Intervista a Vittorio Sgarbi

    

   

di Egizio Trombetta - 10.04.2011 - Vittorio Sgarbi pensò ad una mostra diversa più di trent’anni fa mentre osservava un dipinto di Giovanni Girolamo Savoldo. Secondo il critico, Savoldo, prefigurava il percorso mentale del suo primo e solo allievo ideale: Michelangelo Merisi da Caravaggio. Sgarbi ci concede l'intervista rivelandoci alcuni retroscena della mostra ora in corso al museo Diocesano di Milano: Gli occhi di Caravaggio.  L'intervista è stata realizzata all'interno del museo durante una pausa delle registrazioni di un documentario. In coda al filmato  propongo un'intera sessione di registrazioni che Vittorio Sgarbi mi ha invitato a riprendere. Nelle immagini si possono scorgere i quadri del Giorgione esposti nella mostra Gli Occhi di Caravaggio. Ringrazio la disponibilità di Vittorio Sgarbi che mi ha concesso l'intervista pur stanchissimo a causa delle interminabili registrazioni che erano in corso per la realizzazione di un documentario sulla mostra.

 

 Professor Sgarbi, mi è sembrato di capire che inizialmente le sue intenzioni erano quelle di allestire una mostra senza nemmeno un’opera di Caravaggio. Cosa le ha fatto cambiare idea? Temeva che la mostra senza un’opera di Caravaggio non avrebbe attratto visitatori? “Ma no, non ho cambiato affatto idea. La mostra poteva essere, e sostanzialmente è, senza la presenza di Caravaggio. Un dipinto essenziale, che ci sarebbe dovuto essere, è il “Riposo dalla fuga in Egitto” della Doria Pamphilj che poi, per liti famigliari non ci è stato dato. Quello sarebbe stato invece la prima delle opere di Caravaggio conosciute e certamente l’unica che poteva essere stata dipinta anche in Lombardia. Sappiamo che sta a Roma, ma non abbiamo la certezza che è stata dipinta lì. Quindi è l’unica che poteva rientrare nel discorso perché la mostra indaga in venticinque anni di permanenza di Caravaggio a Milano, senza che si conoscano le opere che ha dipinto in quei venticinque anni.
Quindi nella logica stessa della mostra non era necessario che ci fosse alcun dipinto di Caravaggio. Poi, questo quadro non è arrivato, in compenso abbiamo incontrato un signore che aveva un problema con una testa di Medusa la quale è certamente la prima versione di quella degli Uffizi e certamente autografa dal momento che sono stati rilevati numerosi pentimenti. Anche la versione degli Uffizi è un’opera del 1595-1596 e dunque potrebbe cadere fra le opere dipinte a Milano. Per cui, erano due opere pertinenti. La terza opera, invece, è arrivata in virtù di un mio collegamento fra Bossi e Caravaggio rispetto alle diverse esperienze da ogni punto di vista, ma analoghe rispetto al fatto che hanno avuto un periodo milanese di cui non si sa nulla. Per cui il percorso di Bossi, in questo senso, pur con Roma ladrona, da lui evocato, e il percorso di Caravaggio, hanno una qualche somiglianza. Allora, il primo degli uomini di Bossi, che è il Maroni, è responsabile come Ministro degli Interni

del FEC, il Fondo Edifici di Culto. Così mi è venuto di chiedergli un’opera che non appartiene al museo di Capodimonte, benché lì sia ospitata, che viene dalla chiesa di San Domenico che è un bene degli Edifici di Culto a Napoli. E quindi ho pensato che senza le mille burocrazie e gelosie delle sovrintendenze sarebbe stato più facile avere un dipinto che benché depositi a Capodimonte era sotto la giurisdizione del Ministero degli Interni. Il destino ha voluto che quel dipinto, pur molto più avanti della citata indagine della mostra, sia in una sala insieme ai dipinti di Antonio e Vincenzo Campi dove mostra in maniera assolutamente eloquente che Caravaggio, nel 1607, sia pure con una qualità formale più alta, dipinge ancora ricordando le opere viste -  quindi ecco Gli occhi di Caravaggio -  negli anni della sua formazione soprattutto a Milano e a Cremona dove ci sono appunto questi dipinti di Vincenzo e Antonio Campi che hanno in termini di chiaroscuri circa venti o trent’anni dopo. Sono la testimonianza di un’invenzione che Caravaggio accoglie, rigenera, ma che veniva da altrove, veniva da altri” 

