Intervista a Roy Doliner

L’intervento di Doliner è un ponte tra la magia di Merisi e i segreti del Buonarroti

   

Di Egizio Trombetta – Prima di tutto vorrei introdurvi l’intervistato. Roy Doliner è uno scrittore, studioso di lingue, religioni comparate, storia dell’arte, storia italiana e dell’antica Roma, oltre che della tradizione ebraica (compresi Talmud, Midrash e Kabbalah). Articolo realizzato in collaborazione con Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto. In coda all'intervista viene proposto tramite un video Rai, l'intervento di Roy Doliner alla trasmissione Enigma di Corrado Augias.

 

01.07.2010. L’intervista a Roy Doliner si divide in due parti. La prima è dedicata a Caravaggio e al suo ultimo libro, Caravaggio. Una luce nelle tenebre. Nella seconda parte, si discute con grande intensità di Michelangelo Buonarroti e di un altro libro di Doliner (scritto insieme a Bejamin Blech): I Segreti della Sistina. Il libro su Caravaggio è senza dubbio un ottimo saggio, scritto con una semplicità straordinaria e commissionato a Doliner sole otto settimane prima dell’apertura della mostra di Caravaggio (per un'idea di Marcello Pezza). Ora ci si chiede, ma perché chiedere un saggio simile ad uno scrittore ebreo americano che nulla sembra avere a che fare con il nostro amico Caravaggio? Bene, la risposta potreste darvela da soli leggendo I Segreti della Sistina, un opera che ha saputo travolgere il mondo dell’arte tradizionale con una immensa Luce.. . Non nascondo che, nonostante i temi discussi insieme a Doliner su

Caravaggio siano tutt’altro che banali, il vero cuore dell’intervista lo dovreste ricercare tra le righe dedicate al Buonarroti e alla Sistina. In fase di montaggio, riguardando il video dell’intervista, noto lucidamente il cambio passo, di entrambi, dal momento che stiamo per girare l’attenzione sulle vicende legate alla Cappella Sistina. Il mio è dunque un caldo invito a non perdere assolutamente la seconda parte dell’intervista dove tentiamo di offrire un’idea su quel famoso ponte che Michelangelo Buonarroti costruì all’interno Sistina. Un ponte fra ebraismo e cristianesimo e senza risparmiare “critiche” al suo “carceriere” papa Giulio II, agli abusi ed alle ipocrisie della sua corte papale. Per ragioni di spazio, non mi è stato possibile coprire tutti gli argomenti che mi ero prefissato di mettere a fuoco, per questo vi rimando alla lettura dei libri di questo geniale studioso americano, un umile scriba che si prefigge di parlare d’arte a coloro che solitamente di arte non si occupano.

Fa da contorno all’intervista il ristorante pizzeria Nerone di via del Moro, dove siamo stati cortesemente ospitati. Un luogo, che con qualche probabilità, potrebbe essere stato lo stesso della famosa Locanda del Moro, entrata alla  storia per un famoso lancio di carciofi… Ah, dimenticavo, la pizza, rigorosamente napoletana, era Divina, degna degli argomenti trattati nel corso della nostra interessante chiacchierata.   

Da come scrivi, Caravaggio sembra suggerire all’osservatore “ricorda che sei Divino”. Mi sembra tu ti riferisca ad alla biografia di Plotino, già menzionata in un altro tuo libro. Cercare di condurre il divino che è in voi con divino che è nel tutto. Confermi?  “La Luce viene presa in considerazione in qualsiasi grande fede. Buddismo, Ebraismo, Cristianesimo. Quando c’è la  mancanza della luce, c’è sempre di portare luce dentro la casa, dentro la vita. Luce è la vera protagonista in tutti i quadri di Caravaggio. Non i ragazzi effeminati, non le figure bibliche. La cosa che mi ha sempre colpito nei quadri di Caravaggio è quanto buio c’è nei suoi quadri. C’è però sempre un po’ di Luce, c’è sempre la speranza. Per lui non è una Luce normale, per lui è sempre una Luce divina. Nella Kabbalah c’è la Luce normale e poi c’è la Luce primordiale dell’universo che si chiama End off, senza limiti, senza fine. E’ una luce spirituale che si trova nei quadri di Caravaggio”

