Intervista a Sergio Benedetti

 

  

 

Di Egizio Trombetta – Intervista esclusiva (anche in versione video) al professor Sergio Benedetti, incontrato all’aeroporto di Pisa prima di imbarcarsi per Dublino. Menzionando il professor Benedetti viene subito in mente un quadro meraviglioso: “La presa di Cristo nell’orto” di Michelangelo Merisi da Caravaggio, in esposizione permanente alla National Gallery di Dublino e ora esposto nella straordinaria mostra delle Scuderie del Quirinale fino al giorno 13 giugno 2010. Benedetti, nell’agosto del 1990, ritrovò il quadro perduto all’interno di una casa gesuita di Dublino. Da quel giorno, ovviamente, la sua vita cambiò… Il professor Benedetti ci racconta la sua versione in merito alle vicende di ritrovamento del quadro, ritorna poi a parlare sulla polemica sorta col professor ANTONIO PAOLUCCI in merito all’attribuzione del dipinto. Si a lungo anche del quadro “collezione Sannini” ora di proprietà dell’antiquario BIGETTI, (in custodia dal Tribunale di Roma) e sponsorizzato dalla professoressa MINA GREGORI. Benedetti ci offre il suo parere sulle recenti attribuzioni a Caravaggio. Infine (nel video), Sergio Benedetti ci racconta come il quadro, di fatto, contribuì a rovinare le vicende di ben tre famiglie... Articolo realizzato in collaborazione di Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto.

 

 09.062010. Professor Benedetti, se dovesse raccontare ad un amico la sua storia, come la racconterebbe?

“Comincerei a dire che la scoperta è avvenuta nell’agosto del ’90. Mi trovavo a lavorare alla National Gallery di Dublino, ricevemmo una telefonata da un priore di una comunità gesuita. Ci chiedeva di dare dei giudizi su un certo numero di quadri che si trovavano presso di loro. Andai da loro insieme ad un collega dopo alcuni giorni, non avevo nessuna idea di cosa avrei trovato. Ero molto scettico. Una volta però dentro questa casa mi colpì subito questo quadro, come lo vidi riconobbi la composizione che era a me nota attraverso altre copie e attraverso alcuni scritti pubblicati attraverso Roberto Longhi. Era una cattura di Cristo. Non volevo creare false

 
aspettative, quindi passai ad osservare gli altri quadri che erano delle copie mediocri. Poi, guardandolo attentamente, mi dissi: se non è l’originale, è certamente la più bella copia dall’originale che esiste. Il quadro non era nelle condizioni che lo vediamo ora nelle Scuderie del Quirinale. Era completamente coperto da vernici alterate ed era molto sporco. Capii che poteva essere il quadro andato perduto a fine settecento a Roma. Chiesi al priore di questa comunità che il quadro fosse osservato più da vicino e chiesi il permesso di poterlo portare nella galleria. Lui dette immediatamente questo permesso e il giorno dopo fu preso e portato da me. Ebbi il quadro a disposizione per circa due mesi e mezzo. Vennero fatte indagini di vario tipo come quella agli ultra violetti. Bisognava costatare quante parte del dipinto fossero state ridipinte. Si capiva che si era sulla buona strada ma non si era sicuri al cento per cento. Si capì che il dipinto aveva sofferto in

