Un pomeriggio in casa Farina-Elia

 

 Di Egizio Trombetta – Intervista a Silvia Farina, un’altra leggenda del tennis azzurro

07.03.2008.Silvia Farina, l’indimenticabile Signora del tennis italiano ci riceve nella sua casa di Fregene. Vive li con Francesco Elia, suo marito dal ’99 (già suo coach), e con il piccolo Lorenzo. Da quando disse basta col tennis, a fine ottobre di due anni fa, all’indomani del match perso contro la Flipkens in Belgio, Silvia Farina si dedica a tempo pieno al progetto che aveva in mente già da un po’ di tempo: fare “full time” la mamma. I risultati ottenuti in carriera la posizionano in cima all’ideale classifica “senza tempo” delle migliori tenniste italiane. Solo la sua ex compagna Francesca Schiavone, se lo vorrà, potrà fare meglio di lei.

Lorenzo e Silvia 

Ma se Silvia potrà essere un giorno superata nel palmares, difficilmente sarà semplicemente eguagliata per qualità tecniche, classe e signorilità dimostrata in campo. Silvia Farina si distinse principalmente per aver portato sempre con se la sua disarmante “normalità”, caratteristica assai rara in un mondo dove conta sapersi vendere, e bene. A pochi giorni dalla finale di Federation Cup, dove le azzurre dell’italdonne tenteranno l’impresa di difendere il titolo mondiale contro la super potenza russa, discutiamo insieme a Silvia sulle possibilità che ha la nostra nazionale di riconfermarsi campione, sul tennis italiano e su i suoi futuri progetti.

Silvia, adesso cosa stai facendo?
Fondamentalmente sto facendo la mamma.
Hai smesso di giocare da un paio di anni, ti è mancata la vita di tennista?
Bè mi è mancata molto l’adrenalina da competizione perché ero abituata ad avere un ritmo e degli obiettivi, che erano quelli di scendere in campo e giocarmi la partita. Una volta smesso di giocare è scomparsa quella sensazione di adrenalina e quindi mi sono dovuta abituare alla normalità della vita quotidiana. Dopo anni vissuti facendo tutto un altro tipo di vita, sempre in giro per il mondo, non è stato semplice.
Di tutte le finali che hai perso, quale di queste ti ha lasciato qualche rimpianto?
Quella giocata contro la Ruano Pascual a Budapest, nel ‘98. Persi 6-3 al terzo e onestamente sulla carta dovevo vincere io. Sulle altre finali perse, tutto sommato, ci stava che io perdessi.
Sei ancora dell’idea che la partita più emozionante che hai giocato sia quella giocata ad Ancona contro Monica Seles?
Si, è quella che mi porto con più ricordi, ci sono state delle grosse emozioni giocare per la nazionale e poi è stata la prima volta che la battevo ed è successo in Italia davanti al mio pubblico. E’ stato emozionante.
In dodici occasioni sei stata capace di battere una giocatrice fra le top 10. Quale fra le top 10 ti dispiace non aver battuto?
La Clisters. C’è stato un anno (2004 ndr) che perdevo sempre da lei. Ci ho perso agli ottavi agli Australian, a Parigi nei quarti e la settimana successiva in finale ad Anversa.
 