Hai menzionato la Kabbalah, ma Caravaggio non fu influenzato dalla cultura ebraica

“Secondo le mie ricerche no. Michelangelo Merisi non era un Michelangelo Buonarroti. Erano due personalità molto diverse. Caravaggio secondo me non era un grandissimo teologo o filosofo. Lui era un seguace di San Carlo Borromeo e San Filippo Neri. Il concetto che amavano diffondere nella chiesa era quello di Umiltà, Humilitas”

Nel tuo libro oltre a proporre alcuni concetti solo tuoi, raccogli le ultime scoperte e considerazioni scientifiche per quel che concerne Caravaggio, esposte rigorosamente in linguaggio semplice  “Si, vero, questo è il mio obiettivo è quello di scrivere di arte per i non addetti ai lavori e poterli poi interessare a questa materia”

Spieghi anche in dettaglio le tecniche pittoriche di Caravaggio, sempre con un pizzico di ironia. Camera oscura, lenti eccetera. Tu giustifichi il fatto che non si trovino documenti che certificano l’utilizzo di tecniche avveniristiche per via dell’abilità di Caravaggio a non farsi scoprire.

“Si, era quasi paranoico secondo me, nei confronti di coloro che volevano rubargli i segreti del mestiere. A Caravaggio non si poteva fare troppe domande a lui sul suo lavoro. E’ possibile che lui usasse la tecnica della camera oscura tecniche per i quadri dove rappresentava dei gruppi”

Cosa ti fa pensare che Caravaggio si sia servito di attori di teatro?  “Noi sappiamo benissimo, da tutti i biografi di Caravaggio, che lui frequentava la zona a luci rosse, frequentava piazza Navona dove era solito allestire dei palcoscenici provvisori per il teatro popolare. Non parlo dei teatri tradizionali della cosiddetta commedia erudita. Caravaggio frequentava questi posti. Per me l’indizio principale sono i Bari, ma anche la Bonaventura o la Deposizione di Cristo.”

Ognuno riesce a identificarsi in qualche modo con Caravaggio. Per la Chiesa era Il figliol prodigo, per gli anti religiosi era il ribelle blasfemo, per i gay era il precursore di Pier Paolo Pasolini.

“E’ normale identificarsi quando si ama un’artista. Secondo alcuni esperti lui proiettava le figure su una tela bianca, cosa facciamo noi, amanti di Caravaggio? Proiettiamo i nostri punti di vista su di lui. Dal mio punto di vista penso che lui era un Cristiano Cattolico molto devoto, anche se a modo suo. Questo non va d’accordo con quanti vedevano in lui un ribelle dell’arte. Essendo un seguace di Borromeo e Neri utilizzava modelli presi tra la gente di strada, ragazzi di vita, con i piedi sporchi”

Tu inviti a non ricercare l’essenza di Caravaggio nella sua opera. Ti rifai alla visione cabalistica secondo cui ogni individuo ha una tendenza al bene e una tendenza al male. Fai anche riferimento a termini  ebraici Yetzer Ha Tov (il bene) e Yetzer Ha Rà (il male). Puoi spiegare il motivo per cui non dovremmo ricercare indizi della sua vita all’interno della sua opera?  “Prima di tutto vorrei precisare che per me, la Kabbalah, la tradizione mistica, serve come un paio di occhiali, che mi serve per vedere l’arte in un modo diverso, da un altro punto di vista. Quando io osservo il chiaroscuro di Caravaggio e vedo questa lotta fra il buio e la Luce per me rappresenta la lotta interiore dell’artista. Lui era una specie di Jekyll and Hyde, artista straordinario, ma quando metteva a riposo il suo pennello faceva grossi casini. Il chiaro scuro per me rappresenta la lotta fra questi due suoi lati. Per me, secondo la mia formazione religiosa, personale e spirituale, quando vedo il chiaroscuro penso subito a questo concetto cabalistico. Nella vita Caravaggio era un po’ un autolesionista, diciamolo”

