Intervista a Francesca Cappelletti a                    

   

Di Egizio Trombetta - 04.01.2011. Francesca Cappelletti, professione storica dell’arte, i più se la ricordano per le sue ricerche documentarie condotte agli archivi Mattei di Recanati. A seguito del suo lavoro certosino, condotto insieme ad un’altra studiosa, Laura Testa,  fu possibile far luce su quadri di Caravaggio come il San Giovannino della pinacoteca capitolina e sulla Cattura di Cristo ora esposto a Dublino. Caravaggio un ritratto somigliante è il libro edito da Electa, targato Francesca Cappelletti, uscito in occasione del quadricentenario della morte di Michelangelo Merisi. Incontriamo Francesca Cappelletti all’università di Ferrara, dove insegna come professore associato di Storia del’arte moderna, per chiarire alcuni aspetti del suo libro, ma non solo… Articolo realizzato in collaborazione di Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto.

 

 FERRARA. Francesca in occasione del quadricentenario di Caravaggio è uscito i tuo libro “Un ritratto somigliante” edito da Electa. Un’opera importante, qualità fotografica eccellente e poi c’è il testo che  è secondo me l’anima pulsante del libro. Quest’opera ha secondo me un grande difetto, è molto costoso, non è magari il più costoso, ma sul prezzo di copertina troviamo 90 euro… Perché? “E’ una domanda difficile, ma ti ringrazio per avermela fatta. Come ben sai non è l’autore ma l’editore che decide il prezzo e le strategie. Il libro nasceva come un libro adatto agli studenti della triennale di lettere di storia dell’arte. Avevo pensato ad un’edizione che avesse un coso più contenuto, ma anche una veste grafica meno fastosa. L’edito però si è appassionato tanto al progetto, cioè quella di avere una biografia abbastanza sintetica di Caravaggio, che ripercorresse le tappe principali sia della vita che della storia critica con un linguaggio molto accessibile. E’ stato investito moltissimo nella campagna fotografica che è stata fatta per diverse opere ex-novo. Uno dei motivi che hanno fatto”
senza dubbio salire il prezzo del libro è stato senza dubbio per le fotografie che sono state realizzate appositamente per questo libro. In alcuni casi è possibili avere anche una visione diversa dell’opera di Caravaggio, proprio grazie ai particolari ripresi da queste foto, che sono state fatte dopo il restauro.  Io continuo a sperare che di questo libro venga fatta una versione più accessibile in termini di prezzo e anche più maneggevoleLe fonti documentarie sono la spina dorsale del libro, non poteva che essere così dal momento che si tratta di un tuo libro. Rendono questo libro proprio un ritratto somigliante… “Beh io lo spero – risponde ridendo Francesca – devo dire che mi sembrava un po’ presuntuoso il sottotitolo. Allora avevo optato per Verso un ritratto somigliante, poi però quello era un titolo più da convegno e da working in progress. In seguito il Verso è stato poi cassato dall’editore il Verso.  L’idea del Ritratto Somigliante era quello di

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riportare Caravaggio alla narrazione della sua vita, delle sue opere e dei personaggi contemporanei a lui, che l’hanno conosciuto, che l’hanno stimato, ma anche quelli che non l’hanno stimato.  Ovviamente, proprio perché fin da studentessa frequento la bibliografia caravaggesca ho riportato nelle note tutti gli studi e tutte le varie opinioni che ci sono sui quadri dei diversi momenti della vita del Merisi cercando però di rispettare un equilibrio anche fra interpretazioni  che sono certamente valide, certamente affascinanti e proposte con una scrittura certamente più affascinante della mia però che danno di Caravaggio di volta in volta delle immagini completamente differenti. Ecco il mio era il Caravaggio pittore, se poi Caravggio avrà coltivato degli interessi scientifici diventando una specie di Galileo come nel libro, meraviglioso, di Ferdinando Bologna o Caravaggio sia stato amato da un insieme di committenti che erano devoti e appassionati di Filippo Neri come descritto nel libro in cui in mi sono formata che è stato il mio professore di università e che è il libro del ’91 sulle realtà del Caravaggio, questo io lascio libero il lettore libero di deciderlo, quindi di affrontare dopo la lettura di questo libro una lettura caravaggesca più teorizzante”