Sabato 19 marzo sono andato alla mostra e non ho trovato la Medusa… Al suo posto c’era un cartello che notificava ai visitatori che l’opera non sarebbe stata esposta sino fino al 27 marzo per consentire urgenti interventi di restauro. Che succede alla Medusa? “Quello della Medusa è, ma proprio oggi l’ho risolto, un capriccio del proprietario che non se ne separa volentieri e quindi immagina che una volta prestato alla mostra possa anche talvolta tornare a dormire a casa. Secondo lo schema che i genitori indicavano ai figli qualche anno  fa, quando dicevano: questa casa non è un albergo, il proprietario del dipinto, ha preso questa casa, dove il dipinto starà tre mesi e mezzo, come un albergo da qui prenderla e riconsegnarla a suo piacimento, gli ho spiegato che non lo può fare, nonostante che le  vicende dell’opera diano qualche preoccupazione. Preoccupazioni non di tipo critico. L’opera è stata conosciuta come derivazione della  Rotella con la Medusa degli Uffizi e tale l’ho considerata anche io. A questo punto però, nonostante questa, condizione l’opera è stata notificata (1) e quindi si è limitato al proprietario la possibilità di venderla all’estero. Quando è venuto da me gli ho detto che poteva fare due cose: o farla notificare dicendo che non è veramente di Caravaggio ma è soltanto a lui attribuita, e quindi che ha un valore molto inferiore a quello dichiarato, oppure,  se vuole mantenere il valore, deve fortificare la convinzione che sia di Caravaggio. Siccome la qualità era buona, sono stati chiamati alcuni studiosi viventi fra cui anche il sottoscritto. Ognuno di noi ha espresso un parere positivo. La Medusa ha dei pentimenti e non è una derivazione da quella di Firenze, bensì è un opera nativa. uindi Quindi è questa la prima delle due. Da questo punto di vista il proprietario ha scelto di mantenere la notifica avendo la certezza che è di Caravaggio. La cosa peggiore sarebbe stata una notifica per un opera incerta, un’opera incerta non può essere notificata e quindi si poteva chiedere l’annullamento della notifica. Un’opera invece certa può essere invece notificata e questo delimita la possibilità di commercio ma ne avvalora il significato e l’importanza storica. Questa seconda strada ha scelto il proprietario che però ogni tanto soffre la nostalgia dal dipinto e allora l’ha portata a casa qualche giorno fa” 

Lei sostiene che oggi ha risolto oggi il problema della Medusa, quindi i visitatori possono star tranquilli, il 27 marzo tornerà al Museo Diocesano? “No, l’ho risolto nel senso che la Medusa è tornata oggi (E’ tornata il 21 marzo ma è uscita nuovamente il 27 marzo. Il rientro della Medusa è incerto. N.d.r.)

Sulla sua autenticità dell’opera esposta in mostra, fra l’altro, sono concordi con lei anche studiosi del calibro di Mina Gregori e Maurizio Marini. “Certamente”

 

Durante un suo intervento, lo scorso anno, ha affermato che Caravaggio aveva una visione un po’ comunista dell’arte per l’attitudine che aveva a mostrare nei suoi quadri i personaggi di strada. Eppure lei, a più riprese, e anche nel suo ultimo libro Viaggio sentimentale dell’Italia dei desideri,  lo paragona ad Umberto Bossi. Ma a questo punto, mi scusi,  poteva paragonarlo addirittura a Berlusconi, dal momento che il premier ha combinato qual cosina in più rispetto a Bossi?  Il Premier è nato persino  nello stesso giorno di Caravaggio, il 29 Settembre. “Si ma era solo per dire che Berlusconi era Berlusconi anche a Milano, mentre invece Bossi finche stava a Milano non era riconosciuto e quindi per affermarsi deve andare a Roma.Quindi è molto più logica la consonanza con Bossi al di la dei caratteri e degli umori perché entrambi si formano Milano e deflagrano a Roma. Mentre invece si era già largamente affermato a Milano” 