 Sostieni anche che Caravaggio soffriva anche della colpa del superstite

“In un capitolo del libro elenco tutti i sospetti che riguardavano Caravaggio, cioè tutte le cause possibili, del suo modo di pensare, del suo comportamento. Non affermo di aver trovato quale sia la vera causa dei suoi problemi, lascio le conclusioni al lettore, come un giallo. Se io riesco a far pensare il lettore, sono contentissimo, ho raggiunto il mio scopo”

Ti debbo mettere un po’ in difficoltà. Tu sostieni che Caravaggio usò semplici miscele di chiaroscuro, senza voler far arrivare all’osservatore dei messaggi nascosti, come Buonarroti, tanto per intenderci. E cosa te ne fai allora dei significati cristologici attribuiti ai quadri di Caravaggio da parte del Calvesi? “Nella sua abitazione furono trovati dodici libri, anche se non sappiamo se li avesse mai letti. E poi, cosa fa di solito una persona intellettuale? Scrive il suo pensiero. Caravaggio non scrisse mai niente! Quindi, per me, non ci sono indizi per poter attribuirgli questi significati. Io tolgo tanto di cappello al professor Calvesi, lui è un grande, però Caravaggio, per me, non era un grandissimo pensatore”

Affermi che nel nome sta il destino di una persona. I genitori del Caravaggio avevano in mente il grande Michelangelo Buonarroti quando scelsero quel nome?

“Sicuramente, Buonarroti era morto circa sette anni prima della nascita di Michelangelo Merisi. C’è anche da dire che lui nacque nel giorno di San Michele Arcangelo. Dunque ci sono due possibilità”

Ci sono dei punti in comune con Buonarroti?  “No, secondo le mie conoscenze. Buonarroti ad esempio era un grande anatomista. Se osserviamo con attenzione uno dei primi quadri di Merisi, il Ragazzo con la Canestra di frutta, ci accorgiamo che sbagliò nell’anatomia del ragazzo. Mi riferisco ai muscoli, ad esempio. Però entrambi ebbero un’ottima memoria fotografica. Si ricordavano a distanza di tempo facce, scene, oggetti, tutto”

 Fai spesso riferimento alla Kabbalah nei tuoi discorsi. Buonarroti, secondo te, fece tesoro delle sue conoscenze cabalistiche nel dipingere la Cappella Sistina. Ma perché è importante conoscere la Kabbalah?

“Faccio un esempio, forse un po’ stupido,  ma spero che sia almeno chiaro. Se ti invitassi a guardare il film di Avatar tramite un Dvd davanti al computer, forse alla fine mi diresti: carino, storia un po’ prevedibile, ma non riesco a capire francamente questa mania per questo film. Avresti ragione, Avatar l’avresti visto non in tre dimensioni e dunque senza gli occhiali speciali. Per me, la Kabbalah sono questi occhiali che mi aiutano a vedere le opere in modo molto diverso. Mi danno un'altra visione, non solo per capire la storia dell’arte, ma per capire l’universo, la vita. Questa è Kabballah. In tempi passati, come nel seicento, l’avevano presa come una sorta di magia, alchimia, misticismo, però Kabballah è solo un modo spirituale per osservare, la vita,  il mondo, l’universo. Si può capire meglio anche i Vangeli, grazie alla Kabballah”

Gesù stesso mi risulta essere stato un cabalista “Il titolo che gli apostoli danno a Gesù era Rabbi. Mi stupiscono le persone che insistono tutt’ora dicendo che Gesù era un ebreo”

La Kabballah sarebbe la radice delle vari religioni monoteistiche?

