Pancho rivela… 

di EGIZIO TROMBETTA – Intervista a Pancho, al secolo Ezio Di Matteo. Pancho ci parla del mobbing ai danni di Nicola Pietrangeli successivamente alla vittoria in Davis del ’76. Ci parla inoltre di doping, del somaro di Berardinelli, della crisi dei circoli romani, di Galgani, di come non vanno stressati i ragazzi, del carattere di Pietrangeli e di quello di Panatta… e di altro ancora…

 

13.03.2008. Fin dai tempi del centro federale di Formia, negli anni sessanta, Ezio Di Matteo è stato per tutti “Pancho”, soprannome che l’ha accompagnato fin da quando era giocatore. Allievo del “Sig. Belardinelli”, come lui stesso lo chiama in segno di rispetto, è da sempre rimasto molto legato al gruppetto dei “moschettieri” azzurri: Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli.

  

Di Matteo, che giocò anche in “Davis”, nel ’68 e nel ’72, gestisce da oltre trent’anni uno dei circoli più popolosi della capitale: il Tc Garden. Nonostante gode da sempre la fama di persona bonacciona, non si tira certo indietro se gli si chiede di esprimere giudizi sul tennis azzurro e sui vecchi amici/compagni di “collegio”.

Scommesse. Hai sentito che polverone? Che ne pensi, come si può salvaguardare l’integrità del nostro tennis?

“Sono categorico, si dovrebbero vietare le totalmente le scommesse sul tennis. Gli accordi illeciti, specie a fra giocatori di medio basso livello sono possibili. Guadagnare soldi facili potrebbe far cadere in tentazione”

Pancho  

Dalle scommesse al doping il passo è breve, anche sulla gazzetta di oggi (7 Ottobre 2007) le pagine sono piene di riferimenti a questo fenomeno. Si da risalto al teatrino di Marion Jones alla corte distrettuale di White Plains a New York, che si mette piangere per limitare i danni e alle dichiarazioni di Francesco Botrè, direttore scientifico del laboratorio antidoping della Federazione medico sportiva italiana, secondo cui “sono oltre 400 mila gli italiani che rincorrono al doping”. Pancho come siamo messi nel tennis, il tennis che conosci tu?

“Guarda, ad esempio nel torneo che organizziamo noi i controlli vengono fatti, sporadicamente, ma  vengono fatti. Due anni fa sono piombati improvvisamente al Garden gli agenti dell’atp per effettuare i test anti-doping. Sono stati dalla mattina alle dieci fino alle cinque di pomeriggio ed hanno esaminato sette-otto giocatori. Fortunatamente nessuno positivo”  

Non sarà meglio abolirlo l’anti-doping?

“Bè certo, o lo si fa bene o è meglio abolirlo…”

Ma poi, secondo te, aiuta doparsi nel tennis?

“Ti faccio l’esempio che faceva sempre il Sig.Berardinelli. Lui diceva, se sei un somaro, pure se ti danno il bibitone potrai diventare un somaro più bravo, ma sempre somaro resterai… Ecco cosa diceva. Però, fra due giocatori che si equivalgono, certo, un aiuto illecito può fare la differenza…”

Ai tuoi tempi c’era chi si dopava?

“Senza far nomi ti dico che c’erano alcuni giocatori sudamericani che a sorpresa te li ritrovavi in finale in tornei prestigiosi…Si diceva che prendessero qualcosa…Ubaldo dovrebbe saperlo”

Pancho, tu è una vita che stai vicino al clan azzurro…

“Bè si, ho fatto parte del gruppo di Davis come giocatore, ma sono sempre stato vicino al clan azzurro anche quando non giocavo. Quindi fin dai tempi di Bertolucci, Barazzutti, Panatta e Zugarelli. Mi sono sempre sentito legato a loro, soprattutto da rapporti di amicizia”

Parliamo di tennis femminile. E parliamo di Fed Cup. Mi dicevi che spesso ti viene a trovare Barazzutti. L’hai sentito dopo la finale di Mosca?

