Cees De Bondt

     Il 27 Maggio rivelerà nuovi dettagli    sull’omicidio di Caravaggio alla pallacorda

    

Cees De Bondt, storico della pallacorda, studioso di Caravaggio, il 27 maggio 2010 alle ore 18.00 terrà la sua conferenza « Caravaggio e la Sua Infausta Partita di Tennis (1606) Un’Indagine intorno ad un Quadro Caravaggesco ». Istituto Olandese, Via Omero 10/12, Roma, tel. (0039) 06.3269621 - Ingresso libero

 

23.05.2010. Nel 2000 fu venduto all’asta Sotheby’s a Londra un dipinto caravaggesco intitolato La Morte di Giacinto. Discostandosi dalla fonte ovidiana, secondo la quale Apollo uccise inavvertitatamente Giacinto durante una gara di lancio col disco, l’ignoto pittore aderisce alla versione del mito fornita dal traduttore seicentesco delle Metamorfosi e rappresenta i due personaggi come giocatori di tennis. Il quadro raffigura Giacinto morente, colpito alla testa dalla palla lanciata dalla racchetta di Apollo, ancora fra le sue mani. Il redattore della scheda del catalogo Sotheby’s, senza fornire prove, suggerisce che il quadro allude a una tragica vicenda contemporanea: la morte di Ranuccio Tomassoni, ucciso dal Caravaggio nel 1606 durante una lite nata a seguito di una partita di pallacorda. Nella sua conferenza Cees de Bondt (autore del libro Royal Tennis in Renaissance Italy, Brepols 2006) si propone di fornire prove convincenti a questa ipotesi e di mostrare, con immagini, l’enorme popolarità del gioco della pallacorda presso le nobili famiglie romane. Che cosa

 

accadde in Via di Pallacorda, vicino al Palazzo di Firenze il 29 maggio 1606 quando Caravaggio e il suo avversario si incontrarono per giocare? Le biografie moderne di Caravaggio tendono a dare un’idea sbagliata del gioco della pallacorda descrivendolo come un popolare gioco di strada. Sappiamo però che il pittore e Ranuccio Tomassoni si incontrarono in una sala privata. La pallacorda era dunque un gioco aristocratico e solo pochi intimi venivano invitati ad assistervi. Secondo la versione dei fatti accolta tutt’oggi, la lite scoppiò in seguito a una banale discussione per un fallo di gioco, ma è da supporre che preesistessero delle tensioni fra i due avversari legate a motivi ben seri. Nonostante la mancanza di testimonianze contemporanee, possiamo formulare un’ipotesi precisa al riguardo.  Per quanto riguarda una possibile fonte letteraria dell’ iconografia del quadro La Morte di Giacinto è da segnalare un poema pubblicato nel 1618, Lo Scherno degli Dei di Francesco Bracciolini, un primo esempio di eroicomico o di « burlesco mitologico ». In esso l’episodio di Apollo e Giacinto è reinterpretato in chiave moderna  proprio come accade nel dipinto. I due personaggi mitici giocano infatti alla pallacorda.  Il pubblico seicentesco amava i rifacimenti dei classici e i loro ammodernamenti. L’ eroicomico trasuda di allusioni satiriche alla realtà contemporanea della quale opera spesso un travestimento in chiave burlesca. La vita turbolenta del Caravaggio e la sua drammatica fuga dopo l’omicidio potevano essere visti dunque come temi ideali per un racconto che trasformasse la tragedia in materia di riso.

   

La Morte di Giacinto, ©  Musée d’art Thomas Henry, Cherbourg-Octeville

 

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