Delle racchette che hai usato quale è stata quella che hai sentito di avere un maggior feeling?
La Wilson, era la 9.2 e usavo il budello. E’ una racchetta che poi fui costretta a cambiare perché non le facevano più. Io ne avevo una decina e me le sono giostrai in sei-sette anni fino a che si ruppero tutte. Un giorno per caso provai la Prince Graphite 110 che era una racchetta completamente diversa, ma mi sono trovata bene.
In che modo avresti voluto rigiocare quel game sul 5-4 contro la Mauresmo a Roma, nel 2004?
Allo stesso modo di come l’ho giocato, semplicemente avrei voluto che quella smorzata che ho giocato fosse entrata, che quel dritto fosse rimasto in campo anziché uscito tanto così.
L’interruzione per pioggia ti infastidì un po’?
Secondo me la pioggia ha agevolato più lei, l’interruzione gli ha dato modo di respirare e a me mi ha spezzato un pochino il ritmo.
Osservando il tabellino dei tuoi infortuni mi viene il dubbio che la tua preparazione fisica non è stata all’altezza…
Ma, non credo. Penso che per i problemi fisici sia soprattutto una questione di fortuna. E’ anche vero che negli ultimi anni si curano molto aspetti come i tempi di recupero e la fisioterapia. Forse questo è un aspetto che ai miei tempi è mancato ed ho forse pagato questo. Adesso, appena finisce l’allenamento si fa stretching, recupero muscolare e così via. Questo è molto importante.
Come vorresti essere ricordata dagli appassionati di sport fra cinquanta anni?
Per una donna che ha dato tanto al tennis e per l’impronta positiva che ho lasciato di eleganza e signorilità. E poi anche per i risultati, fa anche piacere essere ricordati per questo..
Come nasce l’esperienza di commentatrice con Eurosport?
E’ nata per caso. Nasce perché mi ha chiamato Antonio Costanzo, mi sono trovata molto bene. Purtroppo è un’esperienza che non è proseguita perché lui non c’è più ad Eurosport…
E’ importante il ruolo del commentatore televisivo per la divulgazione del tennis?
Ti rispondo da ex-atleta. Per me è importante perché guardo il tennis sotto un’altra visione. Trovo eccellente il modo di commentare che è proposto da SKY durante le telecronache. C’è un cronista e c’è anche un commentatore più tecnico. Per me è importante che ci sia una “voce” tecnica come un Lombardi, un Bertolucci e una Golarsa. Certo un buon commentatore può essere importante per propagandare bene uno sport. Quando io, profana di uno sport, ascolto un commento privo di enfasi mi viene subito voglia di cambiare canale.
Il 28 Settembre del 2006 accadde un evento che cambia la tua vita e quella di Francesco.Nasce Lorenzo. Ma come è stato il periodo di attesa?
Ti confido che il primo periodo è stato molto impegnativo. Sono stato poco bene ed è stata dall’inizio una gravidanza faticosa. Mi sono ritrovata non dico in depressione, ma in grosse difficoltà a dover affrontare tutto l’inverno a casa. Non mi capitava da dodici anni. A parte questo è stata una gravidanza serena, mi ero abituata a immaginare Lorenzo, poi quando è nato, mi sono rifatta.

Egizio e Silvia 

Il parto, dunque è andato tutto liscio?
Macchè tutto lisco!! Parto naturale di quattro chili… una fatica! E’ nato lo stesso giorno del nonno, il 28 Settembre, per la gioia mia e di Francesco…
Quando hai capito che avresti vissuto tutto questo proprio con Francesco?
L’ho capito quasi da subito, già da quando l’ho conosciuto nel ’95. L’ho capito da tanti punti in comune che piano piano ti rendi conto di avere. Una grossa passione in comune…e quella ci ha ovviamente aiutato.

Lorenzo 

E’ passato quasi un anno da quel 28 Settembre 2006, giorno in cui nasce Lorenzo, che ricordi hai della sua gravidanza? Sono stata poco bene ed è stata una gravidanza faticosa. Ho avuto difficoltà ad abituarmi a stare in casa per tutto l’inverno, io che ero abituata ad andar in gito per il mondo…

Molte persone pensano che Lorenzo sia un predestinato. Pensa che sia più importante che si focalizzi su una sola disciplina, presumibilmente il tennis, oppure che sia meglio che possa spaziare fra vari interessi: musica, sport, religione, politica? Se penso al mio passato ad esempio, io ho fatto un po’ di tutto. Certo l’approccio al tennis è venuto molto tardi. Credo che inizialmente sia importante fargli provare un po’ di tutto, non dico che non giocherà a tennis, ha gia fra i suoi giochi le racchettine, dovrebbe stare alla nostra sensibilità capire se vuole diventare un professionista ed eventualmente spingerlo nella sua direzione.

 

Proporrete a Lorenzo un percorso di fede? E’ un argomento difficile. Noi per ora l’abbiamo battezzato. Il percorso di vita cattolica vorrei farglielo fare, poi, quando sarà in grado di capire e decidere, potrà continuare o meno se proseguire per quella via.

Ma Silvia Farina è credente? Sono cresciuta in oratorio, ma un po’ la vita frenetica che avevo, un po’ il fatto che mi sono impigrita mi ritrovo che non sono più tanto praticante. Molto anche hanno contribuito le opinioni negative che mi sono fatta negli ultimi anni di alcuni uomini di chiesa.