Come nasce e quando nasce un’opera come la tua? L’hai maturata nel corso degli anni? “Io non mi sarei sentita di affrontare un’altra opera monografica su Caravaggio. C’erano appunto molte monografie, oltre ai saggi che abbiamo ricordato, fra cui la monografia insuperata di Mia Cinotti dell’83, che ha delle schede che sono meravigliose che registra tutto quello che è successo nella vita del quadro fino a quel momento. Ci sono poi gli studi di Maurizio Marini che lui a ripubblicato più volte aggiungendo materiale bibliografico e documentale ogni volta. Certamente non volevo fare una bibliografia in senso tradizionale del pittore. Mi fu stato proposto tanto tempo fa di scrivere una bibliografia di questo pittore all’interno di una collana di biografie di grandi artisti analizzati alla luce dei documenti coevi. Della collana in generale poi non se ne fece più nulla perché si era poi pensato di fare dei libri più romanzati, a quel punto non ci si rivolge certo ad uno storico dell’arte. A quel punto il progetto fu abbandonato anche se io avevo la metà del libro dentro il cassetto. In vista di questo anno di celebrazioni il progetto fu naturalmente ripreso, non per mia volontà, ma fu l’editore a ricordarsi che io dovevo avere qualche capitolo già pronto”

Nel periodo milanese ho trovato nel suo libro molti “probabilmente”. Sei stata prudente. C’è qualcosa appartenente al primo periodo di Caravaggio che hai immaginano, ma che hai preferito non scrivere? “No, diciamo che ho messo molto tempo e molte cautele e questo forse si riflette sugli avverbi. E’ un periodo in cui abbiamo  pochissimi dati documentari, pochissimi dati certi. Abbiamo invece moltissime interpretazioni e molte anche decisamente contraddittorie. Ecco forse la cronologia dei primi anni, dal ’92 al ’95 di Caravaggio va un po’ rivista perché in realtà per quei tre anni noi non avremmo quasi opere.  Noi ci intestardiamo ad attribuire al ’92, che sarebbe la prima data che possiamo immaginare di Caravaggio a Roma, quei dipinti come il Bacchino malato e il Ragazzo con la Canestra di frutta che però ci vengono dalla bottega del Cavalier D’Arpino. Quindi in realtà se noi seguissimo il percorso che ci indicano le fonti non potrebbero essere quadri del ’92 perché lui, alla bottega del Cavalier D’Arpino, arriva dopo essere passato in altre botteghe. Quindi dovrebbero essere più in la, ad esempio nel ’94. E allora che cosa ha fatto in questi primi due anni a Roma? Una cosa che forse mi rimprovero un pochino è quella di aver mantenuto degli schemi e delle datazioni molto tradizionali anche un po’ forse per scalare l’attività di questo pittore e per vedere in una maniere sempre un po’ tradizionale una certa evoluzione. Noi però in realtà non abbiamo delle date certe. Quindi non c’è una cosa in particolare che avrei voluto scrivere, ma ho ipotizzato che noi non abbiamo le prime opere di Caravaggio a Roma. E poi credo che le prime opere di Caravaggio siano appunto da attribuire a qualche anno più in la anche se io non me la sono sentita di insistere, questo lo dico per venire incontro alla tua domanda.  D'altronde dei primi anni abbiamo poche certezze, è vero che faceva le capocce, è vero che faceva le copie, ma noi non le conosciamo”

Hai però fatto anche tu delle scelte… “Si certamente”

Ad esempio tu sostieni che Caravaggio sia giunto a Porto Ercole a piedi anziché in mare non è cosi? “Allora, in questo caso la situazione è veramente complessa perché le fonti non sono chiare anzi io dico nel mio libro – anche se forse non lo faccio chiaramente – che sia molto difficile che sia andato da Palo a Porto Ercole a piedi.  Del resto la costa non era nemmeno continua e poi c’erano dei punti che non c’era nemmeno la spiaggia, quindi come avrebbe fatto? Sembrerebbe allora che sia stato un percorso così lungo e difficile che poi muore sulla spiaggia… Io comunque non vorrei esprimermi, se no veramente si corre il rischio di fare il romanzo storico.  Forse in futuro potremmo trovare altri dettagli che ci facciano chiarezza sulla vicenda della fuga”