“Si, se parliamo di misticismo, sia nel buddismo, sia nell’ebraismo ha il medesimo nome, o meglio soprannome. Nel buddismo si chiama il fiore con tanti petali. In ebraismo, e dunque nella Kabballah, si chiama la rosa con tredici petali. Praticamente il modo di chiamare il misticismo è lo stesso. Questo perché ci sono tutti questi petali, belli, che ci portano al centro. Il centro è uguale. Questi petali si chiamano Cattolicesimo, Protestantesimo, Buddismo, Ebraismo e ci portano allo stesso centro: Dio. Si parla dell’unicità dell’universo”

Ecco, quindi, la Kabballah non appartiene solo agli ebrei, appartiene a tutta l’umanità. “Certamente, non è una proprietà privata degli ebrei. L’origine, certamente, viene dall’ebraismo perché è la prima fede monoteista, è la fonte”

L’introduzione alla Kabbalah credo fosse doverosa prima di parlare di Michelangelo Buonarroti e dunque del libro che hai scritto insieme al Rabbino Benjamin Blech I Segreti della Sistina pubblicato nel 2008. Tramite questo saggio fate una serie di rivelazioni al mondo dell’arte, ma non solo.

“Si, vorrei parlarti di una bella coincidenza, il librò uscì negli Stati Uniti l’8 maggio del 2008, sempre l’8 maggio Michelangelo Buonarroti iniziò il lavoro nella volta della Cappella Sistina”

E’ un segno. “Speriamo”

Michelangelo tramite la sua opera tenta di lanciare dei messaggi universali, quasi un ponte fra l’ebraismo e il cristianesimo e forse anche fra la nostra persona e il nostro io interiore. Michelangelo semina una serie di messaggi, in parte nascosti, almeno fino alla recente pulitura e dunque alle recenti scoperte

“Ecco questa è stata la mia fortuna. Sia per quanto riguarda il lavoro su Buonarroti che sul lavoro su Merisi ho avuto l’occasione di avvalermi di scoperte avvenute in questi ultimi anni, per quanto riguarda Caravaggio parliamo anche degli ultimi mesi.

Il tuo libro dovrebbe essere proposto anche nelle scuole  “Si, molti studenti hanno chiesto questo ai loro professori, è uscita di recente la versione economica del libro che costa solo dodici euro, sono molto contento per questo. Mi hanno già chiesto di tenere delle conferenze per studenti, come nell’American University in Rome. Per me è un grandissimo onore. Cerco di interessare la prossima generazione, possibilmente, la prossima generazione italiana, perché è il loro patrimonio”

Dal tuo libro emerge quanto la famiglia de’ Medici abbia influenzato i lavori della Cappella Sistina. Dapprima invia la squadra capitanata dal Botticelli, poi manda Michelangelo… erano dei diavoletti questi de’ Medici eh?

“Loro erano la scintilla di luce in un’epoca di buio. Per quanto riguarda Michelangelo, in un’epoca di intolleranza assoluta, lui predicava la tolleranza, anche se in un modo sovversivo, come dici tu, giustamente. Molti mi chiedono chi mi ha convinto su questi interessi ebraici di Michelangelo, io rispondo, è stato Michelangelo stesso a convincermi”

Ci dai qualche elemento del vostro lavoro, tanto per incuriosire un po’ i tuoi potenziali lettori? “Ok, ho portato con me delle riproduzioni della Cappella Sistina per farti capire meglio. Questo è Geremia. A fianco della gonna di Geremia è possibile notare due lettere ebraiche Alef e Ain. In molte guide ufficiali c’è scritto erroneamente che si tratta di due lettere greche, ma non è vero. Sono le due lettere mute dell’alfabeto ebraico e non si trovano mai insieme nella Bibbia tranne una volta, nei commenti di Rasci nel Talmud, dicono quando che c’è un sommo sacerdote che nel tempio Santo non riesce a distinguere tra un Ain muta e un Alef muta, non è degno del suo posto. E dove mise Michelangelo Buonarroti questa pergamena in trompe l’oeil? Sopra la testa di Giulio II… Questo per dire: questo sommo Sacerdote non è degno del suo tempio

   
 Lui era fortemente critico nei confronti della Chiesa e soprattutto nei confronti del suo carceriere papa Giulio II che obbligò Michelangelo a stare anni e anni a lavorare a testa in su e praticare un’arte che lui non amava affatto: la pittura.

