Caravaggio a Roma. Una vita dal vero

     

   

di Egizio Trombettapercorriamo insieme a Michele Nicolaci, l’itinerario proposto in una mostra meravigliosa: Caravaggio a Roma. Una vita dal vero. In programma al Palazzo della Sapienza (corso del Rinascimento, 40), Sala Alessandrina, Archivio di Stato di Roma. Il servizio offre il video integrale del tour e i commenti di Nicolaci. Articolo realizzato in collaborazione di Caravaggio400.org e Caravaggio Pittore Maledetto.

 

 21.02.2011. Federica Papi, Francesca Curti, Antonella Cesarini, Daniela Soggiu, Orsetta Baroncelli, Patrizia Scopino e Daniele Balduzzi sono i nomi dei sette ricercatori che, guidati da Orietta Verdi e Michele Di Sivo, hanno riscritto la biografia caravaggesca. Eugenio Lo Sardo, il direttore dell’archivio, un anno fa lanciò un appello sul Sole24Ore:”Ci sono trenta libri da salvare e servono duemila euro a libro. Chi può mi aiuti”. E aiuto fu. Arcus, Federazione Italiana tabaccai, Land Rover Italiana, Eberhard, l’istituto del per il credito sportivo, Fondazione credito bergamasco, privati cittadini come Raffaele Schioppo, Giovanni Pezzola e Gianni Canuto hanno contribuito a mettere insieme una discreta sommetta: circa duecentomila euro, tre volte la cifra richiesta. Allora il buon Lo Sardo che fa? Ingaggia i sette ricercatori sopra menzionati, acquista le bacheche che serviranno alla mostra ora in corso e paga un mucchio di bollette arretrate. Un

