia, un quadro famoso che sta a Napoli perché nella mia idea è la quinta essenza del Caravaggio perché uno dei grandi argomenti del Caravaggio è proprio la misericordia. Pure li niente da fare: io te lo darei - mi disse l’amministratrice che è anche mia amica – ma non esce dalla porta mi disse. Come non esce, ma allora come è entrato? Ma credo che oltre tutto, nonostante questi rifiuti, arrivi al pubblico un’immagine abbastanza nitida del maestro”. A concludere lo spazio dedicato a Caravaggio viene proiettato “Fuga d’arte. La Natività di Caravaggio”, un documentario di 30’, Massimo Sangermano è il regista. Si tratta di un cortometraggio a metà strada fra il documentario d’arte e il film poliziesco, si narrano quaranta anni di indagini, ricerche, interrogatori che riguardano il quadro trafugato nel ’69 all’oratorio San Lorenzo di Palermo. Non so al momento quando verrà ritrasmesso quest’ultimo documentario su Rai Storia. Disarmanti le parole di Strinati in merito ai furti di opere d’arte “quello che protegge un’opera d’arte è la volontà della gente”. Intanto, apprendo da un amico che a Sciacca, n Sicilia, si sta realizzando la copia del quadro, saranno organizzati convegni, concerti e altri eventi dedicati alla Natività. In seguitò vi sapremo dire di più. A seguire è stato proiettato “La notte di Paolina”, regia di Luigi G. Ceccarelli, dedicato a Paolina Bonaparte Borghese e alla statua del Canova esposta in Galleria Borghese. Il documentario non ha nulla a che fare con vicende caravaggesche, ma per i temi toccati e per l’architettura di tutto il film, posso arrivare a dire che con questa proiezione si è stato toccato il momento più alto di una serata dedicata all’arte e alla storia dell’uomo. Accostare il Caravaggio al genio-sregolatezza, Yetzer ha-Tov / Yetzer ha-Ra, dei Velvet Underground è stato forse un azzardo. Forse ci stiamo spingendo tutti un po’ oltre sotto la febbre della caravaggiomania… chissà cosa direbbe il professor Calvesi, o il professor Marini. Sciocchezze, fesserie, sentenzierebbero, probabilmente, ma come biasimarli. Però io non mi sento in pace se non dico la mia. Caravaggio a me ricorda qualcuno dei nostri tempi… ma molto, molto chiaramente: Diego Armando Maradona! Amato dai colleghi, dalla gente che ha adorato, è adorerà per sempre la sua arte, ma spesso imprigionato dall’oscurità delle tenebre. E forse, non si tratta di un accostamento così impossibile.

               

 

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