La pallacorda fra

Vaticano, Caravaggio e Quirinale

 

 

Di Egizio Trombetta - 04/07/2017 - L’articolo tratta della pallacorda ai tempi di Caravaggio, ma si parla anche dello stesso Caravaggio che giocava con la racchetta, litigava… e poi uccideva, non con la racchetta, bensì con la spada, mai volontariamente. Di guai ne combinò parecchi, guai che lo costrinsero a fuggire dalla sua amata Roma, per poi, anni dopo, tentar di ritornarci… ma invano.  Si parla anche delle mie ricerche sulla pallacorda, ovvero il tennis di quei tempi, descrivo in dettaglio il mio percorso da ricercatore. Un’attività iniziata per gioco, grazie a Cees De Bondt e Gianni Clerici e sempre giocando ritrovai un campetto di tennis di un certo rilievo… proprio all’interno dei palazzi Palazzi Vaticani… Quello fu il ritrovamento più importante, ma non fu l’unico. Pubblicai il risultato delle mie ricerche su Matchpoint tennismagazine nel 2009, ma le ricerche continuarono ed ebbi l’opportunità di trovare altri documenti relativi alla pallacorda Vaticana a firma di Rodolfo Amedeo Lanciani, ingegnere pontificio, topografo e archeologo italiano che visse a cavallo fra il diciannovesimo e ventesimo secolo. Di questo mio vagare, fra sport, arte e letteratura se ne parlò svariate volte su La Repubblica (Gianni Clerici), La Gazzetta dello Sport (Vincenzo Martucci), SKY (Gianni Clerici in sede di telecronaca). Posso affermare di aver partecipato in piccola parte a riscrivere la storia del tennis. La Federazione Italiana Tennis aveva il progetto di produrre un documentario su questi contenuti, su queste mie ricerche, questa idea andò avanti fino a che Beatrice Manzari, manager della federtennis fu prepensionata, inaspettatamente. Peccato. Di seguito un pò di rassegna stampa: La Repubblica 1° agosto 2010La Republica 13 ottobre 2013 , La Gazzetta dello Sport 21 maggio 2010, Matchpoint tennismagazine maggio 2009,  Unità dicembre 2007, Conferenza Caravaggio e Pallacorda a Jesi ottobre 2014. L'immagine proposta di seguito è riferita all'incisione di Domenico Parasacchi menzionata nell'articolo. 

 E’ certo che Caravaggio giocasse, come scriveva il biografo fiammingo Karel van Mander fra il 1600 e il 1601:<<quando ha lavorato per un paio di settimane se ne va a spasso se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe…>>. Anche altre fonti autorevoli lo confermano, come quella del noto biografo barocco Giovanni Pietro Bellori (Cfr. Vite dei pittori, ed architetti moderni, pp.215 ) <<Venuto però a rissa nel gioco di palla a corda con un giovane suo amico, battutosi con le racchette, e prese l’armi, uccise il giovane, restando anch’egli ferito>>. Poi quella di Sandro Corradini (Cfr. Caravaggio materiali per un processo, pp.71-72.): <<la rissa fu per giuditio dato sopra un fallo, mentre si giocava alla racchetta>>
Anche nella biografia di Gaspare Celio, di recente individuata da Riccardo Gandolfi troviamo scritto: "Ma pigliandola nel gioco della palla con un certo Ranuccio da Terni, e venendo a costione seco, cagione che ne haveva havuta una racchettata esso Michele, ne restò occiso esso Ranuccio".
E’ noto dunque che un incontro di tennis o meglio di pallacorda cambiò per sempre la vita di Michelangelo Merisi a seguito del quale uccise Ranuccio Tomassoni, uomo influente e ben introdotto coi Farnese. Era il pomeriggio del 28 maggio 1606, il pittore lombardo e Ranuccio Tomassoni duellano alla pallacorda, almeno
in un primo momento solo con racchetta

