Intervista a Nicola Pietrangeli

Di Egizio Trombetta - Intervista a Nicola Pietrangeli. Il tennista più titolato della storia azzurra, il più grande insieme ad Adriano Panatta

03.03.2008. Sono tante le ragioni che mi fanno sentire affettuosamente vicino a Nicola Pietrangeli. Una di queste è senza dubbio l’amore in comune che abbiamo verso il il proprio gatto. Pupino quello di Nicola, Chicca quello di Egizio. Dal giorno che la bella Licia se ne andò Pupino si ritrovò da solo a scaldare il cuore del grande Nick. Chicca fece altrettanto dal giorno che successe a me la stessa cosa.

 

Nicola minaccia sempre il suo povero gattino:”Ricordati Pupino che tu non puoi morire prima di me! Hai un dovere morale verso il tuo padrone. Non puoi lasciarmi solo!”

Non è bello dirlo, ma a volte sapete ci penso e vi dico…che avrei voluto essere al suo posto…andare in giro per il mondo senza quasi un soldo in tasca, con l’ottimismo e con tanto entusiasmo in fondo al bagaglio. Vivere alla giornata e prendere in giro la vita fin quando è possibile…

 

Nicola Pietrangeli insieme a Lea Pericoli 

 

Mi piacerebbe consigliarvi il suo libro, ha me ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo. E’un libro universale, non è affatto necessario essere appassionati di tennis per poterselo godere appieno, anzi. Ogni capitolo è come una pillola di ottimismo. Il libro l’ha scritto Lea Pericoli, un’altra legenda del tennis italiano. Un altro personaggio a cui sono molto affezionato e che spero un giorno di poter intervistare come merita (ovvero quando le testate per cui collaboro mi concederanno lo spazio).

Ho avuto modo di sentire recentemente Pietrangeli e ci fa sapere che Pupino sta bene!

  

  

Intervista (realizzata per Matchpoint tennismagazine - Luglio 2007):

 

Il distinto signore che abbiamo di fronte ha i capelli tutti bianchi, l’aria sorniona, i gesti eleganti,. Nicola Pietrangeli è un Famers. Ha lasciato il segno nella storia dello sport italiano e non solo. Dal 1986 il suo nome figura nella Hall of Fame del tennis a New-port. Di lui rimarranno molti numeri importanti: i 164 incontri disputati in Coppa Davis, i due titoli vinti al Roland Garros, le tre affermazioni agli Internazionali d’Italia. Ma la gente del tennis, e non solo quella del tennis, conosce Nick per una dote umana che non molti hanno il piacere di condividere con lui… è una persona che ha saputo vivere la sua esistenza con grande ottimismo anche in momenti di grande difficoltà. L’incontro avviene nell’abitazione romana di Nicola. Vicino c’è il suo adorato gatto, Pupino.

Pietrangeli, ma questo gatto…

In questo momento lui, Pupino, mi guarda come per dire:“Ma che vuole da noi questo signore?”. Pupino è un grande amico, io non ho mai avuto un animale proprio mio. Ha sedici anni, ha un occhio solo, pesa nove chili e mezzo, grazie a Dio sta benissimo, ho un rapporto bellissimo con questo mio amico…

Essere ottimisti, vedere il lato migliore della vita e saperlo cogliere. Quanto è importante essere ottimisti? Senza dubbio è importante al 102%!Eppure qualche rammarico ci sarà pure nella sua carriera… Le finali da giocatore perse in Davis nel ‘60 e nel ’61, la finale persa da capitano nel ’77 in Australia o cosa altro?Forse la finale da capitano contro l’Australia nel ‘77, perché potevamo vincere anche quella, un minimo di rammarico c’è.

Un altro rammarico grande va al di la degli episodi sportivi. Mi riferisco a quella “combutta” (ndr: testuale) che ci fu fra il presidente di allora e alcuni giocatori, che fecero in modo di buttarmi fuori dalla Coppa Davis. Quello si fu un grande rammarico.
Ci spieghi meglio, fu una sorta di coalizione contro di lei?. Bè si, ci fu questa sorta di coalizione che è stata sicuramente programmata ed organizzata dall’allora presidente della federazione (ndr: oggi Galgani è presidente onorario della federtennis). La delusione fu grande. D'altronde presi la squadra che l’anno precedente aveva perso al primo turno, l’anno dopo la portai a vincere la Davis e nel ’77 facemmo finale in Australia. Non mi sembra un cattivo risultato… Questo allontanamento durò per una quindicina di anni. La gente non credeva che per andar a vedere un incontro di Coppa Davis dovessi comprarmi il biglietto.