passato per varie forme di integrazione e di rintelaiatura. Soprattutto c’erano dei sollevamenti che sollecitavano l’esigenza di una nuova foderatura. Insomma il dipinto fu restaurato e dopo circa due mesi, quando sulla qualità io ero pienamente convinto che si trattasse di un originale, anche perché erano usciti fuori dei pentimenti. Decidemmo allora di chiamare nuovamente i gesuiti per dire loro che il quadro non era ciò che sospettavano, loro non avevano idea di chi fosse il quadro, ma c’era questa targhetta col nome di Gerard van Honthorst, un pittore olandese seguace di Caravaggio, meglio noto in Italia come Gherardo delle Notti. Una volta che i gesuiti vennero da noi gli demmo la notizia che invece si trattava di un Caravaggio e che le indagini da li in avanti avrebbero avuto lo scopo di capirne l’importanza. Si aveva infatti intenzioni di andare avanti con un altro tipo di indagini, di tipo storico e documentaristico. Avemmo il loro totale supporto, ci dissero, data l’importanza, che il quadro non poteva più stare con loro ma doveva rimanere in galleria. Da li in poi io feci anche delle ricerche negli archivi scozzesi, in quelli romani e in molti altri posti. Combinammo poi con altre ricerche fatte da altri studiosi in Italia, soprattutto da due giovani studiose, da Francesca Cappelletti e Laura Testa, che avevano ritrovano, in un archivio della famiglia Antici-Mattei il libro dei conti del barone, poi diventato marchese, che aveva commissionato i quadri a Caravaggio. Tutto combinava, come in un mosaico. Quando venne il momento di presentare il quadro in pubblico io stavo lavorando al catalogo e ad una mostra, venni scoperto da un giornalista italiano, poi diventato mio amico, Fabio Isman del Messaggero, che mi fece una specie di tranello al cui io caddi ingenuamente e gli confermai che effettivamente c’era un nuovo Caravaggio. Fatto sta, dopo tre anni dalla sua scoperta il quadro venne presentato al pubblico, ebbe una grandissima importanza, e non ci fu nessuno studioso, allora, che pensò che il quadro non fu di Caravaggio. Tuttora tutti gli studiosi stranieri sono convinti dell’autenticità del quadro ed è per questo che sono sorpreso di quello che ho trovato nell’introduzione del catalogo delle scuderie del Quirinale. Il professor Paolucci è uscito fuori con un curioso dubbio sull’autenticità di questo quadro, adducendo poi che ci fossero alcuni studiosi che non erano convinti.  Ora, io non ne conosco nessuno, ho chiesto ad Antonio Paolucci quali fossero e lui non se li ricordava… Io credo che sia stato un lapsus del professor Paolucci, che poi è un grandissimo studioso ma non è certo un esperto di Caravaggio. Ma questo non ha importanza, il quadro è li alle Scuderie, lo si può vedere e si capisce immediatamente che è di mano del maestro”

Cosa si sente di dire al Professor Paolucci?

“Abbiamo già parlato. Io credo che lui sia abbia subito le pressioni di altri colleghi in quanto il taglio della mostra, che io trovo perfetto, ovvero presentare opere assolutamente autentiche di Caravaggio, ha avuto qualche critica da parte di altri studiosi che preferivano fare una mostra più ecumenica, ovvero mostrando quadri di Caravaggio originali e quadri di Caravaggio attribuiti. Invece, grazie alla scelta fatta da Claudio Strinati e da Rossella Vodret o quadri che sono li sono accettati da tutti, perché sono tutti documentati come opere di Caravaggio. Non voglio entrare in ulteriori polemiche, lasciamo che il quadro, come dice Claudio Strinati, venga col tempo accettato da tutti. Ricordiamo infine che questo è l’ultimo capolavoro ritrovato. Tutti i quadri che successivamente furono attribuiti a Caravaggio, negli anni scorsi, non sono stati accettati neanche dalla maggioranza della critica”

Come ad esempio?

“Io le posso dire che ad esempio i vari Ecco Homo che sono usciti fuori nel frattempo, i vari sacrifici di Isacco, non dico quali ma dico solamente i soggetti, oppure i vari San Giovanni Battista. Escono fuori, certi quadri,  come da cilindro di un prestigiatore. Viene poi detto: ecco un nuovo Caravaggio. Poi però durano nel giro di sei mesi.”

Lei si riferisce anche al Cavadenti?  

“Il Cavadenti è un quadro molto problematico, abbiamo delle opinioni discordanti a seconda dello studioso, io credo ad esempio che sia un quadro di Caravaggio, forse non completato da lui. La genialità di quel quadro è talmente alta che credo possa essere un quadro di Caravaggio. D’altra parte noi abbiamo una visione un po’ romantica del pittore lombardo, ma non è detto che col suo pennello dipingesse solo capolavori. Caravaggio era una persona come tutti noi, aveva dei momenti quando riusciva a raggiungere l’eccellenza, ma attraversava anche dei momenti meno importanti. Può sempre uscire fuori qualcosa di meno bello”

A proposito di quadri meno belli, la storia del “suo” quadro di intreccia con la Cattura di Cristo della collezione Sannini acquistata dall’antiquario Bigetti e sponsorizzato dalla professoressa Mina Gregori e dalla dottoressa Paoletti. Ora questo quadro si trova in custodia da parte del Tribunale di Roma. A un certo momento mi è venuto da pensare che il quadro fosse l’originale e quello di Dublino la copia, come stanno le cose professor Benedetti?