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 L'ARTICOLO SU CARAVAGGIO E LA PALLACORDA CONTINUA DI SEGUITO:

ma poi l’incontro degenera in rissa. Ma quali sarebbero le motivazioni di questa rissa? Negli ultimi anni sono state ipotizzate varie versioni, ho preferito però far chiarezza interpellando probabilmente lo studioso più autorevole che c’è a riguardo della vita di Caravaggio, Monsignor Sandro Corradini. Da anni dedica moltissime ore ogni settimana negli archivi di stato per far emergere dettagli ancora ignoti a riguardo della vita del pittore milanese. Lo chiamo al telefono e manco a dirlo, si trovava proprio in archivio: ”c’èra una cattiva fama della moglie di Ranuccio Tomassoni” – spiega Corradini “e in qualche modo Caravaggio ha insistito su questo problema. La famiglia di Ranuccio si volle in qualche modo vendicare per aver sparlato nei confronti di lei. Si tratta di una resa di conti da parte di un gruppo famigliare, infatti sono coinvolti i due fratelli di lei e i due fratelli del Tomassoni. Dai documenti non si sa altro”. Dopo quel fattaccio Caravaggio fu costretto a lasciare per sempre Roma, come lasciò Milano anni prima e sempre per lo stesso motivo. A quei tempi la pallacorda si sa, era un gioco assai diffuso e Caravaggio sicuramente avrà potuto condividere la sua passione anche con Maffeo Barberini, probabilmente. Certo è che il ritratto di Maffeo Barberini è ad opera del Caravaggio.  Maffeo (poi Urbano VIII ) fu grande appassionato di Pallacorda, come testimonia un testo di Giovanni Ferro (in allegato incisione con racchetta tratta dal testo del Ferro) “Teatro d’Imprese”, interamente dedicato a Maffeo Barberini, dove si può trovare un’incisione di una porzione di campo di pallacorda. Maffeo Barberini insieme ad altri valenti uomini come Filippo I Colonna, Ippolito Aldobrandini (poi Papa Clemente VIII), Francesco Barberini (Cardinale nel 1623 e nipote di Urbano VIII) e Fabio Chigi (poi Alessandro VII), tutti di sangue “blu” e tutti, o quasi, appassionati di pallacorda e sicuramente attivi frequentatori di una oramai dimenticata accademia culturale, quella degli Umoristi. Gli Umoristi si riunivano due volte al mese in una sala di Palazzo Mancini, sporadicamente anche a Palazzo Madama e traevano a volte ispirazione proprio da giochi con la palla, pallacorda compresa. Numerosi sono, ad esempio, i riferimenti al gioco di racchetta da parte dello stesso Gian Battista Marino, dichiarato amico del Caravaggio che si sa, giocava a pallacorda. Un esempio per tutti ne è “l’Adone”, la discussa opera letteraria che per alcuni studiosi, come il De Bondt, costituì  l’ispirazione per un dipinto con chiari connotati tennistici: “La morte di Giacinto”. Questo è un dipinto importante, sia per Caravaggio, sia per la pallacorda. Per gli approfondimenti rimandiamo agli approfondimenti dello studioso Cees De Bondt, a questo LINK. Nei miei articoli viene spesso menzionato il De Bondt, che mi ha insegnato tanto a riguardo così come mi ha insegnato tanto Gianni Clerici. Questa attenzione non viene purtroppo ricambiata dallo studioso olandese e la spiegazione è molto semplice: io cito tutte le fonti, lui molto spesso non fa altrettanto. Mi riferisco soprattutto ai documenti da me individuati a riguardo della pallacorda in Vaticano, Quirinale e palazzo Aldobrandini. De Bondt riuscì a mettermi sulla buona strada, ma a trovare i documenti fu il sottoscritto. Il risultato delle prime ricerche fu pubblicato nel maggio del 2009 in un numero speciale del quindicinale Matchpoint tennismagazine.