Come mai non le riuscì mai di conquistare la Coppa Davis da giocatore, non ebbe compagni all’altezza? Mha, non è che non avessi compagni all’altezza. Mi spiego meglio. Quando abbiamo affrontato gli australiani, sull’erba gli australiani erano il numero uno, due e tre del mondo. Lei capirà che era come fosse affrontare tre Federer! Io forse un punto lo potevo anche vincere, ma c’è da dire che la squadra australiana era più forte della squadra italiana.
E’ da molti considerato il miglior giocatore che il tennis italiano abbia mai prodotto. C’è chi però crede che le sue vittorie fossero più facili visto che sono state conquistate in tempi diversi, dove il cammino nei grandi tornei era più semplice.Rispondo che ognuno di noi al suo momento aveva gli incontri facili e gli incontri difficili. Posso dire che quello che avevo di fronte era quello che passava il convento. L’unica cosa che debbo dire è che all’epoca, è vero, c’erano i professionisti, ma io potevo benissimo far parte di loro. Mi avevano offerto un paio di volte di far parte di loro, ma dissi sempre di no. L’unica cosa che mi dispiace, ma solo un po’, che qualcuno sostenne che Panatta abbia vinto contro i grandi miti. Ecco, io davanti a quei miti ne metto uno che probabilmente li batte tutti insieme: Rod Laver, che forse, e dico forse, è stato il giocatore più forte di tutti tempi, ed io l’ho battuto. Ciononostante, l’unico metro di paragone sono i risultati. Poi contro chi sono stati fatti…non conta.
E’ stato 3° nella classifica mondiale nel ‘59 e ’60, e n.1 della classifica su terra. Ma Nicola Pietrangeli, sempre poco schiavo degli allenamenti, come si sarebbe trovato in questo tennis così esasperato? Si sarebbe adattato? Le faccio un piccolo esempio. Il primo premio a Parigi è un milione di euro. Io ho preso centocinquanta dollari, che secondo un calcolo possono essere 2.500-3.000 euro di oggi. Secondo lei avrei fatto più seriamente questo mestiere, oppure no?Penso proprio di si!

Ecco bravo, la risposta l’ha data lei.
Le avranno chiesto questa cosa già tante altra volte. Dove si dovrebbe agire per migliorare la popolarità del nostro tennis. E’ solo un problema di campioni, di diffusione in tv o altro?
Non c’è dubbio che i bambini quando iniziano a fare uno sport vogliono copiare un grande campione o una grande squadra. Noi non abbiamo un campione di richiamo come può essere un Federer o un Nadal e purtroppo abbiamo la squadra di Davis che sta in serie B. Ma il nostro tennis fa ben sperare, Volandri è arrivato in semifinale a Roma e le ragazze hanno vinto la Federation Cup. E’ un buon momento!  
Cosa pensa quando vede tanti genitori che ossessionano i propri figli per il tennis? Crede che sia un modo di fare proficuo?
Assolutamente no! Io penso che i bambini quando cominciano a fare uno sport la prima cosa che ci deve essere è il divertimento. Ma se i genitori, già da quando hanno sette-otto anni cominciano a forzarli e a spremerli, questo è completamente sbagliato. I bambini si devono divertire. Poi, se hanno un buon maestro e hanno anche talento, non c’è dubbio, vengono fuori.
Parliamo un po’ del libro che Lea Pericoli ha scritto sulla sua vita. Come è quando è nata l’idea di scriverlo?
Allora, io in genere parlo molto poco di tennis. Una volta è capitato a cena che raccontavo di episodi che erano successi anni fa. Mi dissero.. ma perché non lo scrivi? Bè io non so scrivere, Lea  invece è una brava giornalista e una brava scrittrice…e lei conosce la mia vita quasi quanto la conosco io.  quindi circa un anno fa prendemmo la decisione:”facciamolo!”. Lea era l’unica persona che poteva fare una cosa del genere, scrisse seimila pagine, no seicento, dico seimila! Il libro parla poco di tennis, ma è importante dire una cosa, abbiamo scritto tutte cose vere.

Seimila pagine. Il lavoro di selezione deve essere stato enorme.

L’ha fatto Lea naturalmente. Lei scriveva fino a dieci ore al giorno. Si è buttata su questa sua opera, su questo suo “bambino” proprio a testa bassa. Ultimamente, sempre durante le cene, vengono a galla altri episodi e allora c’è chi fa la battuta che bisognerebbe scriverne un altro. Però prima vediamo come va questo.

Cosa ricorda della cultura di origine di sua mamma, la cultura russa.
Deve sapere che i russi sono molto più fatalisti dei napoletani e finiscono per prendere la vita in un modo molto più “tranquillo”. Mia madre mi chiedeva sempre:”Oggi come è andata?” Bene rispondevo – “Bè, allora domani vedremo!” Mi è rimasto molto della cultura russa. Io dico sempre di aver vissuto in Russia a Tunisi in casa dei miei nonni… si mangiava russo, si parlava russo, si andava nella chiesa russa. Quando sono venuto in Italia non parlavo una parola di italiano, parlavo francese e russo.
Quali sono i suoi piatti russi preferiti?

Facilissimo. Il Borsc, minestra a base di carne e cavolo rosso e il Beef Stroganof , che è una specie di spezzatino.
Ma è vero che non ha mai lavorato in vita sua?