“Il quadro di Bigetti, che è una persona molto simpatica fra parentesi, era un quadro ben conosciuto. E’ stato un quadro che nel 1951 fu esposto nella famosa mostra di Milano. Grazie allo straordinario intuito di Longhi uscì fuori l’idea, che, conoscendo questo quadro, non si può capire altro che, una composizione originale di Caravaggio dovesse esistere. E il quadro Sannini era una copia da quello di Dublino. Da allora ad oggi, io le posso enumerare almeno dodici copie del quadro di Dublino. Dobbiamo pensare che se oggi sono rimaste una dozzina di copie del quadro, nel diciassettesimo secolo ce ne fossero altrettante, quindi un venticinque-trenta copie di questo quadro. Perche questo, il quadro era molto famoso ed era dunque molto copiato. Il quadro Sannini a differenza del quadro di Dublino e di qualsiasi altra copia, è un quadro più grande, sia per la grandezza delle figure che per la composizione dove appaiono delle parti che non esistono nell’originale o in nessun altra copia. Cosa dire del quadro Sannini, i cosiddetti pentimenti sono di due tipi. Ci sono i pentimenti creati dall’artista perché vuole cambiare alcune cose nella composizione e poi ci sono i pentimenti dovuti alla maldestra costruzione della composizione da parte del copista. Le copie avevano poi una strana storia. In alcuni casi erano molto ricercate, quando non si poteva avere un originale, lo proprietario faceva fare a volte delle copie che poi donava agli amici. In altri casi poi dove l’originale era particolarmente nascosto, veniva allora fatto in modo che all’insaputa del proprietario fosse introdotto un pittore che facesse in seguito la copia. Esisteva già un mercato delle copie. Tutto questo va ad avvalorare l’importanza del quadro, più un quadro è copiato più un quadro è considerato importante. Con la scoperta dell’originale di Dublino è naturale che sia cresciuto l’interesse da parte di commercianti, antiquari, e storici dell’arte di periferia, di trovare un quadro e poter dire: anche questo è un Caravaggio originale. Il quadro di Bigetti a mio giudizio non ha le qualità di essere un originale, anzi, ha delle forme piuttosto scadenti ed è giudicato originale solo da un ristrettissimo numero di studiosi. La grandissima maggioranza non lo accetta, anzi, lo critica fortemente. Si ha il sospetto che coloro che valorizzano questo quadro abbiano altri interessi oltre quelli strettamente culturali”

Lei sa a che punto si trova la vicenda giudiziaria del quadro Sannini?

“No, queste sono cose che riguardano il signor Bigetti a cui auguro di riavere presto il suo quadro e poterlo esporre dove vuole. E’ solo guardando un quadro che si può dare un giudizio. C’è stato in passato un tentativo di esporre i due quadri insieme, io non mi ero opposto, però si era rifiutato l’ente che aveva scelto di presentare questo quadro. Non volevano e non potevano valorizzare ed esporre un quadro che si trova sul mercato”

Mi spiega che tipo di indagini furono effettuate sul dipinto di Dublino?

“C’è da dire come prima cosa che l’analisi dei colori, le cosiddette analisi dei pigmenti, non permettono di dire che si trattano di quelli usati da Caravaggio. Anche per i pentimenti ho già spiegato come la penso. Quello che invece resta il più valido strumento di conoscenza è l’occhio dello studioso. Tutte i testi servono per escludere che non si tratti di un falso, l’ultima parola spetta al giudizio dello studioso, oppure se si trova la firma…”

Ma lo studioso è influenzabile se ha degli interessi personali

“Assolutamente si, questo dipende che molti studiosi del settore sono collegati col mercato dell’antiquariato. Gli impiegati presso istituti di stato sono secondo me maggiormente affidabili, all’estero ma anche in Italia.”

E le prove documentarie?

