L’Urlo di Sveta

di EGIZIO TROMBETTA - Intervista a Svetlana Kuznetsova realizzata per Matchpoint

 

19.03.2008. Ti capita la sera di incrociarla per le stradine di Wimbledon e puoi scambiarla tranquillamente per l’immigrata dell’est in cerca di lavoro e di marito. Poi, la rivedi sparare pallate su un campo di tennis e ti domandi, visto il suo modo di esultare, se Edvard Munch, il padre del celebre “urlo”, abbia viaggiato nel tempo per trovare l’ispirazione giusta per realizzare il suo capolavoro. Si d’accordo, Edvard Munch volle raffigurare un immagine di dolore mentre “Sveta” esprime tutta la sua gioia, anche se, probabilmente, figlia della grande sofferenza con cui lei stessa  è disposta a sopportare in vista del traguardo. Traguardo e sofferenza, un binomio inscindibile, che fin da bambina ha imparato ad associare grazie anche ai consigli di papà Alexandr e di mamma Galina, ciclisti professionisti, che ben conoscono l’arte di saper arrivare sino in fondo.

 

Il grido di Edvard Munch

Svetlana, obiettivo Fed Cup raggiunto, come ti senti?

“Mi sento soddisfatta. Ho raggiunto l’obbiettivo per il mio paese. Era troppo importante per me, se anche mi fossi fatta male ad una gamba o ad un braccio, avrei continuato a giocare…”

Anche se ci è sembrato che in occasione delle partite da te disputate abbia giocato un po’ contratta. Hai sentito il peso che la vittoria poteva dipendere da te?

“Si, sentivo molta pressione su di me, mi sentivo responsabile perché sapevo che Nadia aveva problemi alla gamba e che la squadra aveva bisogno di me. Nella prima partita ho cercato di giocare con calma, ma poi quando sono caduta e mi sono accorta che mi ero graffiata la mano e rotto i lacci ho capito quanto fossi tesa. Non mi era mai capitata una cosa simile. Questo può far capire come sentivo quella finale”

 

L'urlo di Svetlana
Quanto è stato importante il lavoro di squadra per raggiungere questo obiettivo?

“E’ molto importante fra di noi essere un team e la vittoria in Fed Cup non è stata solo la mia vittoria ma anche del team e del mio paese. Le ragazze mi hanno dato supporto incredibile nei momenti in cui mi sentivo giù. E’ bello sapere che dietro di me c’è un team e dietro il team c’è la Russa e la mia gente che mi supporta. E finche ci sarà questa sinergia potremo essere una squadra eccezionale e continuare a vincere tanto”

Che differenze ci sono secondo te quando giochi per il tuo paese rispetto a quando giochi solo per te stessa?

“Quando giochi per la squadra, per il tuo paese è naturalmente diverso che quando giochi per te stessa, per questo motivo mi sentivo molto più forte dal punto di vista psicologico”

Restando in tema di emozioni, come ricordi quelle della vittoria di Fed Cup nel 2004?

“Nel 2004 ho giocato meno bene rispetto a questa volta. Se abbiamo vinto è stato merito di Nadia. In quel periodo lei giocava molto bene. Per quanto riguarda me ero dispiaciuta perché ho portato pochi punti alla squadra”

Cosa pensi quando devi difendere un matchpoint contro, come hai affrontato ad esempio quello contro la Schiavone?

“Ad esempio contro la Schiavone non ci ho pensato proprio. Ero talmente concentrata a giocare che credo che proprio il fatto di non averci pensato mi abbia aiutato ad uscire da quella situazione e quindi di vincere il match”

E’ andato tutto liscio con Tarpischev?

“Prima del primo match contro la Santangelo abbiamo discusso un po’ sulla tattica da seguire. Poi abbiamo chiarito e ha mantenuto la calma anche nei momenti più difficili. Anzi, mi è stato di grande aiuto”

Perché tanta differenza fra tennis russo e tennis italiano

“Ti devo correggere. Noi siamo avanti rispetto all’Italia, è vero, ma secondo me però il confronto non va fatto solo fra Russia e Italia. La differenza è grande anche gli altri paesi. Noi abbiamo il maggior numero di giocatore fra le prime cento. Questo si spiega anche dal fatto che in Russia è difficile avere successo e la competizione fra di noi ci spinge a dare il massimo. Quando vediamo che un’altra giocatrice russa vince un torneo del Grande Slam ad esempio, abbiamo una gran voglia emularla. E’ quindi la competizione fra di noi, secondo me, la ragione principale del nostro successo. In ultima analisi si può dire che noi cresciamo in condizioni difficili, non come da voi e in negli Stati Uniti, ad esempio, che vi danno tutto fin da bambini…”

Hai detto che è il Roland Garros è in fondo il tuo torneo preferito. Ma più degli US Open che hai già vinto?

“Sono tutti e due speciali, ma giocare a Parigi è ancora più speciale, forse perché non l’ho ancora vinto. Ma ho grande considerazione, ovviamente, degli US Open, degli Stati Uniti, della loro cultura e della loro musica”

A proposito di musica, cosa piace ti ascoltare Svetlana?

“Mi piace Hip Hop, R&B e mi apprezzo molto lo stile dei Rappers”

E del nostro paese che ti piace?

“Amo tutto dell’Italia e adoro fare shopping a Roma. Ci sarebbero molte città che vorrei visitare, ma credo che le visiterò dopo che avrò smesso di giocare a tennis”

Parliamo di cibo. Lo sai che a Roma c’è una sala da te e un ristorante russo?

“No, non lo sapevo. Sono stata nei ristoranti russi di Parigi e Barcellona ma quando vado a Roma preferisco mangiare cibo italiano. E’ ottimo. E comunque il cibo russo lo posso mangiare quando sto in Russia. In genere poi i ristoranti russi all’estero non sono un gran che”

In cosa sei migliorata negli ultimi anni?

“Ho imparato ad analizzare meglio i punti deboli delle mie avversarie e capire quindi dove fargli male utilizzando il mio gioco. Ho imparato ad essere me stessa rispetto al passato”

Chi ti ha aiutato in questo?

“Aranxta ed Emilio. Ma poi ho anche capito che non esiste nessuno che può aiutarmi meglio di te stessa”

Per finire, che obiettivi ti sei prefissata per la tua carriera?

“Ho degli obiettivi, ma preferisco non parlarne. Anche perché ci sono molte variabili che possono influenzare la realizzazione dei miei sogni. Non sempre sta tutto nelle proprie mani…”

 

Commenti
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marina   |19-03-2008 14:50:24
si questa russa diversa dalle altre. una vera!!!
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