“Mi ha chiamato nei giorni che stava a Mosca. Mi disse che il confronto era sicuramente in salita, ma che si poteva fare. Aveva molta fiducia in questo gruppo. L’avevo sentito possibilista…”

Ma tu speravi nel miracolo?

“Tutti abbiamo visto come è finita, ma Francesca ha giocato alla pari con giocatrici di vertice. Il primo giorno stava avanti 3-0 al terzo, il secondo giorno ha avuto due match point…Insomma potevamo fare due punti e presentarci da favoriti nell’incontro di doppio!

Hai pensato a chi avrebbe potuto scendere in campo dopo l’eventuale 1-2 italiano per merito di Francesca?

“Ma sai, forse la carta Pennetta poteva essere buona, anche alla luce del suo attuale stato di forma. Sui questo tipo di match, come diciamo a Roma e più ‘tarata’, ma con i ‘se’ e i ‘ma’ non si fa la storia…”

Chi conosci meglio delle giocatrici azzurre?

“La Schiavone, fin dai tempi che si allenava con la mia allieva, la Risuleo”

A proposito di Schiavone. Lo sai che sul nostro blog c’è stato ultimamente una specie di  sondaggio su chi fosse la migliore giocatrice italiana di tutti i tempi? Ci sarebbe il ballottaggio fra Farina e Schiavone. Tu chi sceglierebbe?_

“Secondo me la Farina tecnicamente giocava meglio a tennis. La Schiavone è però più potente come gioco”

Facciamo una pausa col tennis azzurro. Parliamo di te. Per dare un’idea di come giocavi, a chi ti paragoneresti come tipo di giocatore?

“Come tipo di gioco mi potrei avvicinare a Renzo Furlan. Giocavo meglio io di rovescio, secondo me, ma lo stile era quello”

Sei conosciuto da tutto il mondo del tennis come “Pancho”. Ma da cosa nasce questo soprannome?

“Ti devo dire che in quel tempo stavamo tutti a Formia, in quella specie di collegio. C’erano tutti, io Adriano, Bertolucci, Barazzutti. In quel periodo io affibbiavo soprannomi a tutti. Ad esempio a Bertolucci lo chiamavo scherzosamente “rotolone”. Mi chiamarono Pancho per colpa di un sombrero… Questo sombrero me lo portò dal Messico Erminio Azzaro, che era andato li per le Olimpiadi. Azzaro come sai è il marito di Sara Simeoni.  Mi misi in testa ‘sto sombrero e da quel momento, grazie anche all’assomiglianza con Pancho Gonzales, che era scuro come me, fui per tutti Pancho”

Quale aneddoto ti ricordi con piacere di quegli anni?

“Ma devi sapere che nel ’72 c’èra stata la finale di Coppa Davis Romania-Stati Uniti. Fu una settimana prima degli Internazionali d’Italia. La Romania perse 3-2 in casa. Al Foro, una settimana dopo mi capitò al primo turno Ion Tiriac. Porca miseria, mi sono detto. Prima della partita mi si avvicina e mi dice col suo accento rumeno: caro Pancho, io sono tre mesi che non vedo dollaro per preparare finale di Coppa Davis…. E io gli dissi: senti Ion, tu sono tre mesi che non vedi dollaro, io non l’ho mai visto, perciò…prendi la racchetta e annamo a giocà! Finì che vinsi io 7-5 al terzo con Tiriac che rischiò di litigare con diecimila persone. Fu una delle più belle partite che si sono viste al Foro Italico in quegli anni”

Il tuo circolo è uno dei circoli più popolosi. Qual è il segreto del Tc Garden?

“Perché c’è il tennis al centro del nostro progetto. Poi qui siamo vicini a una zona popolare e quello conta molto”

Ma non credi anche che dipenda dal fatto che gli appassionati si accentrano nel tuo circolo perché altrove non ci sono strutture all’altezza?

“Sai che c’è? Che difatti il tennis costa troppo poco. Con 60/70 euro di quota il circolo non ci copre le spese ed è costretto a chiudere se non c’è un numero adeguato di soci. Oppure, se ci prova, quello che può offrire non è soddisfacente”

Qual è  la cosa più importante che cerchi di insegnare ai tuoi ragazzi?