Secondo te l’esperienza centrale della vita di Caravaggio è da ricercare nella pittura. Secondo alcuni studiosi e storici dell’arte non si dovrebbe ricercare l’essenza dell’uomo nelle suo opere.  Secondo questi studiosi nella pittura riversava la parte buona di se, ma nella vita era un’altra storia. “Tutte queste teorie sono affascinanti, ma io non sono in grado di giudicare. Sarà anche vero che ci sia stata una divisione fra la pittura e la vita ma io non ci credo. La prima impressione che ci fanno questi dipinti ci parlano di un pittore che aveva una concezione abbastanza tenebrosa dell’esistenza dei protagonisti dei suoi quadri. Noi sappiamo dai documenti, sappiamo dalle fonti che questa dimensione è quasi delinquenziale della vita di Caravaggio. E’ una dimensione che non va senza dubbio trascurata. Però sappiamo anche che questo modo di vivere lo condivideva con degli artisti suoi contemporanei. Quello che a me non interessa è quello di studiare quelle che sono le dicotomie riguardanti la sua vita. Sai anche la rivalità artistica fra  vari pittori portava a degli atteggiamenti violenti, anche questo aspetto rientra nel tema della pittura”

Quando accenni alla rissa della pallacorda non metti in evidenza che la causa scatenante sia a causa di una donna. Mi spieghi? “Ma non lo sappiamo con certezza! Non abbiamo le certezze che Fillide sia  stata veramente l’amante di Caravaggio, anche se sappiamo che molto probabilmente sia stata l’amante di Ranuccio Tomassoni”

Un altro dettaglio, ogni volta che fai riferimento a quando abitava Caravaggio dal Cardinal Del Monte, tu casualmente non specifichi mai a quale palazzo ti riferisci. Non ti sei mai voluta esprimere su dove fosse la residenza del Cardinale Del Monte, che come sappiamo è un dato molto dibattuto. Secondo te, dove è vissuto Caravaggio, a Palazzo Madama o a Palazzo Firenze? “Io credo che sia stato da Del Monte nel Palazzo Madama perché gli anni dovrebbero coincidere con il periodo del Cardinal Del Monte a Palazzo Madama piuttosto che a Palazzo Firenze. Ma anche in questo caso, io non è che ho voluto imbrogliare non scrivendolo, ma noi veramente non lo sappiamo con certezza dove risiedesse, neanche attraverso i documenti o le lettere”

Francesca, si è detto più volte che il tuo non è un libro di polemiche, però tu le scelte le fai eccome. Al esempio, il Narciso… Tu sembri essere orientata ad attribuirlo allo Spadarino, non è così? “Allora se io dovessi rinunciare al Narciso sarebbe una rinuncia veramente molto sofferta dal momento che quello è un quadro che io sono sempre stata abituata a vedere nel catalogo di Caravaggio. Se noi lo mettessimo vicino alla Maddalena dei Doria, che è il confronto che si fa sempre, sia per la trattazione delle vesti sia per il profilo, ci sta molto bene. Però è anche vero che il Narciso sta molto bene come apice del percorso di Spadarino, se ci si mette a guardare come è fatto l’orecchio, come sono fatti i capelli con una materia molto liscia. E’ effettivamente un dipinto molto difficile per questo ci sono dei pareri diversi che per il momento non sono risolti secondo me in via definitiva. Il Narciso l’ho sempre visto come un tassello importante di questo momento di Caravaggio. Comunque non è che deve essere risolto tutto adesso. Vorrei  continuare a pensarci, lo studio di Caravaggio non finisce col 2010”

Tu nel libro fai spesso riferimento a Giuditta e Oloferne e alla modella Fillide. Recentemente è stata identificata in Giuditta Orazia Giustiniani. Cosa ne pensi? “Devo dire che la distinzione di queste modelle di Caravaggio in questi anni, se tu pensi alla bellezza della Santa Caterina Thyssen, che è una bellezza forse un po’ più carnosa e sensuale di quella di Giuditta. E’ stato un argomento di grande discussione. Ecco ma non diamo tanto per scontato che questi siano i ritratti di Fillide. Ci sono poi delle incisioni che raffigurano Orazia Giustiniani e anche lei mostra questo tipo di somiglianza, ha quel naso pronunciato, la bocca piccola, occhi grandi, una bellezza espressiva, quindi non un tipo di lineamenti minuti. Ad ogni modo secondo me le somiglianze sono molto soggettive, ma poi, forse Caravaggio può aver preso l’ispirazione da un tipo fisico che l’aveva colpito. Non credo che possa aver posato una che per lui era una gentil donna. Io credo che sia possibile che lui avesse fatto degli schizzi di Orazia Giustiniani e poi li avesse usati in seguito. Per quello che sappiamo del sistema delle botteghe e della pittura a Roma, in quel momento, le modelle erano quasi tutte delle prostitute. Non si stava da soli col pittore. Se dobbiamo riconoscere il personaggio io credo che sia Fillide. Ma se dobbiamo pensare invece che sia un altro personaggio io sono propensa a credere che ci fosse questo tentativo di idealizzazione della donna. Nel caso di Giuditta ad esempio, questo è evidente, si tratta di una bellezza abbastanza ideale”