È un territorio parzialmente inesplorato, quella porzione di mondo rinascimentale legata al tennis, alla sua storia e alle sue origini. Il primo a visitarlo, oltre trent'anni fa, fu Gianni Clerici (Nota 1), che si trovò a percorrere una stradina in alcuni casi tortuosa, ma ricca di conoscenze, fatte di storie di palle e di racchette. Gli studi furono poi ripresi dall'olandese Cees De Bondt che ebbe il grande merito, attraverso le sue ricerche, di individuare molti campi di pallacorda e a una gran quantità di conoscenze alle quali ho avuto la fortuna di accedere. Di sale della pallacorda rinascimentali De Bondt ne ha individuate tante, a volte raccogliendo dati di altri studiosi, ma era tempo di puntare l'attenzione su strutture più prestigiose. Palazzo del Quirinale, Palazzo Chigi e perché no, anche Palazzo Belvedere al Vaticano erano fra i miei obiettivi. Avevo alcune tracce da seguire. E allora avanti, fino ad arrivare fino al Colle del Quirinale e chissà, magari, anche al colle Vaticano.  Mi chiedevo se la mia iniziativa sarebbe stata accolta bene a Palazzo Quirinale. Rimasi sorpreso dal momento che non solo la mie richieste furono accolte senza ironia, ma ci fu la massima disponibilità ad aiutarci nelle ricerche. “Vede”, mi confidò Alessandra Ghidoli, dell’ufficio per la conservazione del patrimonio artistico presso Palazzo Quirinale, “noi siamo molto aperti nel fornire l'aiuto richiesto dagli studiosi. Il motivo è semplice: noi non abbiamo il tempo per approfondire tutti gli aspetti riguardanti la storia del palazzo. Allora accogliamo volentieri gli spunti provenienti dagli studiosi che ci contattano, e cerchiamo di assorbire da loro ogni informazione possibile”.  Dopo alcune ricerche il dottor Francesco Colalucci, collega della Ghidoli, ci comunica il ritrovamento di una piantina passata inosservata fino a quel momento, ma che evidentemente aveva notato di sfuggita in passato. Nella piantina si legge chiaramente “Giuoco di Palla” (immagine 1).

 

piantina_quirinale
Piantina area del Quirinale - Immagine 1

 

Alcune giustificazioni di tesoreria ritrovati nell’Archivio di Stato a Roma danno manforte alla piantina ritrovata al Quirinale (immagine 2).

 

piantina_quirinale
giustificazioni di tesoreria ritrovati nell’Archivio di Stato a Roma - Immagine 2
 

È stato grande lo stupore di tutti nel constatare come, inconfutabilmente, nel XVI secolo in quell’area si giocasse a pallacorda. In quei tempi, quella era l'area dove sorgeva la Vigna di Monte Cavallo. A seguito di questo fortunato esordio andai avanti, ora per trovare documenti giustificativi di quella piantina, ora per trovare, ove possibile, altre sale della pallacorda esistiti nella Roma rinascimentale e barocca. Altri documenti a disposizione mi convinsero poi che valesse la pena orientare le ricerca su Palazzo Chigi, già Palazzo Aldobrandini fino al 1659. Le ricerche sulle famiglie Aldobrandini e Chigi mi condussero inevitabilmente a puntare l'attenzione anche su tutti i beni immobiliari di queste famiglie. Ero desideroso poi di meglio comprendere il percorso effettuato circa vent'anni fa da Stefano Pivato (cfr, “I terzini della borghesia”), lo studioso che arrivò alla conclusione che a Palazzo Aldobrandini (ora Palazzo Chigi) esistesse un “Un cammerone pel giucho di palla in volta grande“, come documentato dagli inventari della nobile famiglia di origine fiorentina. Arrivare fino agli Archivi della famiglia a Villa Aldobrandini di Frascati (conosciuta anche come Villa Belvedere) fu cosa più che ovvia. Lì ebbi la fortuna di incontrare Antonella Fabriani Rojas, l'archivista della famiglia. I professionisti della ricerca di archivio lo sanno, trovi un documento inaspettato proprio mentre stai dedicando tu te stesso ad un altro obbiettivo, così è capitato anche a me. A riguardo di Palazzo Chigi non trovai dunque nulla, ma della Villa Aldobrandini di Frascati si. (Immagine 3a e 3b).