Pensa che in futuro le potrebbe venire la voglia di “scendere in campo” per il bene dei giovani e per lo sviluppo dello sport italiano? Bè, se mi propongono un progetto interessante perché no. Lavorare con i giovani e per i giovani è una cosa motivante. E comunque non intento impegnarmi in politica. Deve comunque essere un progetto legato esclusivamente allo sport.

A proposito di politica, crede sia meglio avere degli ideali e perseguirli o meglio affidarsi di volta in volta alle persone che si propongono in politica? Secondo me bisogno valutare di volta in volta e non andare avanti coi paraocchi. Agli ideali, in questa società, non ci credo. Anche le persone alla lunga possono cambiare… cambiando idee e partiti… Molto meglio affidarsi al proprio buon senso di volta in volta quindi.

Torniamo al tennis, al tennis quello di casa nostra. Darebbe qualche suggerimento alla Federazione Italiana Tennis per favorire ulteriormente la divulgazione del tennis nel nostro paese? Forse la Fit potrebbe finanziare l’emittenti per far trasmettere più tennis in chiaro. Se solo si potessero vedere, anche solo i tornei del grande Slam, su Rai3, ad esempio, penso che sarebbe già tantissimo.

 

Che consiglio darebbe a Francesca Schiavone per arrivare più in alto? Lavorare di più dal punto di vista mentale.

E a Volandri ? Io non seguo la sua quotidianità e quindi non so se posso dare un parere. Però credo che dovrebbe cambiare qualcosa nella programmazione dei tornei. Per un anno dovrebbe provare a giocare tutti i tornei sul cemento, magari uscirà sempre al primo turno, ma prima o poi imparerà a giocare su superfici diverse dalla terra, no?

Un giorno mi confidasti che ti eri servita della PNL, la Programmazione Neuro Linguistica. Mi sono documentato ed ho scoperto che la PNL è un insieme di tecniche che hanno lo scopo lo sviluppo dell’individuo e facilitare la comunicazione e le relazioni interpersonali. In che modo hai messo al servizio del tennis queste tue conoscenze?
Ti faccio un esempio: se tu impari a conoscere te stesso e impari ad interagire prima di tutto con te stesso e a capire i tuoi punti deboli riuscendo a canalizzare le tue emozioni negative come ad esempio l’ira e la frustrazione è già un grosso aiuto. Sono situazioni che durante un incontro possono capitare. Soprattutto può essere utile durante un incontro avere gli strumenti adeguati per cambiare un determinato stato d’animo negativo conseguentemente ad un evento disturbante. Questa crescita è stata importante per me. Ti voglio fare un altro esempio. Se ad esempio ti capita di non concretizzare un matchpoint, ed hai gli strumenti adeguati per reagire, non ci metti un quarto d’ora per sbollire la tua ira, ma magari ci metti solo un quindici. Poi il percorso fatto tramite la PNL mi è servito moltissimo anche come persona perché ero una persona timida. Sai anche durante un torneo devi affrontare delle persone e quindi affrontare il tuo avversario. E’ molto importante avere un atteggiamento corporale adeguato quando si scende in campo, specie contro un avversario che in linea di massima potrebbe intimorirti. Mi capitava di affrontare, faccio un esempio, una Serena Williams che ti saltella a rete in fase di riscaldamento e io magari non riuscivo nemmeno ad affrontare il suo sguardo. Questa era una situazione che non andava bene. Infine m’ha aiutato molto anche col mio allenatore, con Francesco ed ha aiutato molto anche lui stesso. E’ vero che siamo marito e moglie ma ci ha aiutato tanto a livello di rapporti interpersonali. Ancor oggi traiamo beneficio da questa cosa.
Te la sentiresti di consigliare un percorso di PNL anche a qualche tua ex-collega?
Mah, in generale può essere di aiuto a chiunque. C’è un accrescimento delle proprie potenzialità, ma ognuno deve poi capire se fa al proprio caso.