“Dipingere la volta di qualsiasi cappella, di qualsiasi Chiesa, era un lavoro per apprendisti, per gli assistenti, non certo per un grandissimo artista del livello di Buonarroti. Quindi già il tipo di lavoro che Giulio II offrì a Buonarroti fu come uno schiaffo in pubblico al sommo artista perché era un lavoro quasi da manovale, quasi da operaio. Era come un insulto, ecco anche perché Michelangelo nutriva del rancore nei confronti del papa”

E di segni, per manifestare il suo malcontento, Michelangelo ne fece diversi  e proprio all’indirizzo di papa Giulio II.  “Si, mi ricordo di essermi trovato a discutere di questo argomento alla trasmissione di Corrado Augias Enigma, con lo stimatissimo professor Paolucci, direttore generale dei musei Vaticani, e anche insieme ad una persona che stimo molto, ovvero il professore di storia dell’arte Heinrich Pfeiffer, autore del libro La Sistina Svelata. Insomma nel dibattito alcuni sostenevano che Michelangelo amasse il papa. Io gli feci notare che proprio sopra il trono del papa c’è una caricatura di Giulio II. Questo non lo dico solo io, ma lo scrive anche lo stesso Pfeiffer nel suo libro stampato dal Vaticano. Anche lui sostiene come me che Michelangelo era molto seccato nei confronti di Giulio II”

Poi Michelangelo raffigura, sempre all’indirizzo di Giulio II, il gesto dei fichi servendosi di un angelo. Il gesto cosiddetto dei fichi corrisponderebbe al contemporaneo dito medio alzato.

“Guarda, questo gesto è descritto da Dante Alighieri nell’Inferno, non è una mia invenzione”

Ma allora come mai nessuno se accorse all’epoca? “Semplice, questo gesto è piccolissimo, dipinto molto in alto sulla volta, venti metri, sfumato, non era possibile accorgersene. Se se ne fossero accorti ci sarebbe stata la decapitazione di Buonarroti. Dunque questi insulti sono piccoli e devi sapere esattamente dove guardare. Il gesto dei fichi compare due volte sulla volta della Cappella Sistina sempre rivolto ad una sagoma che rappresenta papa Giulio II. Vorrei precisare che questi gestacci sono rivolti nei confronti del papa, ma non nei confronti della Chiesa. Michelangelo era un cristiano devotissimo. Era però molto critico nei confronti di tutte le ipocrisie, gli abusi di potere che lui vedeva nella corte di Giulio II”

Michelangelo raffigura anche dei segni di discriminazione nei confronti degli ebrei

“Si, proprio nello stesso gruppo di figure dove viene raffigurato Geremia e la caricatura di Giulio II si può distinguere la figura di Aminadab. Dopo la ripulitura, hanno scoperto un segno di discriminazione sul braccio sinistro, un cerchio giallo, che sarebbe il segno dell’infamia. Era un segno imposto agli ebrei dal quarto concilio lateranense, nel 1215. Dopo questo concilio gli ebrei maschi erano costretti di mettere questo segno nel braccio sinistro. Il giallo ricorda il colore dell’urina, quindi d’infamia. Le donne ebree erano invece costrette ad indossare un scialle gialla, ovvero lo scialle delle prostitute. Questo segno ha la valenza di una protesta”

Sono raffigurati anche i segni di apertura nei confronti di altre religioni, in pratica, dei messaggi universali. “Secondo la commissione originale, Michelangelo doveva mettere Maria sopra l’altare, invece lui mise Gionà, che è in pratica la figura più colossale in tutta la cappella. Lui sta sopra l’altare. Ma se guardiamo bene qualsiasi altare in una Chiesa Cattolica, c’è lo spirito divino: la colomba. Cosa vuol dire in ebraico Gionà? Colomba. C’è dunque una colomba ebraica sull’altare della Cappella Sistina. Questo profeta universale, Gionà, non predicava agli ebrei bensì ai non ebrei. Lui predicava a tutti, per far capire l’unicità di Dio. Non c’è una figura più universale di Gionà, il suo messaggio è essere la colomba cristiana nei panni di un profeta ebreo. Questo è proprio il ponte che Buonarroti cercò di inserire nella cappella Sistina”

Ma questo ponte, riuscì a portarlo a compimento Michelangelo, oppure manca ancora qual cosina?