 

villa aldobrandini
Villa Aldobradini Frascati - Immagine 3a

 

 

piantina aldobrandini
La piantina della villa. Alla lettera B si può individuare la collocazione della pallacorda - Immagine 3b
 
 

Grazie alla sua conoscenza approfondita degli archivi, la Fabriani Rojas riuscì a dissotterrare un prezioso inventario (immagine 3c) che documenta l'esistenza della pallacorda in Villa! Questa fu una scoperta assoluta.

 

inventario aldobrandini
inventario Aldobrandini - Immagine 3c

Andando ancora avanti con le ricerche mi è sembrò sempre più palese che le storie delle celebri famiglie nobili del tempo si incontrassero e si intrecciassero con la storia dei palazzi illustri. Tutti valenti uomini che hanno in comune storie, destini e passioni. Tanto per fare qualche nome, Filippo I Colonna, Ippolito Aldobrandini (poi Papa Clemente VIII), Maffeo Barberini (poi Papa Urbano VIII), Francesco Barberini (Cardinale nel 1623 e nipote di Urbano VIII) e Fabio Chigi (poi Alessandro VII), tutti di sangue “blu” e tutti, o quasi, appassionati di pallacorda. Scrive così Andrea Merlotti nel suo libro “Giochi di Palla nel Piemonte Mediovale e Moderno”: <<Come ha notato Antony J. Papalas, la filosofia aristotelica (della quale s’è già notato, Scaino era fine conoscitore) e la cultura classica erano state per Scaino i punti di partenza per elaborare una teoria in cui il gioco, e la competizione da esso suscitata, diveniva elemento importante per la definizione del valore e della virtù del gentiluomo>>. Mesi più tardi, quando l'attenzione delle mie ricerche si spostò altrove, la Fabriani Rojas mi fece sapere di aver trovato un altro documento in archivio, una registrazione di pagamento per movimenti effettuati l'11 dicembre del 1595: “Scudi 4,60 di moneta fatti pagare con nostro mandato da Mazzinghi a Giovanni Ponte pallaro, et sono per valuta di sei rachette havute da lui a l'una e per dodici pale per servizio del gioco della palla di casa”. Un acquisto effettuato da parte del Cardinale Pietro Aldobrandini, che in quegli anni, e fino al 1602 visse fra il Quirinale e, certamente, il Vaticano. Certo è che la sala per il “giuoco di palla” fu presente al Quirinale almeno fino quando nella stessa area Papa Paolo V Borghese (Papa dal 1605 al 1621) prima, e Papa Urbano VIII Barberini (Papa dal 1623 al 1644) poi, ultimarono i cambiamenti (fra cui la costruzione della cosiddetta Manica Lunga) che cambiarono per sempre i connotati di Palazzo Quirinale. A questo punto emerge la figura di Papa Paolo V Borghese che spalanca, a noi ricercatori, le “porte” del Vaticano. Un'incisione del XVII secolo (immagine 4)