Nel libro menzioni una grande storica dell’arte, la professoressa Mina Gregori. Ecco, la Gregori ebbe un ruolo importante della vicenda della Cattura di Cristo di Bigetti. Cosa ne pensa di quel quadro? “Io non credo che sia autentico, fondamentalmente. Non credo inoltre di adoperare in maniera estensiva la teoria dei doppi caravaggeschi. Se noi ci pensiamo, i quadri che Caravaggio ha sicuramente riprodotto due volte a poca distanza di tempo sono dipinti che fra di loro sono diversi. Se noi pensiamo alla Zingara dei musei capitolini e alla Zingara del Louvre, le due versioni sono molto diverse. Sono senza dubbio due dipinti di Caravaggio, ma non sono due copie, sono diversi. Anche nel caso del suonatore di Liuto, sono molto diversi i quadri”

Va bene, e il San Giovannino della Pinacoteca Capitolina e della Doria Pamphilj? “Quello di Del Monte è quello vero e l’altro, quello della Doria Pamphilj, è una copia”

C’è chi ritiene il San Giovannino della Doria sia stato abbozzato da Caravaggio e poi terminato da un suo aiutante. “Secondo me questa è fanta-storia dell’arte. Si possono fare molte teorie, che sono molto affascinanti, molto teorizzanti, che ci aiutano anche a guardare meglio i quadri però se noi le confrontiamo con quello che noi realmente sappiamo, ci rendiamo conto che non era così. Nel caso di Caravaggio c’è una produzione precocissima di copie. Il Marchese Giustiniani vede la copia esatta del San Tommaso a Genova nel 1606 in casa di un altro nobile genovese.  Quindi, voglio dire, se in tre anni, è stata fatta la copia, portata a Genova e il proprietario non lo sapeva… ci vogliamo rendere conto che c’era un mercato vivissimo delle copie di Caravaggio? Poi, secondo me, alcune erano delle copie, di cui si sapeva con certezza questo statuto di copie. Inoltre ci saranno state già all’epoca delle copie eseguite in maniera fraudolenta”

Qual è secondo te  il miglior copista di Caravaggio? “Il miglior copista non lo sappiamo quale sia. Noi le copie non siamo in grado di attribuirle…”

Scusa, ma, allora chi dice che alcune copie siano certamente di Prospero Orsi… si sbilancia? “Si, sbilancia molto! Probabilmente ha motivi per dirlo. Per esempio, una copia dell’Incredulità di San Tommaso , può essere una copia fatta Prospero Orsi, anche se è difficile capirlo dallo stile. Come facciamo a capire lo stile di un copista che voleva assomigliare il più possibile assomigliare all’originale? Ora, quello che è chiaro è che Prospero Orsi fa già una copia dell’incredulità di San Tommaso per i Mattei.  Allora, se tu trovi un’altra copia dell’incredulità di San Tommaso puoi dire che l’ha fatta Prospero Orsi. Sono tutte considerazioni da mettere col punto interrogativo, io ripeto, preferisco essere cauta, ma un altro può pure non esserlo”

A proposito di ritratti somiglianti, ma, Francesca, ti riconosci in questa descrizione :” dalla porta della Biblioteca Hertziana, in via Gregoriana, usciva Francesca Cappelletti, una sacca di tela piena di libri, fascicoli e quaderni,  in mano, una grossa borsa, nell’altra. Francesca, ventiquattro anni, frequentava una scuola di specializzazione all’Università La sapienza di Roma. Era alta un metro e sessantacinque circa, aveva zigomi alti e marcati, occhi scuri e folti capelli neri lunghi fino alle spalle. Quel giorno però i capelli avevano una strana sfumatura, dovuta ad una recente visita ad un salone di bellezza nei pressi di piazza Navona. Un parrucchiere l’aveva convinta che con qualche colpo di sole rossiccio avrebbe dato alla sua capigliatura un tono più caldo; in realtà, le aveva dato dei riverberi metallici che ricordavano vagamente il bronzo. Francesca non era truccata né portava orecchini; il suo solo gioiello era un caso raro per Caravaggio, sia dal punto di vista delle attribuzioni sia sulla definizione del profilo di  Caravaggio “Ma si – sbotta a ridere Francesca – in queste descrizioni visive mi riconosco abbastanza. L’aspetto in cui mi riconosco maggiormente è in quella foga di quegli anni, dello studio e di seguire appassionatamente una traccia. Partire, prendere, andare… come se tutto il resto del mondo non esistesse…”