“Ci dicono in tantissimi, a me e al Rabbino Blech, che abbiamo aperto il vaso di Pandora… Adesso ci sono tanti studenti ricercatori che al mondo che usano questo nostro libro come punto di riferimento”

Ma questi ricercatori sono ebrei o cristiano cattolici?  “Per lo più, nella storia dell’arte, i ricercatori, gli studenti e gli esperti in generale sono quasi tutti cristiani cattolici. Non ci sono molti ebrei che si occupano di storia dell’arte. Questo è un doppio piacere, è come se fosse un ponte perché ci sono questi ricercatori della storia dell’arte cristiani che vogliono sapere di della tradizione ebraica, quindi Talmud, Midrash, Torah e così via. E ci sono gli ebrei ortodossi che leggono questo nostro libro e vogliono sapere di più sulla storia di Michelangelo sulla storia della Chiesa Cattolica, sulla storia dell’arte cristiana. Dunque abbiamo acceso miccia, questo rappresenta per noi un grandissimo piacere e onore. Noi diciamo sempre che Michelangelo scrisse una lettera, la mise in una bottiglia e la gettò nella Cappella Sistina. La bottiglia rimase li nascosta per tanti secoli.”

Insomma Buonarroti ne fece di tutti i colori e non si fece mai beccare, mentre Caravaggio poverino passò un guaio per ogni sua malefatta.

“L’ho sempre detto, Caravaggio era molto abile a nascondere la sua tecnica, ma non per il resto. Non era un pensatore a livello Buonarroti tanto per intenderci”

Nel libro fate spesso riferimento a un concetto cabalistico secondo cui Dio non da un problema senza fornire anche l’antidoto. L’episodio del di Adamo ed Eva ne è un esempio lampante. Adamo si copre con una foglia di fico dopo aver mangiato un… fico, non una mela…  “Qualsiasi immagine, qualsiasi pennello, in tutti gli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, è stato per lui come un bivio, lui poteva scegliere la versione standard, la versione cristiana, la strada più gettonata e più sicura e senza problemi per lui. Michelangelo scelse invece la strada più irta, la strada più difficile e rara cioè quella della tradizione ebraica. L’albero della conoscenza non è un melo, bensì un fico. Questo è soltanto secondo la tradizione ebraica. E poi, l’arca di Noè, in quasi tutte le immagini viene raffigurata come una grandissima nave. Nella Bibbia ebraica non è una nave, ma una grandissima scatola.  Se osserviamo le scene del diluvio sulla volta della Cappella Sistina Michelangelo sceglie la tradizione ebraica cioè viene rappresentata come una grandissima scatola. Un altro esempio: Gionà non fu inghiottito da una balena, ma da un pesce gigantesco, secondo la tradizione ebraica, come raffigurato da Michelangelo. Ogni qualvolta si trovava di fronte un bivio Michelangelo scelse sempre la strada della tradizione ebraica”

Fra gli aspetti che mettete in luce nel vostro libro ci sono le interpretazioni di alcuni segni, molto particolari, che ricordano delle lettere dell’alfabeto ebraico. Mi sto riferendo in particolare a sette pannelli che sono collegati alle sette Middot, ovvero  sette attributi delle sette s’firot, o sfere, più basse del cabalistico Albero della Vita che rappresenta la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Kabbalah  “Ecco, ti mostro l’Albero della Vita cabalistico, ti spiego semplicemente cos’è. Parliamo sempre della Luce. La Luce che per non bruciarci, per non accecarci, si canalizza attraverso un percorso specifico. L’Albero della Vita rappresenta dieci aspetti divini che rappresentano di fatto Dio. Ad esempio, quando parlo di te, potrei riferirmi a te come il giornalista, ma anche all’informatico, o ad Egizio, o potrei chiamarti con il cognome e così via. Potrei trovare almeno dieci modi per riferirmi a te…”