Incisione Domenico Parasacchi - Immagine 4

“fotografa” e documenta l'attività della pallacorda nel periodo di Paolo V (il suo nome appare nell'incisione) in Vaticano, per l'esattezza nel corridoio orientale del Bramante, ora galleria Chiaramonti, nelle vicinanze della palazzina del Belvedere. Osservando l’incisione appaiono subito evidenti alcuni dettagli: una statua e una fontana (di cui dedicheremo in seguito un approfondimento), due gentiluomini con in mano le racchette, la scritta “Fontana al Capo Corritore del Vaticano nell’ appartamento anticho” e il nome di Paolo V. Tempo addietro fu De Bondt a mettermi sotto il naso una fotocopia sbiadita dell’incisione del Parasacchi: ”guarda qua – mi disse l’olandese - anni fa Gianni (Gianni Clerici n.d.a.) mi disse: questa potrebbe aver a che fare col papa”. Proprio come intuì Gianni Clerici, le mie indagini mi fecero capire che associare i due termini: pallacorda e papa, non era affatto un accostamento di fantasia. Decisivo fu il supporto della dottoressa Claudia Valeri dei Musei Vaticani.  Infine, dopo attente ricerche riuscii a rintracciare mesi dopo un volume che inseguivo da mesi. Anche in questo caso, a mettermi sulla strada giusta fu De Bondt: ”Probabilmente in una delle pubblicazione dei primi anni del novecento di Rodolfo Lanciani potrebbe esserci qualche ulteriore conferma sulla pallacorda in Vaticano, dal momento che si occupò dei Palazzi Vaticani”. Seguii con entusiasmo il suo suggerimento, nel giro paio di settimane di lavoro trovai tutto. Localizzai dapprima la biblioteca che poteva essermi di aiuto, a piazza Venezia. Fra un permesso e l’altro di lavoro svolsi la mia ricerca e alla fine trovai il testo che stavo cercando con tanta fervore. Il capitolo a pagina 37 del volume “Storia dei Scavi di Roma” VOLUME III, edito da Ermanno Loescher & Co nel 1908, prometteva bene: “IL PALAZZO E IL MUSEO VATICANO” e nella pagina successiva c’era quel che stavo cercando: <<I conti di Camera ricordano pure certi tavolati eretti “da maestro Bartholomeo falegname al Corritore dissotto di Belvedere per farci il giuoco della palla della corda per uso del revo Monti” e vasi grandi da fiori messi sulla terrazzo dal corridore stesso, e caprii e damoli, e conigli coi quali fu popolato il giardino e la conigliera>> (Immagine 5).

documento lanciani
pagina 37 del volume “Storia dei Scavi di Roma” VOLUME III - Immagine 5
 

Mi emozionò quanto trovai quel giorno, almeno quanto mesi prima insieme alla dottoressa Valeri a seguito di un attento studio ebbi la certezza che nei palazzi Vaticani, nel seicento, c’era un campetto di pallacorda. Agatha Christie diceva “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” e qui non abbiamo solo indizi ma documenti. Ma questa storia non termina di certo con il resoconto delle mie ricerche e non ci sono solo campetti di pallacorda da ricercare. C’è chi, come me, ha trovato documenti di sale della pallacorda e chi invece come la dottoressa Loretta Mozzoni, il Professor Ugo Bazzotti e il Professor Giorgio Nonni sono riusciti a rinvenire antiche palline, o meglio balette, rispettivamente a Jesi, Mantova e Urbino a confermare, ancora per una volta, la diffusione nell’Italia rinascimentale di questo gioco.

 

NOTE:

(1)    Gianni Clerici è la firma italiana più autorevole del giornalismo italiano in materia tennistica, Italo Calvino l’aveva definito “uno scrittore prestato allo sport”. Sono entrati nella storia le sue pubblicazioni dedicate  alle origini del tennis, frutto di numerosi anni di studio e di ricerche che in sostanza portano a dimostrare che il tennis è uno sport molto antico e che non fu certo un’invenzione del 1874 ad opera di un militare inglese: “Walter Clopton Wingfield brevetta un gioco noto” come è scritto da Clerici nella sua opera “500 anni di tennis”, best seller tradotto in sei lingue e considerato all’unanimità la bibbia del tennis mondiale. 