 


 

E’ molto costoso affrontare un percorso del genere vero? Se ci si avvale di un tutor privato certamente. I costi scendono notevolmente se invece si partecipa a dei training collettivi. Aggiungo che questa è un tipo di lavoro affrontato solo per un periodo, non per tutta la vita.
Sei stata una delle artefici della formazione del vincente dell’italdonne di Barazzutti. Un po’ di malinconia davanti alla tv, dopo il trionfo delle tue ex compagne?
Ma no… Dopo essere uscita da questo ambiente questa è una cosa che non mi ha toccato più di tanto. Se mi metto li a pensarci con impegno, forse mi viene… ma sai ora come ora mi sento appagata per tutto quello che ho avuto dalla vita. Fin da piccola ho fatto quello che ho voluto, dal tennis ho ottenuto tanto, ho smesso quando ho voluto, ora ho avuto un bambino, quindi… che posso chiedere di più? La Fed Cup era nei miei obiettivi, ma tutto sommato, pazienza. Non ho provato tutta questa gelosia, come dire “porca miseria non l’ho vinta!”.
Le azzurre sembrano andare d’amore e d’accordo. Non è sempre stato così ai tuoi tempi.
Sicuramente ha aiutato questo “Club Italia”. Da un paio di anni c’è la regola che nei tornei del Grand Slam si deve stare tutti insieme. L’amicizia ritengo comunque che sia difficile nel tennis, che è uno sport individuale. Lo era a soprattutto per me che ero un po’ solitaria.
C’è un anno di quelli vissuti con la nazionale che ti ricordi con più affetto?
Un po’ tutti gli anni che ho vissuto in Fed Cup me li ricordo bene.. Li vedo come dei “paragrafi” della mia carriera molto divertenti. Sai io ne ho vissuti proprio tanti di episodi in Fed Cup. Pensa che ho giocato pure quando a Francoforte si giocava per una settimana intera, mi sono fatta pure la serie C in Indonesia… Che ricordi. Ricordo il casino che abbiamo fatto sull’aereo al rientro in Italia.


  

 

 

Erano diversi negli anni ’90 i rapporti fra voi giocatrici del circuito internazionale?
Nei tempi quando avevo iniziato, non tutti avevano la possibilità di andare in giro con un coach personale, quindi si faceva molto più gruppo. Stavamo tutte molto più insieme, si andava fuori a cena e ci si allenava spesso insieme. C’era più cameratismo. Ora può anche capitare che si va a cena con gli altri ma si fa più vita individuale. Comunque, anche in passato, quando mi facevano le domande sull’amicizia nel nostro ambiente, ho sempre ritenuto fossero solo delle simpatie. Credo succedano le stesse cose nei cosiddetti lavori “normali”.
Parliamo di Fed Cup. Se l’Italia di Davis fosse arrivata in finale ci sarebbe più clamore, non è così?
E già, solo chi è appassionato di tennis sa cos’è la Fed Cup. Se vai qui al bar di fronte e gli chiedi cos’è la Fed Cup non lo sanno.
Che possibilità dai alle nostre ragazze nella finale di Mosca?
Quelle più forti non dovrebbero giocare. La Sharapova ad esempio non dovrebbe giocare, ma la Russia ha un gruppetto di coda di livello alto. Bisognerà vedere. Quindi diciamo che non partono favorite, ma forse è pure meglio così. Potrebbe anche continuare questa striscia positiva di fortuna. Perché no? Se trovano una Petrova che è una giocatrice che non è continua, la Chakvetadze è si, la numero sei del mondo, ma non credo che sia imbattibile. Bisognerà vedere chi gioca delle nostre. Ad Esempio se giocasse Mara (Santangelo ndr) sul cemento potrebbe fare bene, Tathiana sul cemento indoor non tanto.
Un inserimento ad esempio della Knapp?
La conosco, ma francamente per una finale la vedo ancora acerba.
Spesso capita che formazioni di Fed Cup siano zoppe…
Io ho notato una cosa. Che la Federation Cup favorisce un po’ le formazioni come quella nostra, di medio alto livello. Voglio dire, giocatrici di punta spesso non la giocano. Prendi ad esempio una Venus Williams che vince la Fed Cup più di una volta, secondo te da più importanza alla Fed Cup o a un torneo del Grande Slam? Negli anni le squadre più forti perdono spesso le giocatrici di primo piano. Spesso poi cosa succede: giocano una partita, per far rimanere la squadra in A e poi, nei successivi incontri, giocano le altre. E penso che l’Italia, negli anni, potrà farne tante altre di finali. Anche Rino Tommasi, che in genere non enfatizza queste vittorie, credo si sia fatto lo stesso tipo d’analisi.
Pensi che siamo pronti nel nostro paese per assegnare il ruolo di capitano di Fed Cup ad una donna?
Penso di si, certo questo non è il momento per parlare di questo. Forse quando le cose andranno un po’ meno bene. E’ già successo, io ad esempio ho avuto come capitano Raffaella Reggi. In quel tempo c’era Bertolucci come capitano di Coppa Davis.
Ci pensi che potresti esserci tu un giorno al posto di Barazzutti?
Onestamente non è nei miei programmi, almeno per ora. Anche perché subentrare quando c’è una squadra vincente non è semplice. Probabilmente quando ci sarà un cambio generazionale… Con una squadra più giovane, una squadra nuova. Per ora in ogni caso non me la sentirei, mi sento ancora troppo giocatrice per poterlo fare.
Silvia, dove può arrivare più in alto di te Francesca?
Secondo me ha perso il treno a quando era n°11 del mondo. Si è persa in un bicchiere d’acqua. Adesso, dopo un periodo brutto, potrebbe avere la strada aperta per qualche buon risultato. Ora ha vinto il suo primo torneo. Anche se da qui alla fine dell’anno tornare fra le prime 15 sarebbe già un obbiettivo difficile. Se ritorna ad essere la ragazza di prima, vogliosa di allenarsi la vedo ancora in grado di entrare fra le top 10.
Beh… non proprio un bicchiere d’acqua gli mancavano circa novecento punti per entrare nelle top 10.
E’ vero, erano tanti, a me ad esempio ne mancavano solo 42! Nel 2002 mi mancava battere la Testud a Roma o la Maresmo a Berlino e ce l’avrei fatta…
E’ stato importante per Francesca avere avuto una compagna/avversaria come te?
Sicuramente, avere una compagna che ti stimola ti porta sempre a fare meglio.