Purtroppo il tempo che abbiamo a disposizione sta per terminare, ci sarebbe da parlare sull’Albero della Vita per giorni interi. Facciamo un paio di esempio sulle interpretazioni che voi attribuite a questi pannelli. In un pannello di sinistra, quello che voi collegate alla sfera del G’vurah, dove sono raffigurati Davide e Golia, si può distinguere chiaramente la lettera ebraica Ghimel. Di fronte a questo pannello appena menzionato, ma dalla parte opposta è possibile osservare il pannello che raffigura Giuditta, la sua ancella con la testa di Oloferne. In quest’ultima figura è possibile notare la lettera ebraica Chet. “Guarda, questa è una cosa molto discussa. Per le persone non nate e cresciute in ambiente di ebraismo e della lingua ebraica dicono che questo non è vero. Quando però io porto dentro la Cappella Sistina Rabbini o studiosi di madre lingua ebraica loro notano subito: oh guarda, questa è la nostra Ghimel, questa e la nostra lettera Chet. Le riconoscono subito. Vorrei precisare che non sto facendo un spot per la Kabbalah, perché bisogna dirlo: la Kabbalah non è per tutti, non risulta comprensibile a chiunque. Tornando ai pannelli da te menzionati, devo farti notare che nell’Albero della Vita ci sono due lati, due colonne. Il lato destro, il lato dove troviamo la sfera di G’vurah, è il lato maschile, di potere, di forza. Il lato destro invece è quello femminile, di misericordia, di grazia”

Chet
         
Ghimel

E l’aspetto curioso questi due pannelli sono uno di fronte all’altro nella Cappella Sistina “Si, proprio come nell’Albero della Vita”

 

Intervento di Roy Doliner alla trasmissione Enigma di Corrado Augias a questo link 

Alcuni riferimenti libro di Padre Heinrich W. Pfeiffer "La Sistina Svelata" a questo link

Commenti
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claudio   |02-07-2010 16:38:33
La tenda rossa di fondo è una chicca e il rumore dell'osteria è perfettamente in
tema.Intervista impeccabile
egizio   |02-07-2010 16:41:35
grazie Clà, ci vediamo dopo.
claudio   |02-07-2010 17:12:33
e m'hai fatto venì fame
egizio   |03-07-2010 10:46:08
spero fame de cultura...
GMC   |01-08-2013 11:53:19
Doliner vede quello che vuole vedere. Mettendosi gli occhiali colorati è ovvio
che veda tutto di quel colore, anche dove quel colore non c'è.

Le ultime due
lettere ebraiche: che c'entrano con le raffigurazioni? Perché nella prima non si
tiene conto della gamba della figura a sinistra e nella seconda non si tiene
conto di TUTTO IL RESTO DEL CORPO della figura a terra?

È ovvio che, togliendo
i particolari scomodi, si trovano tutte le forme che vogliamo noi!

Poi oltre
alla "chet", la prima figura poteva essere una "he" o una
"tav" (altre due lettere dell'alfabeto ebraico), o, perché non un pi
greco a questo punto?

Ma perché non potevano semplicemente essere delle figure
e basta? Cosa ci autorizza a pensare che Michelangelo volesse nascondere dei
messaggi segreti? Cosa sappiamo noi di quanto Michelangelo conoscesse
dell'ebraismo?

Inoltre le varie "prove" di "ponti" fra ebraismo
e cristianesimo fanno acqua da tutte le parti: la tradizione del fico, dell'arca
come scatola, e di "Giona" che vuol dire colomba c'erano comunque nel
cristianesimo, e si ricavano tranquillamente dalla Bibbia stessa.

Poi tutto sto
"ponte" fra ebraismo e cristianesimo non è necessario, dato che il
cristianesimo è nato dall'Ebraismo!

Il gesto dell'insulto degli angeli non lo
vedo, sembra solo un dito puntato.

Poi tutta la storia di Geremia: a parte che
le lettere non si distinguono bene, ma non sarebbe affatto strano se
Michelangelo, raffigurando un profeta ebreo, avesse rappresentato uno scritto
ebraico vicino a lui. E poi, anche volendo credere all'interpretazione di
Doliner, le lettere comunque non sono vicine l'una con l'altra, quindi tutta la
manfrina sul "sacerdote indegno" è pura illazione.

Spero che sia
un'esagerazione che queste cose siano insegnate nelle scuole, se no poveri
ragazzi...
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