 

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Una spettatrice particolare

Si tratta dell’Arianna addormentata (Immagine 6), una scultura romana del 2° secolo a.c., più precisamente una copia romana adrianea di una scultura greca della scuola di Pergamo. Sul tardo settecento la scultura trovò la corretta identità di Cleopatra, mantenuta poi più per convenzione che per convinzione. La dottoressa Claudia Valeri, responsabile dei beni culturali presso i Musei Vaticani, mi aiuta a fare chiarezza. La provenienza antica della scultura non è del tutto chiara, ma sappiamo che dalla fine del XV secolo si trovava nel cortile del Palazzo Maffei in via della Pigna a Roma. Nel 1512 papa Giulio II acquista la statua da Angelo Maffei e, come fontana, la colloca su un antico sarcofago in un angolo del Cortile delle Statue del Belvedere. Negli anni trenta del XVI secolo, la nicchia nella quale la statua era sistemata viene decorata come una grotta. Durante il pontificato di Giulio III viene allestita la Stanza della Cleopatra nell’ala orientale della palazzina di Innocenzo VIII, in capo al “Corritore di Belvedere”. L’incarico viene dato a Daniele da Volterra. Lungo la parete settentrionale di questo vano, poi completamente modificato per la costruzione del Museo Pio Clementino, la Cleopatra fu collocata sopra la vasca di una fontana, adagiata su stucchi a finta roccia. Sotto il pontificato di Paolo V, tra il 1613 e il 1619, la statua rimase al suo posto, ma il disegno della statua venne modificato, senza comunque alterarne il carattere generale, con l’aggiunta del drago e di altre decorazioni.

 

arianna addormentata
L'Arianna addormentata - Immagine 6

Questo è il momento testimoniato dalla incisione di Domenico Parasacchi che per un certo periodo di tempo fu l’unico indizio in mio possesso, non avevo ancora rintracciato il già citato volume di Rodolfo Lanciani, dove viene descritto in dettaglio il luogo della pallacorda. Ero perciò dubbioso se quell’incisione potesse costituire una prova documentale atta a dimostrare la presenza dell’antico gioco del tennis in Vaticano. Mi era stato insegnato che in assenza di prove documentali in mano non avrei potuto affermare nulla: ”ma l’incisione del Parasacchi è già un documento” mi rassicurò la dottoressa Paola Valeri.  Ma certo, occorre aver bene in mente come si presentavano quegli ambienti nel XVII secolo. Se ci aiutiamo con la piantina (Immagine 7),

 

piantina british museum
Piantina del Cortile del Belvedere - Immagine 7

possiamo localizzare facilmente l’area dove era posizionata la Cleopatra (è evidenziata dal cerchio in rosso). Subito sotto è ben visibile il corridoio (ora Galleria Chiaramonti). La scultura era posizionata esattamente dove nella piantina è indicata la “Fontana”. Successivamente fontana e Cleopatra furono rimosse e il muro fu abbattuto. L’ambiente indicato in pianta come “Addito dov'è la fontana della Cleopatra" nei giorni nostri è comunicante con l’ambiente indentificato come “stanza del med. per scrivere". L’Arianna addormentata fu dunque involontaria “spettatrice” delle attività ludiche in corso in quegli anni al corridore di Bramante, quel luogo che oggi prende il nome di Galleria o Galleria o Museo Chiaramonti. Ora gli appassionati di tennis o semplicemente gli appassionati di arte e di storia avranno un motivo in più per soffermarsi in quell’antico corridoio.

 

L’approccio da seguire per ricerche storiche

Attraverso una minuziosa ricerca bibliografica e archivistica, oltre che documentare il l’abitudine di quasi tutte le famiglie nobili d’Italia e d’Europa fra il XVI  e il XVII secolo di giocare ai giochi di palla, come il jeu de paume o pallacorda si tende a documentare i tratti essenziali, i gusti, le tensioni di una società che fu appassionata e partecipe di questo gioco. Si giocava in tutta Europa, quindi anche in Spagna (4) e in Francia, dove il jeu de paume era quasi esclusivamente praticato, nei famosi trincotti, sia dalla nobiltà francese, sia dagli altri ceti  Lavorando a fianco di professionisti della ricerca come Cees De Bondt, Ghidoli, Antonella Fabriani, Paola Zampa ho potuto tracciare, per sommi capi, un iter da seguire per un tipologia ricerca come quella da noi effettuata.