“Prima di tutto insegno ai ragazzi che ci si deve divertire. Poi se c’è qualcuno che ha le qualità può uscir fuori il buon giocatore. Ma non il campione. C’era il Sig. Belardinelli che diceva sempre: il campione li manda ‘barbetta’, intendeva dire che i campioni te li manda Gesù Cristo. Trovare il campione non è facile, anche a livello nazionale. E dico che i bambini non vanno assillati”

Abbiamo parlato di doping, ma allarghiamo il nostro discorso. I circoli sono lo specchio della nostra società. Un po’ di droga viene veicolata…

“Può darsi, ma comunque in maniera molto limitata. Nei locali notturni ne circola sicuramente di più!”

Senti, chi ha già deciso di farne uso bè pazienza, ma cosa si può fare per far in modo che la macchia si allarghi ulteriormente? Che fai tu nel tuo circolo per combattere questo grosso pericolo?

“Bisogna essere capaci di stare vicino ai ragazzi e sapergli dare le giuste motivazioni, questo è il mio personale impegno, anche se talvolta non basta. Ti voglio raccontare una storia, una storia come tante. Venticinque anni fa venne da me la mamma di un certo Michele, un ragazzo di centocelle. Mi chiese di aiutare il figlio. Lo feci venire al circolo, giocare a calcetto e stare insieme a noi. Si era ripreso, sembrava. Poi non lo vidi più. Un giorno venne la mamma per ringraziarmi per quello che avevamo fatto per il figlio, ma purtroppo Michele era morto.”

La liberalizzazione della droga può aiutare ad arginare il problema?

“Si è una politica che può aiutare, ma deve essere supportata da una grossa campagna da parte del governo campagna per educare i giovani”

Il rischio che alcuni si possano servire dei circoli per riciclare il denaro sporco c’è secondo te?

“Tutto è possibile. Posso parlare per quello mi riguarda: io su ottocento persone che ci sono al circolo un venti per cento sicuramente non lo conosco bene. Può capitare che ci sia qualche mela marcia, ma sicuramente quando è qui si camuffa bene. Per il riciclo di denaro,  quando prendiamo soldi dagli sponsor per i tornei che, ad esempio, facciamo bene attenzione da chi prendiamo questi soldi. Devono essere società, non prendiamo di certo soldi dal primo arrivato. Quindi un minimo di controllo c’è.”

Mi hai ricevuto in questa sala così particolare, la sala del club Ferrari. Tappeto marchiato Ferrari, Trofei, cimeli della casa del cavallino, quadri, foto di Enzo Ferrari. Perché c’è nel tuo circolo una sala dedicata alla Ferrari?

“Appartiene al Club Ferrari di Little Tony. Lui è presidente del club “Appia Antica Club” e  qui c’è la sede. I ferraristi fanno spesso dei raduni organizzando degli eventi di beneficenza”

Ma tu una l’hai mai guidata una Ferrari?

“Veramente una volta ho provato a guidare una Ferrari, me l’ha fatta guidare il presidente del club Ferrari, ma mi sono e emozionato e ho fatto un casino con le marce. Mi sembra che era un 540”

E un po’ come fare l’amore con una donna bellissima…

“Ecco bravo, hai detto bene!”

Ma secondo Pacho qual è la donna più bella in questo momento nel tennis?

“La Sharapova, lei nun se batte! Poi ce pure quell’altra che ha vinto in Lussemburgo…”

La Ivanovic forse?

“Si lei. E’ bellissima anche lei. Del passato poi c’era la Kournikova. L’ho vista diverse volte quando si allenava con la mia allieva Risuleo” (ndr Alessia Risuleo, seguita da Pancho, fu prima categoria a soli quindici anni e grande speranza azzurra finche non fu costretta al ritiro per colpa di un grave infortunio)

Pancho, torniamo al tennis di casa nostra. Alle vicende tristi del nostro “vecchio” tennis. Tu che stavi vicino al clan azzurro di quegli anni, per quale ragione cacciarono Pietrangeli all’indomani della finale in Australia nel ‘77?