“Sono perfette. Ci sono delle prove documentarie che attestano che la vendita di questo quadro insieme ad altri a questo viaggiatore scozzese. Lui porta i quadri in Scozia, fa rifare le cornici e ancora molti quadri che esistono in Scozia hanno la stessa identica cornice del quadro di Dublino. Il quadro è arrivato a Dublino per un’altra vicenda, come rivelano altre indagini effettuate. Gli esperti dell’epoca attribuirono il dipinto a Gherardo delle Notti. Fecero errori di ogni tipo. Si pensi che un quadro di Antiveduto Grammatica fu attribuito a Caravaggio! Grande confusione. Anche Mattei non ne capiva nulla di arte, sapeva però una cosa, c’era un declino familiare così grave da dover vendere delle opere in suo possesso il prima possibile. Quando arrivò questo nobile uomo scozzese con soldi alla mano, lui fu felicissimo di vendere”

Ma dalle prove documentarie, come si fa ad identificare un originale da una copia?

“Ci sono degli elementi che possono aiutare. Le misure ad esempio. Se si conoscono le misure del quadro originale, in alcuni inventari sono riportate le misure, in altre no, come ad esempio negli inventari successivi. L’importante è seguire le tracce, come le cornici. Io ho studiato gli inventari Mattei. So che nella collezione Mattei ci sono stati cinque quadri che avevano questo soggetto, della cattura di Cristo. Il primo fu di Caravaggio. Il secondo fu una copia fatta del quadro originale, commissionato dalla famiglia ad un pittore chiamato Giovanni D’Attilio…”

Ecco, volevo chiederle, dove si trova secondo lei il quadro di D’Attilio?

“A mio giudizio quella copia è quella di Odessa, è la più precisa ed esatta nelle misure. Fu pagata dodici scudi, un decimo del valore del quadro. Poi vi sono altri tre quadri che guardando le misure fanno escludere che non si trattano di quadri di Caravaggio. Due sono sovra porta, sono dunque quadri longitudinali. Bassi di altezza ma larghi. Uno in particolare ha un tema più completo della cattura di Cristo, nella descrizione c’è l’episodio del San Pietro che taglia l’orecchio al servo del sacerdote del tempio di nome Malcom. Questo quadro si esclude per conto suo.”    

E quest’ultimo dove si trova?

“E andato perso”

Come si colloca il quadro Sannini fra tutte queste copie documentate?

“Il quadro Sannini ha un formato diverso da tutti questi menzionati”

Ma ci sono più particolari

“Ci sono più particolari solamente nel braccio del san Giovanni”

E la cicatrice sulla mano di Cristo?

“Ma quale cicatrice, non parliamo di cicatrici, quello è un errore da parte del pittore. Non esiste nessuna cicatrice, questo è il romanticismo creato da chi vuol vendere il quadro” 

Quanto sono state importanti le ricerche di Francesca Cappelletti e Laura Testa?

“Importantissime, intanto perché ci hanno dato quello che si spera sempre di trovare: la certezza che il quadro era stato fatto da Caravaggio, quanto era stato pagato, in che periodo è stato fatto e che nel prezzo lui aveva incluso anche la cornice”

E’ rimasto in contatto con tutte queste persone?

“Si mi sento frequentemente, sono colleghi, ma anche cari amici. L’amicizia comunque c’è stata fin dall’inizio. Quando Laura Testa e Francesca Cappelletti trovarono i documenti, loro non sapevano che io il dipinto l’avevo trovato. Ero a conoscenza degli articoli di Roberto Longhi e soprattutto quello che fu pubblicato da una studiosa tedesca che ebbe la possibilità di trovare qualcosa in precedenza negli archivi Antici-Mattei. Questa studiosa scoprì che il quadro di Caravaggio aveva cambiato nome ed era inventariato come Gherardo della Notte e non delle Notti come era comunemente conosciuto Gerard van Honthorst. Questo dettaglio mi era rimasto impresso perché lo ritrovai nel cartellino del quadro della cornice di Dublino. Ora, trovare la combinazione dello stesso errore, in un soggetto del genere m sembrò un’ulteriore prova”

Questa vicenda, quanto le ha cambiato la vita?