Chissà quante critiche da sinistra per questi accostamenti… “Ma non me ne sono accorto”Fra i quadri presenti in mostra diversi hanno avuto un percorso attributivo complesso, mi riferisco ad esempio ad opere del Giorgione. Ecco, tornando a Caravaggio, quale è il suo parere in merito a opere di attribuzione incerta come il Paolo V Borghese, ora in mostra a Roma? “Il Paolo V Borghese potrebbe essere autentico“ 

In mostra sono presenti molte opere dei fratelli Campi. Quale secondo lei il Campi che si avvicina maggiormente a Caravaggio. “La formazione di Caravaggio come dimostra questa mostra molto articolata, dal Giorgione al Tiziano al Savoldo e il Moretto e i fratelli Campi. Fra i Campi è sicuramente Antonio il pittore più vicino a Caravaggio” 

Nel video di presentazione della mostra, parlando del Riposo della fuga in Egitto, ha classificato come tipica bellezza lombarda la figura della Vergine che riposa insieme al Bambino. Che intende per bellezza lombarda? “Probabilmente mi riferivo alla consonanza fra quella figura ingenua e infantile della Vergine e la Lucia dei Promessi Sposi, cioè una bellezza lombarda intesa come umiltà, misura, autocontrollo, disciplina, tutte cose oggi completamente scomparse ma che possono ravvisarsi in temperamenti come questi” 

Nell’anno del quadricentenario ci si aspettava qualcosa di più da Milano. Anche la stessa mostra del Diocesano era prevista per lo scorso anno “Mah, la mostra di Milano non poteva essere che questa, poi i ritardi e la difficoltà nell’individuare una sede che avevano inizialmente fatto declinare la mostra a Brescia o a Cremona sono rientrati e quindi prima di stabilire rapporti con il Sindaco Moratti avevo ottenuto l’adesione del direttore Museo Diocesano Biscottini il quale, buon amico, aveva ritenuto che questa potesse essere anche la sede anche per le pale di altare oltre che per questi dipinti di genere. Il museo Diocesano era la sede alternativa a Palazzo Reale e abbiamo poi ritenuto di farla qui” 

Do per scontato che uno Sgarbi sia importante in Italia per la sua capacità di coinvolgere Ma secondo lei, non ci sarebbe bisogno di qualche “Sgarbi” in più nel nostro paese? “Beh ma il problema dell’arte è l’eccesso di creatività degli artisti e rispetto alla critica ormai all’allargamento di molti che hanno deciso di occuparsi di facoltà umanistiche di storia dell’arte molto più che un tempo. Che poi riescano a fare quello che ho fatto io e diventare come me richiede violare embarghi, richiede fare una quantità di cose che fanno parte della vitalità. Però che uno possa esprimere la sua vitalità, quella che ha, dentro l’arte, è una cosa auspicabile. Che poi, riesca a farlo come lo faccio io, e in tante direzioni, è una cosa che non so e non credo e neanche mi auguro… Però che alcuni possono farlo nell’ambito di una disciplina con distinzione e capacità altrettanto mi auguro perché così si può lavorare più serenamente e con gruppi di lavoro che hanno competenza e passione”

 

     

NOTE(1)    La notifica di un'opera d'arte e' una procedura di ufficio della Sovrintendenza dei Beni Culturali per cui, un bene culturale di qualsiasi tipologia, venga riconosciuto come di grande valore storico-artistico e gli venga quindi notificata l'ingiunzione a non poter procedere all'espatrio del bene previa la vendita dello stesso al di fuori' dei confini territoriali dello stato.
Commenti
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Gerardo Pecci  - Caravaggio-Bossi   |10-04-2011 18:02:40
Caravaggio come Bossi o Bossi come Caravaggio? Questo è il dilemma...ma in
realtà è un falso problema perché le pontificazioni sgarbiane servono a poco dal
momento che Caravaggio dopo quattrocento anni è un grande pittore dell'arte di
tutti i tempi, ma di Bossi fra quattrocento anni nessuno se ne ricorderà perché
è un grande co...ne della politica attuale. Il paragone quindi è inopportuno e
improponibile. E poi il narcisismo di chi parla è palese...a Roma direbbe che è
"er mejo..." Quanto agli inizi della pittura di Caravaggio in Lombardia
non c'è solo il Savolfo, ma anche il Moretto...e mi fermo qui.
Francesco Tresoldi  - A Milano per imparare la pittura dal libro "Carav   |10-04-2011 19:24:22
Michelangelo, ormai maturo per intraprendere un lavoro, si avvia alla carriera
di pittore lasciando Caravaggio nel 1584 per un apprendistato presso lo studio
del pittore bergamasco Simone Peterzano, con un contratto di quattro anni in San
Giorgio al Pozzo Bianco a Milano E? difficile capire quanto tempo Michelangelo
potrebbe essere rimasto nello studio del Peterzano. Nel contratto era prevista
una penale qualora il ragazzo avesse abbandonato lo studio, ma non se, al
contrario, ad allontanarsi fosse stato il maestro. È ormai certo che il
Peterzano per un certo tempo si trasferì a Mantova a lavorare ad un ciclo di
affreschi e nel 1587 fu chiamato da Pellegrino Tibaldi a Frassineto Po?nel
Monferrato per terminare, nel dicembre del 1588, una ?Madonna del Rosario?.