a) occorre innanzi tutto avere bene in mente cosa si cerca

b) il primo approccio può essere fatto sui testi già pubblicati, quindi si può procedere con un’analisi bibliografica delle fonti usati da ogni singolo autore. Si parte sempre dal lavoro che ha fatto un altro studioso per poi provare a seguire il suo percorso e cercare quindi tutte quelle informazioni che lo stesso avrebbe scartato perché non di suo specifico interesse.

c) Una buona ricerca bibliografica può spesso portare ad altri documenti conservati in ogni tipologia di archivio, pubblico (statali, non statali), ecclesiastici e privati aiutando lo studioso a ricostruire il quadro storico nel quale si formano gli atti e di comprenderne la natura e le relazioni reciproche. Si può dover dunque mettere le mani su documenti di corrispondenza o antichi manoscritti o documenti testamentari. La ricerca si complica notevolmente se si ha necessità accedere agli archivi ecclesiastici dove l’accesso richiede una serie di requisiti non alla portata di tutti. E’ anche vero però che saper consultare un documento antico non è roba da poco. E’ indispensabile in quasi tutti i casi sapere navigare sui cataloghi, i cosiddetti regesti, dove c’è la collocazione esatta di ogni fonte documentarie presente in archivio. 

d) Le indicazioni fornite dagli archivisti specializzati servono ad orientarsi correttamente e facilitano le indagini documentarie

e) trovato quello che di cui si ha bisogno si può prendere qualche appunto o richiederne la fotoriproduzione allo archivio dove è conservato il documento.

f) infine, faccenda affatto scontata, riposizionare il documento nella corretta collocazione… accade a volte che alcuni studiosi ricollochino un determinato documento in una busta sbagliata per ostacolare le ricerche future di altri studiosi. 

 

 

Note sulla sequenza delle ricerche da settembre 2008 ad oggi:

Settembre 2008. grazie alla collaborazione della dottoressa Alessandra Ghidoli e del il dott. Francesco Colalucci ritroviamo una piantina di Palazzo del XVII ora conservata in originale a Stoccolma. Sulla piantina si può individuare una stanza dedicata all’uso del gioco di Palla. La sala in questione era situata dove sorge ora l’edificio di Palazzo del Quirinale denominato “Manica Lunga”. Nello stesso periodo si fanno dei tentativi per individuare tracce relative della sala di pallacorda (certa) al Gran Priorato all’Aventino. Si cerca di capire se il “giuoco liscio” trovato nei documenti di Palazzo Corsini possano portare ad una connessione col gioco di palla, ma dopo attente ricerche lo si esclude.

Ottobre 2008. Iniziano le ricerche per documenti si supporto alla piantina trovata in Quirinale e parallelamente inizio le ricerche a Palazzo Chigi di Roma (ex Aldrobandini). In un testo di Stefano Pivato del 1991 (“I terzini della borghesia : il gioco del pallone nell'Italia dell'Ottocento”) si fa menzione che in un inventario Aldobrandini era menzionato “un cammerone pel giocho di palla in volta grande”

Novembre 2008. Come spesso accade nella ricerca, cerchi una cosa e ne trovi un’altra. La grossa spinta di trovare riferimenti della pallacorda alla sede del Consiglio dei Ministri mi hanno portato negli archivi della famiglia Aldobrandini che sono a Villa del Belvedere a Frascati. Grazie alla preziosa collaborazione dell’archivista Antonella Fabriani trovo una piantina e alcuni documenti che evidenziano la presenza della sala della pallacorda (ora un deposito di mobili) nella villa di Frascati

Dicembre 2008. Ulteriori ricerche alla soprintendenza archivistica del Lazio hanno portato a reperire nel ulteriori documenti relativi alla famiglia Aldobrandini. Si è trovato un documento con la descrizione di un edificio situato a Meldola ad uso pallacorda a venduto da un Arciprete a Meldola alla Principessa Donna Olimpia Aldobrandini Seniore per l'annuo canone di 4 quattrini. 