“Me l’ha cambiata notevolmente anche perché scoprire un quadro di questa importanza da enorme responsabilità. Intanto ha cambiato la condizione all’interno dell’istituto dove io lavoravo. Già da tempo operavo come storico d’arte della pittura italiana. La scoperta del quadro mi ha lanciato nella posizione principale, sono diventato prima curatore capo e poi il conservatore della collezione. Quando si scopre un quadro del genere bisogna continuare a studiare, anche lo stesso quadro, pubblicare ulteriormente e allargare anche il campo delle ricerche soprattutto su quello che è intorno a Caravaggio. Successivo a questo credo che abbia acquisito anche la reputazione di studioso dei pittori caravaggeschi. Oggi sto preparando il catalogo della pittura italiana nella Galleria Nazionale d’Irlanda che verrà presentato in due volumi nel giro di due anni. Come lei sa io ho iniziato come restauratore, quello ora è un mero ricordo e il dipinto di Caravaggio è stato l’ultimo quadro da me restaurato. Dopo quel momento ho avuto il piacere di essere uno storico d’arte”

Perché lasciò l’Italia?

“Per ragioni di burocrazia. All’epoca ero un libero professionista, ero molto conosciuto come restauratore, lavoravo per vari enti, soprintendenze, anche per il Vaticano. Ma a causa dei ritardi dei pagamenti, del tempo che si impiegava nell’ottenere i lavori, ma soprattutto per riscuotere i pagamenti, mi fece prendere la decisione di lasciare l’Italia. Due terzi del mio lavoro era speso negli uffici per sbrigare questo tipo di faccende. Quando mi venne l’offerta da parte della Galleria Nazionale d’Irlanda decisi che era il momento di cambiare aria”

Lei che conosce bene il “suo” dipinto di Caravaggio, ci può dire se ci sono tuttora dei piccoli difetti, delle piccole rughe nella ? Le sa già dove guardare vero?

“Ma certo, dovute soprattutto a un’intelaiatura avvenuta nell’ottocento. Questo è documentato anche dalle fotografie che noi abbiamo fatto prima del restauro. Erano dei sollevamenti dovuti alla cattiva re-intelaiatura. In condizioni di luce particolare sono ancora visibili questi difetti. Vorrei aggiungere che la particolarità della Cattura di Cristo è il livello di drammaticità che viene raggiunta dal quadro e ottenuta da Caravaggio solo in pochi quadri”

C’è ancora l’attico dove lei restaurò il quadro?

“Certo, come no, c’è l’intero laboratorio di restauro”

E’ meta di pellegrinaggio?

“No no – si mette a ridere il professor Benedetti – per fortuna abbiamo i nostri restauratori espertissimi che fanno il loro lavoro come si deve”

                 

Commenti
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michele   |10-06-2010 16:27:15
Gran bella intervista, come speravo da tempo di sentirne una dai massimi esperti
caravaggisti.

Bravo Egizio, continua così!
egizio   |10-06-2010 16:59:31
Grazie Michele, sei sempre molto gentile e attento con me. Ma non credo di poter
andare avanti per molto. Un abbraccio. ciao, egizio
Anonimo   |08-10-2010 21:47:39
complimenti!!
Anonimo   |07-12-2012 17:51:05
complimenti..
Solazzo pietro angelo  - La cattura di Cristo   |28-12-2012 08:57:53
Ho visto il dipinto alla mostra delle Scuderie del Quirinale: Emozione non
traducibile.
Sto leggendo il libro di Harr. Ho voluto saperne di più e mi sono
imbattuto nel vostro sito. Bellissima la storia del ritrovamento.
La passione e
l'impegno di Benedetti, Francesca e Laura sono state giustamente
premiate.
"Quando la fatalità la si cerca e premia le persone che la
meritano".

Buon anno
Pierangelo Solazzo
giorgioppi  - Complimenti   |10-12-2013 19:27:18
Vi ringrazio per questa bellissma intervista. Mi ha fatto piacere conoscere il
Maestro (restauratore) e studioso Benedetti. Nell'intervista ne è uscito un gran
signore, Solo un vero Artista come lui poteva essere chiamato da
Caravaggio.
Grazie ancora, Giorgioppi.
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