Non si hanno notizie che il giovane allievo possa aver seguito il maestro a
Mantova e nel Monferrato, mentre è probabile che Michelangelo, con le buone
credenziali che gli poteva offrire il Cardinale Carlo Borromeo, cugino della
marchesa di Caravaggio, frequentasse i fratelli Antonio e Vincenzo Campi
impegnati ad alcuni affreschi in San Paolo Converso a Milano, commissionati
dallo stesso Borromeo. Un altro fratello dei Campi, Giulio, morto nel 1573,
aveva dipinto una delle pale della chiesa di S.Maria della Passione, lasciando
in questa chiesa una testimonianza delle sue nuove tecniche pittoriche. Uno
stile che Giulio Campi, trovando continuità nei fratelli Antonio e Vincenzo, e
condivisa in parte anche dal Peterzano, andava sperimentando a Milano,. Opere
che Michelangelo ebbe modo di conoscere prima del suo ritorno al paese, al
termine del contratto.
claudio   |10-04-2011 19:47:26
non hai avuto paura che da un momento all'altro potesse inveirti contro:capra
capra capra..............ahahahahah.
Non è stato fermo un attimo su quella
sedia.
Non sopporto veder paragonare Caravaggio a Bossi
Bravo
bell'intervista,lui un abile parolaio.
egizio   |11-04-2011 18:31:12
beh diciamo che era una cosa che poteca succedere, ma lui mi ha graziato
;)
grazie
michele   |11-04-2011 18:05:40
Ho letto l'intervista, ma non ancora vista. Ma quello che mi preme subito dire è
che, passi pure per l'assenza del Riposo Doria, ma, diamine!, dovrò correre il
rischio di arrivare fino a Milano apposta per la Murtola (altrimenti sempre
custodita nell'abitazione di un privato), per poi non vederla affatto?!?!
Incrociamo le dita .....
Però, che fregatura...
egizio   |11-04-2011 18:32:50
ti conviene chiamare prima il museo. cmq non credo ritornerà... ti consiglio di
farti amico il proprietario, magari una sbirciatina te la fa dare :)
michele   |12-04-2011 09:46:46
Bella fregatura, non ho parole ... ho già organizzato la visita ... !!!
egizio   |17-04-2011 23:47:42
Michele, non ti lamentare ti prego... Cosa dovrei dire io allora, che l'unica
possibilità che avevo di osservare la rotella, ovvero il giorno dell'intervista,
me la sono fatta sfuggire miseramente e distrattamente??? Ero talmente
concentrato su Sgarbi e sul fatto che dovevo poi correre al lavoro, che non ho
considerato che quella doveva essere un'occasione da prendere al volo...
storia dell'arte  - Merisi e Bossi   |14-04-2011 19:34:39
"Quando non c'è energia non c'è colore, non c'è forma, non c'è vita.
Dalle
parole del Merisi..al mio pensiero, mi atterrei per quanto possibile alle fonti
documentarie e probanti. Ogni riferimento con l'eminenza grigia della politica,
Bossi, è fuorviante. Non esistono paragoni con questo signore e chiamarlo
signore è già troppo. Non c'è energia, nè vita, nè colore nella retorica di
questi personaggi. Complimenti a lei Egizio, per l'intervista.
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