Sotto lo stesso cielo

   Incontro con Moni Ovadia a Bergamo. Si discute di antisemitismo

 

Di Egizio Trombetta – In questo post potrete vedere il video integrale dell’incontro con Moni Ovadia che si è tenuto a Bergamo il 9 Novembre sul tema “Ebrei e danaro”.  Ovadia tenta di smitizzare alcuni luoghi comuni che circolano sugli ebrei. Si discute a fondo sulle ragioni che fanno nascere l’antisemitismo. Infine alcune riflessioni sull’opera di William Shakespeare Il Mercante di Venezia.

 

20.11.2010. BERGAMO.  Moni Ovadia, attore e regista, studioso del mondo ebraico e yiddish, è stato ospite delle Acli all’interno del ciclo di incontri “Molte fedi sotto lo stesso cielo”. L’auditorium della Casa del Giovane di via Gavazzeni in Bergamo era stracolma, molte persone hanno assistito all’incontro sedute in terra e sui scalini, altre ancora sono rimaste in piedi. Ovadia tenta di smontare alcuni luoghi comuni che circolano da secoli sugli ebrei, uno su tutti: l’attaccamento dell’ebreo al danaro. Non si parla solo di questo ovviamente. Si tenta inoltre di sviscerare le origini dell’antisemitismo. Ovadia insiste in più di una circostanza sulla questione palestinese… quasi esagerando, ma non lo fa da “ebreo”, lo fa al contrario...  Per coloro che fossero interessati ad un approfondimento rimando alla visione del video  Mi è sembrato infine interessante aprire uno spaccato letterario e

soffermarmi su alcune considerazioni fatte da Ovadia sul  Mercante di Venezia di William Shakespeare.  Prima di passare ad argomenti shakespeariani riporto alcuni frammenti dell’intervento di Ovadia:  “Tutti noi siamo un po’ ebrei” - “Non c’è nulla nella modernità che non abbia il segno ebraico” - “Non c’è un solo cristiano che non sia anche ebro, a partire da Gesù Cristo” - “La mia solidarietà col popolo palestinese mi è valsa il titolo di ebreo anti semita, di cui ne vado molto fiero” - “Non c’è nazionalismo che redime, neanche quello ebraico, anzi…” -  “L’universalismo è un dono della Torà ebraica, con tutto il rispetto che ho,  non del Vangelo. Nel Genesi non si parla di ebrei, ma solo di esseri umani”  - “Non son stati gli ebrei ad inventare le banche, sono stati i fiorentini. Perché non c’è un odio sui fiorentini? L’idea di inventare le cambiali viene

Quante persone conoscete generose col danaro? Se dovessimo giudicare le persone in base alla relazione che hanno col danaro io penso che questo pianeta sarebbe composto, su sette miliardi di uomini, da seimiliardinovantacinque milioni di ebrei… cosa che non è” -  “Shakespeare è il più grande di tutti. Ho impiegato un’estate a studiarmelo a fondo perché quei pazzi de La Repubblica hanno voluto che facessi il Dvd da allegare…  Shakespeare prese in prestito il soggetto dell’ebreo di Malta di Marlowe  e ne fece una cosa grandiosa. Lui credo non abbia mai scritto mai nulla di originale, ha sovente preso le idee da altri, ma fu talmente genio che fu capace di ribaltare tutto e farne un opera grandiosa. Era un genio della letteratura occidentale. Allora nell’opera di Shakespeare, Il Mercante di Venezia, Shylock è l’uomo del danaro, ma a Venezia… ma tutti vogliono danaro a Venezia. Venezia è la città del danaro. Shakespeare non ambienta a caso la vicenda a Venezia, dove niente è cavalleresco. Il cristiano  Antonio vuole danari da  Shylock per tenere legato Bassanio a se. E perché Bassanio ha bisogno di danari? Perché deve conquistare la bella e virtuosa Porzia ci vogliono i capitali… quindi è tutta un’operazione di affari. Però il reprobo sarebbe  Shylock che dice: credete che sia attaccato ai soldi? Mi accontento di una libra di carne. Dimostra così che non è un problema dei soldi. Lui cerca vendetta, va bene, però cominciamo a dire che non è un problema di soldi. La bella e virtuosa Porzia si lascia conquistare dai soldi. Bassanio e il suo amico torna a Venezia e dice: l’affare è fatto! Tutti vogliono i soldi… e per avere i suoi soldi, sputano addosso all’ebreo. Quando Shylock fa il monologo rivendica solo che è un essere umano come loro e che gli altri  non sono migliori di lui. Gli altri, che disprezzano il suo danaro, quando hanno bisogno di fare i loro interessi si rivolgono proprio a colui che disprezzano e quando non hanno a disposizione strumenti leali lo depredano di tutto… Bell’esempio! Shakespeare era un vero genio. Demolisce tutta questa ipocrisia che lega l’ebreo al danaro. L’ebreo fa quello che può fare, usa gli strumenti che ha perché gli altri strumenti non gli vengono consentiti. Shakespeare è il genio della letteratura occidentale”A integrazione delle argomentazioni di Moni Ovadia posso dire che l’opera shakespeariana si afferra che non si muova affatto all’interno dei consueti canoni antisemiti dal momento che l’attitudine crudele di Shylock è spiegata con i torti che egli ha subito e che hanno indurito il suo cuore. Inoltre, la parte finale dell’opera, contiene una serie di messaggi contro la crudeltà di cui il mondo cristiano si sarebbe reso colpevole nei confronti degli ebrei. Pare inoltre che Shakespeare fosse stato influenzato dalla Kabbalah ebraica pervenutagli attraverso il circolo del cabalista cristiano John Dee, influenzato a sua volta da un frate veneziano; si trattava di Francesco Giorgi. Fra Francesco si serviva spesso di temi kabbalistici per corroborare la teologia cristiana fino ad arrivare a forme di sincretismo religioso (n.d.r. il sincretismo può essere considerato come ogni tendenza a conciliare elementi religiosi, filosofici e culturali eterogenei appartenenti a due o più dottrine o culture diverse).

Daniel Banes, in un articolo pubblicato circa venticinque anni fa  tenne conto in modo puntuale degli influssi  kabbalistici su Francesco Giorgi e si è spinse a ricostruire lo schema kabbalistico  nascosto dietro Il Mercante di Venezia. Per spiegare la spina dorsale ebraica dell’opera shakespeariana occorre però riferirsi agli Attributi Divini, le cosiddette Sefiròth (da intendersi come i gradi della vita divina)  il quale erano largamente diffusi negli ambienti dei cabbalisti cristiani. Shylock rappresenterebbe la sefirà "Ghevurah" o "severità di giudizio", Antonio la sefirà "Hesed" o "tenerezza amorosa" e Porzia sarebbe "Tifereth" o "bellezza-clemenza" che tenta di conciliare le prime due.

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