In realtà non sono mai voluto star dietro una scrivania, ecco il senso della sue battute di Lea sul mio lavoro. Non ho fatto mai lavori da ufficio, non sono adatto. Eppoi spesso ci ho giocato sopra… Lavorerei volentieri, dicevo, ma non ne ho il tempo… La realtà è quando ho lavorato, non ho mai avuto bisogno di una scrivania, né di un ufficio.
Qual è la parte del libro che, leggendolo, l’ha toccata maggiormente?
Un po’ tutto. Lea salta da situazioni allegre a situazioni un po’ meno allegre. Io l’ho letto non meno di cinque volte per correggerlo. Devo dire che non mi sono mai annoiato, anche se sono poi episodi che mi riguardano. Non è per una questione di vanità, è un libro che si legge in poco tempo e facilmente. Un mio amico m’ha fatto un complimento che è il massimo per qualcuno che ha partecipato a scrivere un libro: Nicola, mi ha detto, ho letto il libro e all’ultimo lo leggevo piano piano perché avevo paura che finisse.
Che messaggio vuole dare a tutti noi che amiamo lo sport e ai più giovani in particolare
Si può fare lo sport per puro divertimento, è va bene. Ma se si vuole far sul serio, oggi, ci vuole perseveranza e pazienza. Sperando che ci siano buoni maestri e che facciano innamorare i bambini. Funziona un po’ come a scuola fra insegnanti e alunni. Se i maestri riescono a far innamorare gli allievi tutto funziona. E poi, è importante che gli allievi diano retta ai maestri. Spesso i maestri sono anche maestri di vita.
Si dice che lei abbia inventato il calcetto qui a Roma e precisamente al circolo Parioli. E’ vera questa storia?
E’ vero. Fu nell’inverno ’48-49, quando in una giornata piovosa io e altri nove scemi non sapevamo che fare per colpa della pioggia. Abbiamo messo delle borse, come quando si fa quando si esce da scuola e si usano le cartelle per fare le porte… e abbiamo iniziato a giocare a calcetto sul campo da tennis, con grande orrore dei vecchi soci.Quindi si prende la paternità del calcetto?Ma me la prendo proprio, ma non è che me la prendo da solo. Purtroppo la gran parte di quelle persone ora sono morte. 
Quel campo del Parioli, che campo era?
Il campo numero nove. Il campo numero nove si affacciava ai campi della Rondinella, al Velodromo, dove si allenavano i ragazzi della Lazio.

Vogliamo parlare “Ascenzietto”(Nicola, nel suo libro, lo chiama amichevolmente con questo soprannome a causa del nome del padre, Ascenzio),pardon di Adriano Panatta?
Adriano è nato per giocare a tennis. Peccato che sia durato poco perché sarebbe stato in grado di battere tutti i miei record. Io magari sono contento così, ma…

Credo che lui ce l’abbia un po’ con me perché crede che io l’abbia dovuto difendere per una causa che ha avuto contro la federazione che io, fra l’altro, non conosco affondo.

Nella controversia in corso fra Adriano e la Federazione non voglio entrare in merito. Io credo sia alla versione dell’uno che alla versione dell’altro, ma non sta a me giudicare. Anche perché se lo facessi farei un danno, o da una parte, o da un’altra. La porta del mio cuore è sempre aperta nei suoi confronti e lo dimostra quanto ho scritto nel mio libro, parlo solamente bene di lui.

Credo che sta a lui chiamare me, se non altro per una questione di età…

Molti innamorati del tennis hanno nostalgia di quei tempi. Tempi in cui, Adriano e Nicola li si vedeva percorrere le stesse strade, per raggiungere obiettivi comuni. Sarebbe bello, a detta di molti, rivederli camminare ancora una volta insieme, Nicola e Adriano, magari per una rimpatriata, su un campo di golf o di tennis. E chissà che insieme, quei due, non riescano ancora una volta a render grande il tennis di casa nostra.

 

Egizio Trombetta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti
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ATTILIO STEFANONI  - OTTIMO ARTICOLO     |01-04-2008 00:17:20
Sarebbe possibile avere un indirizzo e-mail per Nicola Pietrangeli? Vado ad un
party (6 Aprile) dei 70 anni del tennista Canadese Francois Godbout che penso
abbia giocato con Pietrangeli a Roma e mi piacerebbe portare come testimonianza
un augurio da parte del sig. Pietrangeli. Sono un amatore e giocatore di Tennis
nato a Milano e venuto a Montreal,Canada nel 1973. Non sono riuscito a trovare
nessun altro indirizzo che questo. Mi scuso per il disturbo e ringrazio per una
risposta. In ogni caso ho molto apprezzato l'articolo. Quando ero in Italia ero
un Fan di Pietrangeli e Sirola.
Attilio Stefanoni
egizio   |01-04-2008 10:20:25
Grazie Attilio, mi fanno piacere i suoi complimenti. Le debbo dire perņ che
Pietrangeli non usa il computer... e dunque non ha un'email... ha provato a
contattare la federazione italiana tennis?
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