Milano/Caravaggio? Una mostra impossibile… 

 Andrea Dusio, responsabile di Milano Cultura, ci parla della realtà milanese

   

Di Egizio Trombetta - E’ in corso a Milano, al Palazzo della Ragione, la mostra che conclude le celebrazioni per il quarto centenario della morte di Caravaggio. La mostra propone l’intero corpus caravaggesco attraverso 65 riproduzioni ad alta definizione. Sono  attori ad accompagnare il visitatore nella magia del chiaroscuro caravaggesco. Questo tipo di iniziativa ha raccolto giudizi positivi da parte di autorevoli storici dell’arte quali Claudio Strinati, Denis Mahon e Keith Christiansen, ma in molti, a Milano, si domandano sul perché non sia stato possibile avere a Milano una mostra composta da opere originali del maestro. Andrea Dusio, responsabile di Milano Cultura, cerca di rispondere a questa domanda. Dusio coglie anche l’occasione di commentare l’attacco subito qualche mese fa da parte dello storico dell’arte Maurizio Marino a mezzo di una Tv privata. Articolo realizzato in collaborazione di Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto.

 

MILANO. 01.12.2010. E’ possibile che Milano avrà forse deluso le attese di coloro che si aspettavano una mostra degna del  quarto centenario della morte di Caravaggio. La mostra virtuale in corso a Palazzo della Ragione non colma di certo questa “vuoto”, ma può fornire un’idea della magia dell’opera caravaggesca. La mostra impossibile milanese, in programma dal 10 Novembre al 13 Febbraio, è costituita da  una raccolta di fotografie retroilluminate ad alta definizione che raccoglie l’intero corpus caravaggesco. Non si tratta certo di una novità nel panorama nazionale, ma Milano, in questo caso, ci ha messo del suo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dalla Rai Radiotelevisione Italiana e dall’azienda di trasporti di Milano (l’ATM), la mostra curata da Andrea Parascandolo è confezionata per i visitatori milanesi con una sensibilità straordinaria… Sono

degli attori, che interpretano il ruolo del maestro, a guidare i visitatori fra  le 65 opere caravaggesche proposte nella mostra. Osservando il  video proposto in questo servizio, che purtroppo risulta essere molto scuro in alcuni passaggi a causa della scarsa sensibilità della telecamera, si potrà avere un’idea di quello che accade quotidianamente ai visitatori di “Caravaggio. Una mostra impossibile” in corso a Milano. Anche un pubblico più giovane sembra gradire la performance degli attori, e, naturalmente, vita e opere di Caravaggio. E’ da considerarsi anche una buona occasione per avvicinare i ragazzi al mondo dell’arte e Milano non è nuova a questo tipo di iniziative. Al Castello Sforzesco, ad esempio, un’azienda privata organizza tour di questo tipo solo per ragazzi. Ma i cosiddetti “Performer”, come vengono denominati ufficialmente, non si limitano a presentare in mostra l’opera e la vita del maestro, loro si calano nella realtà metropolitana scendendo sin giù in

metropolitana e invitando, “in buona”, i sbigottiti utenti dell’ATM! Abbiamo chiesto ad Andrea Dusio, milanese, responsabile di Milano Cultura e autore del libro “Caravaggio White Album”, le ragioni per cui non è stata organizzata una mostra “reale” nell’anno del quadricentenario del maestro.

Andrea, mancavano le risorse per organizzare una mostra dedicata a Caravaggio nell’anno del quadricentenario della sua morte? “Sicuramente mancavano le risorse per organizzare una mostra come quella che è stata fatta a Roma alle Scuderie del Quirinale. Mostre del genere vengono organizzate col patrocinio del Presidente della Repubblica, e c’è spazio per farle solo a Roma. Nel 1951 era stato possibile fare una mostra di grosse dimensioni a Milano che aveva raccolto il maggior numero possibile di opere di Caravaggio conosciute allora. A Milano si è riprovato  a fare una mostra sul Merisi nel 2005, ma alla fine si è riusciti a metterne assieme solo tre o quattro opere. D’altronde, com’è comprensibile, non è facile ottenere certi prestiti. E nello scenario delle grandi mostre, Milano non è una città importante come Roma, ma nemmeno come Firenze e Venezia”.

Ci sono stati anche problemi politici? “Si certo, a Milano c’è stato un avvicendamento un paio di anni fa dell’assessorato alla cultura. L’assessore uscente era Sgarbi e credo che lui avesse in programma per il 2010 un evento su Caravaggio. Con la sua fuoriuscita sono ovviamente saltate risorse, contatti, relazioni che sarebbero stati necessari per organizzare una mostra di quella portata e di quell’investimento”.

Ma tu, da Milanese. non ti senti un po’ deluso?  “No, penso che la gente per vedere mostre di una certa portata si muove. Milano invece avrebbe dovuto fare una mostra sugli esordi di Caravaggio e sui precedenti di Caravaggio, che in definitiva è l’aspetto che non è stato affrontato nel corso delle manifestazioni di quest’anno”.