Se tu potessi cambiare qualcosa del libro di Harr cosa cambieresti? “Jonathan ha voluto mantenere tutti i nomi, i luoghi e le situazioni, volendo fare uno sforzo di allontanamento penso che sia una storia molto ben raccontata. Anche io mi sono divertita leggendolo. Certo, uno spera sempre di apparire meglio di quello che è…”

Ma chi ha fornito tutte quelle informazioni ad Harr? “Ma non lo so, io sinceramente gli ho raccontato molto, però quello che gli ho raccontato io era la mia parte, poi credo che lui l’abbia frullato con tutte quante le altre informazioni”

Cosa ne pensi di come è stato descritto Sir Denis Mahon e il Professor Sergio Benedetti? “Beh, io non è che mi ricordi benissimo tutto quanto il libro. Io trovo che alcuni aspetti siano stati colti molto bene. Probabilmente non è stata resa una grande giustizia ai personaggi, ma non credo che il libro volesse dare un ritratto delle persone anche di quello che avevano dato alla Storia dell’Arte. Sono state più le impressioni che l’autore ha visto quando li ha incontrati”

Scusa, ma ad esempio quella famosa telefonata di Benedetti che ti chiedeva se eri sposata e quanti anni avevi, tutto vero, confermi? “Si quello glielo raccontato io… Ma guarda, anche se Sergio Benedetti, giustamente, dal suo punto di vista, non ama questo libro, questo è comunque un libro che è un racconto, non ha nulla a che vedere con quello che ognuno di noi ha fatto per gli studi e per la storia dell’arte. Quindi è chiaro che gli attori e i personaggi debbono essere un po’ personaggi. Ora, prendi me per esempio, è vero che arrivo sempre in ritardo, ma insomma, qui lui m’ha fatto una bibliografia internazionale che nessuno mi aspetta all’ora giusta proprio per questo particolare…”

Francesca, un altro particolare, ma è vero che non sapevi proprio guidare? “Si è verissimo, mi fa schifo guidare”

Quindi guidavi così male all’epoca? “Guido malissimo! E poi adesso ho quasi completamente abbandonato, che devo fare. Questo qui è vero”

C’è chi ha definito questo libro come un fumettone. Per esempio, l’immagine di Sir Denis che divora gli scalini nel negozio di Bigetti per andare ad osservare un quadro. Cosa ne pensi?  “Come ho detto prima, per rendere un po’ l’anima di questi personaggi che non tutti hanno avuto il privilegio che hanno avuto alcuni di parlarci, di conoscerli più affondo Harr aveva pensato di fare così. D’altronde come fai a rendere la passione caravaggesca di un personaggio come Mahon in poche righe?”

E di Laura Testa che mi dici, viene descritta come una persona molto affidabile, ma rimane un po’ in ombra. Anzi sai che fine abbia fatto? “Non lo so che sta facendo in questo momento, non ho notizie freschissime, ma credo rientri un po’ nel gioco dei personaggi. Lui aveva bisogno di un personaggio che facesse da ponte fra il mondo romano degli studi e che poi fosse andato fino in Inghilterra. Lui prese questa Francesca Cappelletti, tutti gli altri personaggi sono un po’ scomparsi perché non avevano questo ruolo. Questo però non ha niente a che vedere col contributo di ognuno col gli studi”

Senti ma può capitare in fase di ricerca di documenti di stare ore e ore a cercare un documento e poi ti scappa magari ti scappa sotto gli occhi quando ce l’hai in mano? “Delle volte secondo me si perché ci si concentra a cercare delle parole, ma poi ci si distrae. C’è il rischio di trovare altre informazioni importanti e di conseguenza pensi che sia più importante rispetto a quella che stavi cercando prima. E’ anche difficile mantenere questo stato di allerta mentre si guardano i documenti”

Sai le mie interviste sono sempre a 360°, in questi giorni tiene banco le informazioni divulgate da WikyLeaks. Ci si chiede se alcune verità siano divulgate o meno. E’ giusto secondo te che vengano messi in piazza alcune vicende che appartengano a vari governi di tutto il mondo, Vaticano compreso? “Non credo che sia corretta, ma penso che nel mondo uno come Assange ci voglia.”