“Allora come sai c’erano quattro personaggi che si chiamavano Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli. I meriti delle vittorie se li prendeva sempre Nicola. Le interviste, ad esempio, le facevano spesso solo lui. Ai giocatori dava fastidio tutto questo, si sentivano un po’ in ombra. I giocatori non erano contenti di questa situazione”

Ma a questa “coalizione” facevano parte tutti i giocatori di Davis?

“Bè con Zuga e Corrado c’era meno feeling che con Paolo e Adriano. Quindi Corrado e Tonino spingevano di più per mandare via Nicola. Sicuramente, se Adriano si fosse opposto, Nicola sarebbe rimasto al posto suo”

Si accusò Nicola di assenteismo durante gli allenamenti…

“Fu un pretesto. Capitava che i ragazzi si allenavano col preparatore atletico e lui a volte non era presente…ma… ripeto quello è stato solo un pretesto” 

Quindi Galgani non ebbe alcuna colpa?

“No secondo me”

E dire che anche di Galgani non s’è parlato un gran bene…

“Galgani è stato per più di venti anni alla presidenza della FIT. Sai, per me un presidente deve rimanere al massimo per due anni. Se si vuole rimanere di più c’è il rischio che si è costretti a scendere a compromessi. E lui secondo me si trovò impantanato” 

Sul blog è in voga il motto “targhe ai ciarlatani sotto l’egida di Galgani…”

“Perfetto. E’ corretto, tutti ‘maestri’ in quel periodo! Negli anni del boom del tennis, per sopperire alla domanda del mercato si buttò dentro tanta gente che magari non era nemmeno classificata…non dico C3, C4, ma nemmeno classificata! Tu li hai chiamati ciarlatani, io li chiamavo i commercianti di tennis…Dopo vent’anni ecco che raccogliamo i risultati. E poi tutti quelli che all’epoca avevano messo su in fretta circoli di tennis, ora stanno riconvertendo le stesse aree in spazi per supermercati, campi di calcetto e così via”

Abbiamo fatto un sondaggio anche per Panatta e Pietrangeli. Vorrei sapere da te che ne pensi. Tu hai giocato con entrambi. Che mi dici, chi era il più bravo?

“Ai tempi di Nicola c’erano meno giocatori di livello. Ai tempi di Adriano c’erano prima di tutto più giocatori forti. E poi il livello era molto più alto, il numero 300 del mondo poteva battere benissimo un top-100. Già dal primo turno si poteva perdere. Certo c’era Laver, ma quello era di un altro pianeta, come un Federer. Giocava top e back già 40 anni fa! Questo è quello che posso dire. Sai, considera pure che sono due amici…”

A questo punto, visto che sono tuoi amici (ndr - fino al momento che sarà pubblicata questa intervista!)  non posso che chiederti pregi e difetti di entrambi. Quale era il miglior pregio di Pietrangeli?

“E’ una persona sempre allegra, disponibile. Ha un bellissimo carattere, è bello stargli vicino”

E il difetto di Nicola?

“A volte è troppo pieno di se”

Pregio di Panatta?

“Con lui ho un rapporto bellissimo, abbiamo girato il mondo insieme un sacco di volte. Adriano come tutti i romani è una persona brillante e simpatica. La cosa che ha sempre sorpreso è che gli piace tantissimo la velocità. In macchina lui correva come un pazzo. Pure a calcetto quando si metteva in porta si buttava sui piedi dei giocatori per rubargli la palla, non aveva paura di niente. Aveva una forza incredibile, ecco perché era così forte a tennis. Adriano è uno di quelli mandati dal “barbetta”. Lui serviva a 220 all’ora già nel ’76 con le racchette di legno… Con le racchette di adesso avrebbe servito meglio di Roddick”

E il difetto di Adriano?

“Secondo me, non sa perdonare…”

Commenti
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giorgio   |13-03-2008 10:10:56
ho conosciuto Pancho. Un vero grande!!
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