Cosa ti è piaciuto quest’anno e cosa invece ti senti di criticare? “La mostra delle Scuderie del Quirinale per il successo che ha avuto è una mostra al di la di ogni sospetto.  Magari non avrà aggiunto nulla dal punto di vista della conoscenza scientifica del pittore, però è stato un momento importante di divulgazione e di incontro del pubblico con Caravaggio. Non ci sono stati altri eventi di rilievo straordinario. A me piacciono le mostre e le pubblicazioni particolarmente verticali, concentrate su particolari aspetti. Ci sono state mostre focalizzate su di un’unica opera, all’interno delle quali quale c’era spazio per approfondire molto bene i problemi relativi a un dipinto dal punto di vista iconografico e dal punto di vista del restauro. Non è facile fare un lavoro di questo tipo con una mostra di dieci o quindici opere.  Quanto  a quel che non mi è piaciuto, avrei fatto a meno di tutta la questione delle ossa”.

Nel tuo libro fai intendere di avere una grande stima nei confronti del professor Bologna,  se lo potessi incontrare, che domanda gli faresti?  “Gli studi di Bologna sono stati scritti ormai da qualche anno. Mi piacerebbe chiedergli se in merito al collegamento che ha cercato di tracciare molto intelligentemente tra le ricerche scientifiche dell’epoca e l’opera di Caravaggio abbia trovato in questi anni anche altre tracce documentarie e altre attestazioni che provano l’esistenza di un legame. Uno degli aspetti interessanti e meno esplorati riguarda proprio l’utilizzo della parte di Caravaggio di strumenti ottici, specchi e tecniche scientifiche applicate alla pittura”.

Ti faccio una domanda di carattere generale. Dal tuo punto di vista, quello di uno scrittore, come giudichi  il mondo dell’arte? E’ un po’ una jungla come in altri settori? “Tutti i mondi sono un po’ una giungla, anche quello degli storici dell’arte. Che ho scoperto essere un ambiente
particolarmente agguerrito. Anche perché è in relazione con altri mondi. Ad esempio con quello dell’antiquariato e degli expertise…”.

Quindi ci sono di mezzo forti interessi economici?  “In tutti i segmenti della cultura ci sono ovviamente degli interessi economici, ho scoperto che ci sono anche in quello degli storici dell’arte.  La cosa in sé non mi sorprende. Certo non è un mondo che viva di sola dedizione alla ricerca”.

Qualche mese fa hai ricevuto un attacco molto duro dal professor Marini, che ha criticato la tua persona  e il tuo libro ‘Caravaggio White Album’. Sei disposto a commentare l’intervento di Marini? E come ti spieghi il suo comportamento? “Io non sono così convinto di essere direttamente interessato in questa questione. Nel mio libro si sono fatte alcune osservazioni su come ci si muove nel mondo degli studi di Caravaggio, con un allargamento ingiustificato delle attribuzioni legate al pittore, e credo che Marini si sia sentito particolarmente toccato da questo
aspetto, perché il corpo di opere che lui ritiene autentiche di Caravaggio è enormemente superiore a quello che viene avvalorato da altri studiosi. Io ho trovato ingiustificato questo catalogo gonfiato che Marini attribuisce a Caravaggio. Molti storici dell’arte disconoscono buona parte delle  sue attribuzioni. Il mio giudizio sui libri che ha dedicato a Caravaggio è che il primo, quello del 1974, è interessante. In quel libro molte delle opere che successivamente lui ha attribuito alla mano del maestro sono considerate delle copie, di cui non è possibile rintracciare l’originale. Ecco, se si prende come riferimento il Marini del 1974 si ha un idea molto più precisa di chi era Caravaggio che  quella che esce dall’ultima versione del suo libro”

Ma perché, secondo te cosa è successo dal ’74 ad oggi? “Le sue convinzioni saranno cambiate, saprà lui perché… Li avrà studiati meglio…”.

Fu fatta una critica da parte di Marini anche sul linguaggio che usi nel libro, zeppo, a suo dire, di termini in lingua inglese… “Io parlo con la lingua del mio tempo… ma anche lui mi sembra che usi il linguaggio del suo tempo, dal momento che va anche in televisione  a parlare. Non credo abbia senso parlare in latino in televisione”.

Se lo dovessi incontrare il professor Marini cosa gli diresti? “Gli direi che negli altri suoi libri che ho letto ho trovato tanti spunti interessanti: Penso per esempio a quello su Velazquez, che non è così studiato dagli storici dell’arte italiana. Allo stesso modo trovo indovinate alcune sue intuizioni, come quelle su alcuni stucchi in San Lorenzo in Lucina. La conoscenza di Marini non finisce certo con Caravaggio. La sua produzione è un punto di riferimento per i studiosi d’arte, disconoscerlo sarebbe un atto di stupidità.”

Commenti
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michele   |01-12-2010 15:13:55
E' stato come stare lì a Milano, grazie.
In bocca al lupo per l'eventuale
intervista a Ferdinando Bologna!
egizio   |01-12-2010 15:49:47
grazie Michele, complimenti anche a te, vedo che ti stai dando un gran da fare.
un saluto. ciao
claudio   |01-12-2010 19:24:37
vedo che non perdi l'arguzia dell'interviste..............Pace fatta con
Dusio.
C'ho rimesso solo io che ho perso la sua amicizia,io che l'ho difeso per
primo e che ho criticato Marini per la sua verità assoluta così paventata.
Ciao
Egizio
egizio   |02-12-2010 09:13:28
grazie Claudio, perchè dici che hai perso la sua amicizia? come siete rimasti?
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