A questo punto irrompe in casa il Signor Luciano, il papà di Francesco Elia e l’intervista comincia a farla a me. “Ma lei lo sa perchè Silvia è diventata grande?”
_ No mi dica…
“Perché ha avuto un medico personale.”
E chi sarebbe questo medico?

Sarei io… Per sette-otto anni discutevo coi medici della federazione che non capivano cosa avesse. E’ stata tormentata da tonsilliti ripetute e ha giocato delle partite avendo 38 di febbre, e tuttavia vincendo ugualmente. Aveva un tasso di infezione nel sangue che rendeva estremamente difficile tutto quello che faceva. E per arrivare a giocare fino a trentatre anni. Io e Parra siamo stati i suoi salvatori. Lei lo lo sa chi è Parra?
Certamente, il mago del laser.
Bravo, ecco io sono stato il braccio destro di Parra.
E il signor Luciano se ne và.
Silvia, è importante per te gestire bene la propria immagine a livello mediatico? Volandri e Santangelo ad esempio hanno un sito…
Oggigiorno aiuta.
Chi nel mondo del tennis ti è sembrato che abbia avuto molti interessi al di fuori del tennis, stile Williams intendo?
Anche se lo dava a vedere molto poco una era Monica Seles. Lo so perché conoscevo il suo manager.
Silvia, ti fa di fare un giochino? Hai 3 secondi per rispondere ad ogni domanda:
Più brava Venus Williams o più brava Henin?
Henin
Più brava Mauresmo o Clisters?
Clisters
Più forte Seles o Navratilova? Seles
Più bravo Pietrangeli o bravo Panatta?
Panatta
Progetti insieme a Francesco. Avevate una mezza idea di mettere su un’accademia?
Si sarebbe bello, ma dipende dalle occasioni. Se viene un imprenditore che mi dice: abbiamo uno sponsor, investiamo… Allora bene, ma metterci del mio coi tempi che corrono, no. Di investire nel tennis non ci penso, magari preferisco aprire un ristorante! Ma lavorare con un investitore privato e allenare un team di persone questo si, sarebbe un idea che mi piacerebbe.
Ma come deve essere l’accademia ideale per Silvia e Francesco, in grandi linee?
Mah, il discorso dell’accademia lo abbandonerei perché troppo ampio. In un’accademia ci sono tanti giocatori più scarsi attorno ai giocatori di punta. Tipo l’accademia di Bollettieri. Sarebbe troppo complicato gestire una struttura del genere. E’ più stimolante invece poter seguire con attenzione dei buoni “cavallini”. Partendo da questa base la struttura ideale deve poter coprire più settori, dalla preparazione atletica, alla preparazione tecnica per arrivare a quella mentale. Ci deve essere, ovvio, una struttura medica, e non deve mancare il fisioterapista e il posturologo. Ora si lavora così, molto nello specifico.
Considerando che gli italiani vengono fuori un po’ tardi, si potrebbe far qualcosa per migliorare questa cosa?
Mi sono resa conto che la mentalità di noi italiani è quella di dire “eh, ma è troppo presto per iniziare uno sport”. E’ un po’ il pensiero di tutti, parliamoci chiaro. Poi ti sorprendi se vedi Vaidisova e gioca già bene a 13 anni. Magari ha iniziato a giocare a sei anni…e c’è chi inizia pure prima! Andrebbe un po’ cambiata questa mentalità tutta italiana.
Quindi i ragazzi andrebbero spremuti e martellati fin da quando sono in culla oppure bisognerebbe lasciarli più liberi?
Si bisognerebbe lasciarli liberi, ma il momento in cui il bambino ha scelto lo sport e si vede che ha voglia, perché non provare a spingerlo verso la sua strada?