genio! E i ricercatori non hanno tradito le attese, anzi, hanno sbalordito tutti: hanno trovato i documenti che, come già detto, riscrivono la biografia di Caravaggio. In quale anno Merisi venne a Roma? Perché il pittore avrebbe demolito una parte del soffitto? E’ tutto spiegato in mostra. Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, e con documenti alla mano…  Un ottimo Michele Nicolaci, ci guida, senza risparmiarsi attraverso il percorso di una mostra semplicemente straordinaria:“Il posto non è quello che di solito è abituato ad ospitare mostre – esordisce Michele -  e questa è la Sala Alessandrina, si chiama così in onore di papa Alessandro VII Chigi. La mostra presenta i documenti, in gran parte inediti, in relazione ai dipinti esposti. I quadri che proponiamo in mostra li comprenderemo meglio grazie ai documenti e viceversa”.  Di fondamentale importanza – continua il Nicolaci - sono quel gruppo di documenti che riescono a
datare il soggiorno di Caravaggio a Roma, non come sempre si è pensato nel tardo 1592, data del suo ultimo documento lombardo al 1606 data dell’omicidio e poi della fuga da Roma ma al 1596. Questo è particolarmente importante perché ci aiuta ad attribuire una datazione diversa le opere del periodo giovanile di Caravaggio a Roma”. La mostra parte con la presentazione di due personaggi chiave per Caravaggio: il primo è Papa Clemente VIII Aldobrandini attraverso un’opera del Cavalier d’Arpino. L’altra è Beatrice Cenci attraverso un suo celebre e probabile ritratto. In bacheca ci sono i documenti che narrano l’avvenuto rogo di Giordano Bruno. Successivamente, si presta attenzione ai celebri ritratti appartenenti alla collezione dell’accademia di San Luca. Fra i ritratti esposti c’è, naturalmente, anche il ritratto del Caravaggio. “Partendo da un documento noto, una denuncia, si è ricostruita la storia relativo ad un processo grazie al quale ora sappiamo che Caravaggio ha lavorato nella bottega di Lorenzo Carli. Siamo nella Quaresima del ’97, anche volere anticipare di qualche mese questo praticantato arriviamo nel ’96. Quindi Caravaggio lavora alla bottega del Carli già dal ’96”. Il lavoro flessibile esisteva già da allora, Caravaggio collaborava con una certa disinvoltura ora in una, ora in un’altra bottega che erano situate l’una accanto all’altra. “Non importava se erano botteghe concorrenti, bisognava sbarcare il lunario. Grammatica, D’Arpino e altri si trovavano tutti nella stessa via intorno all’attuale via della Scrofa. Emerge che lui lavorava a giornata dagli stessi che in più erano in società fra di loro”. Il percorso ci porta poi ad ammirare il Santa Caterina di Annibale Carracci, un valent’huomo secondo il Caravaggio. E’ un’occasione unica, a quanto ci dicono, dal momento che il dipinto è proveniente dalla chiesa di Santa Caterina della Rota a Roma che è aperta al pubblico una sola volta all’anno. Arriviamo al ritratto di Prospero Farinacci, un’opera del Cavalier D’Arpino: “Non è un caso che viene proposto in mostra il ritratto di Prospero Farinacci – ci spiega la nostra guida - che era un noto giurista nonché l’avvocato di Beatrice Cenci. Farinacci aiutò D’Arpino in un momento critico della sua vita quando sullo stesso pendeva un bando capitale. Arpino era stato incolpato giustamente di aver ferito quasi a morte un altro pittore, il Roncalli. Farinacci, guidato da Scipione Borghese, era riuscito a trovare un escamotage. Per salvarsi il Cavalier D’Arpino cede a Scipione Borghese centosette dipinti della sua bottega fra cui il Bacchino malato e il Ragazzo con la Canestra di frutta di Caravaggio. Come è noto, Caravaggio lavorò alla bottega del D’Arpino lavorò come aiutante”. La mostra propone successivamente un quadro di Federico Zuccari, un altro valent’huomo secondo il parere di Merisi. Celebri furono i giudizi del Zuccari quando osservò per la prima volta le opere di Caravaggio della cappella Contarelli:“Beh non ci trovo nulla di stravolgente, non mi sembra altro che l’eredità di Giorgione nella Tavola del Santo” A questo punto il Nicolaci cambia marcia. Dà il meglio di se, ci tiene a far capire come stavano realmente le cose: “Chi era Giorgione? Era il maestro veneziano di Tiziano. Il Peterzano, che era il maestro di Caravaggio, si dichiarava a sua volta alunno di Tiziano. Il bagaglio che Caravaggio porta a Roma è senza dubbio di matrice lombardo veneta anziché michelangiolesca. Lui dipinge in modo diverso, non come si insegna a Roma, non come fanno gli allievi di Michelangelo e come fa Zuccari”. Si va avanti con dipinti di Roncalli e Tempesta. Il nostro percorso da l’opportunità al visitatore di dedicare attenzioni su altri documenti. Le ricerche hanno portato alla luce degli inediti molto importanti. Sappiamo come prima cosa il periodo esatto in cui Caravaggio abita nell’abitazione di Vicolo del Divino Amore 22, l’affittuaria era Prudenzia Bruni. Nel documento emerge che Caravaggio chiede il permesso di scoperchiare metà della sala. Questo voleva dire eliminare metà del solaio. Perché questa stramba richiesta? Ma è semplice… “Caravaggio in questo periodo sta dipingendo la Morte della Vergine, una tela di grandi dimensioni, aveva necessità di portarla all’interno”. Poi c’è Giovanni Baglione, che fu anche il biografo del Merisi, ma senza trascurare Orazio Gentileschi e la sua potente opera: il Davide e Golia della Galleria Spada. E’ il momento di prestare attenzione ai pezzi pregiati. Il primo è  un’opera misteriosa, una natura morta  attribuita al fantomatico Maestro della fiasca di Forlì, identificato da alcuni in Caravaggio, da altri in Guido Cagnacci, da altri ancora a Tommaso Salini. “Il quadro più bello del mondo” lo definì successivamente Antonio Paolucci, e disse anche che:“è pari solo alla Canestra di frutta di Caravaggio” Accanto, un quadro di Jan Brueghel, famoso anche per essere soventemente confrontato col pittore padrone di casa della nostra mostra. Il gran finale è ora tutto per Paolo V Borghese, un quadro che fu esposto a Palazzo Venezia per la prima volta in occasione del cinquantenario dell’unità d’Italia. Oggi, dopo cento anni esatti, viene proposto nuovamente al pubblico. “E’ un’opera della collezione privata dei Borghese, che vuol dire che ce l’hanno a casa loro. E’ molto discussa, sin da quanto l’hanno presentata. E’ un opera che avevano visto in pochi, professori universitari compresi.”

Complimenti Michele… e non mi sto riferendo al Merisi bensì al Nicolaci nonché nostra eccellente  guida… “

Commenti
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alicia cristina fernandez   |27-02-2011 18:07:51
Grazie a Michele per l'eccelente guida, e anche a te Egizio ,per l'impegno e la
generositÓ di condividere queste meraviglie con noi...
Gerardo Pecci  - Ottima ricerca documentaria   |02-03-2011 12:26:16
Una mostra che mette in rilievo l'importanza dei documenti e della ricerca
filologica, che Ŕ la base per qualsiasi disciplina storica.Ottimo lavoro Egizio,
come al solito non ti smentisci.Bravo.
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