Ok, torniamo ora al mondo dell’arte. Vorrei affrontare il tema delle Expertise. Si dice che ci siano storici dell’arte che si arricchiscono con Expertise molto approssimative. E’ vero? “Guarda, personalmente non riesco a farmi pagare quasi per nessun lavora. E non riesco a capire come facciano a farsi pagare così tanto”

Beh, comunque dovrebbe essere una realtà che dovresti conoscere, no? “Ma si sicuramente, ci sono moltissimi collezionisti che ti scrivono, ti chiedono, non puoi sapere quanti dipinti ho avuto come dei presunti Caravaggio che invece ovviamente non assomigliano neanche. E’ chiaro che si guarda con molta attenzione a queste opere”

Ma ci queste Expertise di manica larga, oppure no? “Ho capito, ma poi a che serve? Poi c’è il riscontro immediato del mercato…”

Però le Expertise si pagano bene da quel che si dice. “Si, ma non credo che si paghino bene per expertise su Caravaggio… non ha neanche senso perché se è una cosa seria è anche riconosciuta dal mercato. L’Expertise incerta su Caravaggio viene subito alla luce, perché se uno studioso la pensa in un modo e gli altri studiosi la pensano in un altro… Capisci? Posso anche dirti che tutti i Caravaggio incerti sono rimasti li dove stavano”

C’è corruzione nel mondo dell’arte secondo te? “Io penso che sia un mondo composto da studiosi, questo si. Poi certo, nel lato commerciale, come tutti i lati commerciali, può esserci anche in questo, per il resto non lo so”

Nel libro di Harr c’è un ragazzo che ti faceva la corte. E’ per caso diventato tuo marito? “Ah, sei peggio di Sergio Benedetti al telefono però… Si è vero mi sono anche sposata con quel ragazzo, ma non è il mio attuale marito”

Qui siamo a Ferrara. Quest’area viene considerata un po’ la culla della pallacorda. Ma Caravaggio, secondo te, giocava a pallacorda oppure no? Il duello fu fatto alla pallacorda? “Beh io di questo non ho un’opinione precisa. Penso che fosse uno dei tanti giochi che si poteva praticare all’epoca.  Non penso che si trattasse di un duello, penso invece che si trattasse di una rissa che si scatenò per motivi futili. Secondo me Caravaggio giocava a pallacorda dal punto di vista amatoriale”

Ma è vero che sei stata tu a coniare la “Sindrome di Caravaggio”? “Può essere sai, io parlo un sacco… “

A quanto pare Harr l’ha subito afferrato il concetto e lo ha utilizzato per il suo libro. “Si effettivamente l’ho visto in molti studiosi. Quando ero piccola vedevo questi che impazzivano, toccavano i quadri, si buttavano a terra, si agitavano”

Secondo me siamo di fronte a una malattia contagiosa, ho notato anche che persone che normalmente non si occupa di arte, si ritrovano contagiati a discutere animatamente per questioni banali che riguardano Caravaggio “Ma si certo, anche perché sono usciti tanti di quei testi… Ora a parte quello di Jonathan che è su un episodio in particolare, ci sono molti testi che hanno fatto un equazione fra Caravaggio omicida e la pittura. A questo punto, con un personaggio così, ognuno si sente di dire la sua”

 

Hai ancora questa Sindrome o un po’ è passata? “No, a me è venuta in seguito in realtà. Non ce l’avevo a ventiquattro anni, ero distanziata da questi atteggiamenti”

Commenti
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Claudio   |04-01-2011 16:07:10
Spero di trovare il tempo per approfondire la lettura del libro.
Concordo che le
foto sono molto belle e aggiornate.
Lei è un "bel pepetto" anche
fascinosa.........
Io ho preso il libro su IBS.it e l'ho pagato 70 Euro
Bel
lavoro Egizio
egizio   |04-01-2011 16:56:17
grazie Claudio, fai bene ad acquistare i libri su internet... sono io che sono
in ritardo di 100 anni come il solito... a me piace il contatto umano quando
scelgo un libro.
michele   |21-01-2011 14:38:09
Eh già, che tipa!
Egizio, non vorrai farci credere davvero che questa sarà
l'ultimo contributo video caravaggesco?!? Aspettiamo ancora Bologna e tanti
altri ancora... continua così!
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