 

 

Silvia Farina Elia, nasce a Milano il 27 Aprile 1972

Si mise in luce nel 1990 aggiudicandosi il torneo Bonfiglio, una sorta di campionato mondiale juniores che si svolge a Milano. Nel 1991 entra per la prima volta fra le top-100 e vince il suo primo torneo ITF a Caltagirone. Arriva per la prima volta in finale di un torneo del circuito WTA, a San Marino.. Dal 1998 la sua carriera cambia radicalmente quando Francesco Elia diventa il suo allenatore. Nello stesso anno raggiunge 4 finali del circuito WTA (Auckland, Budapest, Varsavia e Lussemburgo). I buoni risultati la portano al 18° posto della classifica mondiale. Nel 1999 raggiunge un’altra finale a Prostejov. Il 22 settembre sposa Francesco Elia. Nel 2001 ottiene la sua prima vittoria in un torneo WTA, a Strasburgo e ottiene la qualificazione al Master di Monaco di Baviera. Lo stesso anno raggiunge un’altra finale a Goald Coas. Nel 2002 bissa la vittoria al torneo di Strasburgo e si qualifica per la seconda volta al Master, che quell’anno si disputa a Los Angeles. Raggiunge il n°11 della classifica mondiale, è il suo best ranking. Nel 2003 vince per la terza volta consecutiva il torneo di Strasburgo e raggiunge i quarti a Wimbledon. Nel 2004 raggiunge la finale di Canberra e Anversa. Nello stesso anno arriva un passo dal raggiungere la semifinale agli Internazionali d’Italia, sconfitta 7-5 al 3° da Amelie Mauresmo. Nella sua ultima stagione raggiunge un’altra finale ad Amelia Island. Si toglie la soddisfazione di battere Venus Williams al primo turno di Doha e Serena Williams nei quarti di Amelia Island. Ha partecipato alle Olimpiadi del 1996, del 2000 e del 2004 raggiungendo gli ottavi a Sydney. In 12 occasioni è stata capace di battere una giocatrice nelle top-10. Silvia Farina ha giocato 34 match in Fed Cup, con 23 vittorie e 11 sconfitte. Ha giocato 839 incontri in carriera ottenendo 469 vittorie e 370 sconfitte. A queste vanno aggiunti i 524 incontri di doppio (269 vittorie) per un totale di 1363 incontri. Il 28 Settembre del 2006 nasce Lorenzo il primogenito di Silvia e Francesco.

Commenti
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mariolina   |07-03-2008 16:19:36
silvia sarÓ sempre la numero uno nel mio cuore...
Gea  - In attesa di vederla capitana   |02-12-2009 21:00:26
Silvia ti aspettiamo come leader del movimento femminile..da te in poi le
tenniste italiane sono diventate competitive..bravissime
egizio   |02-12-2009 21:24:22
grazie per il commento Gea, far˛ avere a Silvia il tuo commento. ciao
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