Gennaio 2009. Proseguono le ricerche su Palazzo Chigi. Nell’abitazione della famiglia senese prima della acquisto del palazzo di Piazza Colonna (ora Palazzo Odescalchi) individuo una piantina che fa pensare ad un campo di pallacorda. Grazie alla collaborazione del Principe Carlo individuo un inventario agli archivi di stato, ma le ricerche non hanno ancora confermato l’ipotesi. Si trovano poi innumerevoli documenti in riferimento la sala di pallacorda della Villa Aldobrandini di Frascati e alla pallacorda di S.Martino al Cimino (già individuata da De Bondt anni prima) della famiglia Doria Pamhilij. La dottoressa Fabriani ritrova nell’archivio Aldobrandini di Frascati un libro mastro con l’attestazione di pagamente di sei racchette e “dodici palle per servizio del gioco di palla di casa” (Libro Mastro B, 1595-1599, carta 49, 11 dicembre 1595). L’acquisto in questione era per conto del Cardinale Pietro Aldobrandini che in quel abitava fra la Villa sul Quirinale, detta Montemagnanapoli, probabilmente anche al Palazzo del Quirinale, a Palazzo Aldobrandini di Palazzo Colonna e anche a Palazzo Belvedere in Vaticano. Il documento in questione da maggiore credito alla possibilità che fosse presente la pallacorda al palazzo di piazza Colonna (Palazzo Chigi/Aldobrandini) e soprattutto in Vaticano. Sicuramente si può affermare che non si riferisce alla villa di Frascati, abitata a partire dal 1603.

Febbraio 2009. Durante una ricerca bibliografica individuo in un testo (Andrea Merlotti) alcune sale di pallacorda a Torino che non erano state considerata fino a quel momento. Una sala, in Piemonte così come in Francia si chiamano Trincotti, si trovava in via Roma ed era chiamata “della Veritina”  dove in seguito fu costruito il Palazzo San Martino di San Germano. Un altro trincotto inedito sorgeva dove oggi c’è la piazzetta reale e un altro ancora era quasi di fronte alla cattedrale di San Giovanni. Gli studi di De Bondt lo portano a rintracciare nuovi documenti relativi ad attività di Maffeo Barberini (9), della pallacorda a Palazzo Barberini (già individuata anni fa) e soprattutto portano all’esamina di un incisione di Domenico Parasacchi (10) che fa pensare ad una possibile presenza della pallacorda in Vaticano all’epoca di Papa Paolo V.

Marzo 2009. A Villa Mondragone a Frascati si trovano i resti della sala di pallacorda già individuata da fonti documentarie da De Bondt anni fa (11) e si capisce subito che sarebbe la sala più facilmente accessibile per gli appassionati della zona di Roma. Fra i documenti di recente trovati inerenti Palazzo Barberini ci teniamo a ricordarne uno trovato su una versione moderna di un testo di Hieronymus Tetius: Aedes Barberinae ad Quirinalem descriptae (Descrizone di Palazzo Barberini al Quirinale, a cura di Lucia Faedo e Thomas Frangenberg): "La residenza,scrigno di tesori dell'arte antica e moderna, e un luogo in cui si nutrono le menti, con i libri e le antichità della biblioteca, con le opere d'arte e con gli spettacoli teatrali, e si addestrano i corpi con l'esercizio fisico, che non e solo l'agile abilita del gioco della palla, ma e anche la simulazione dello scontro bellico nei tornei"

Febbraio 2010. Ritrovamento del documento di Rodolfo Amedeo Lanciani

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