Brava Saretta!

di Egizio Trombetta - Intervista a Sara Errani. Sara Errani porta il punto della vittoria alla nazionale azzurre di Fed Cup che hanno affrontato ad Olbia l'Ucraina. Propongo di seguito l'intervista relalizzata a Febbraio durante il torneo di Bogotà.

 

28.04.2008. Sara Errani è il volto nuovo del tennis italiano, è la grande speranza azzurra insieme a Karin Knapp. Grazie anche alla passione di suo papà, Sara già a tre anni si cimenta con la racchetta nel giardino di casa sua. Il lavoro svolto da bambina all’Academy di Bollettieri e l’evoluzione tecnico-tattica maturata in Spagna, dove Sara si allena da più di tre anni, l’hanno portata a ridosso delle prime cinquanta giocatrici del mondo e ad un passo dal raggiungere un suo grande sogno: partecipare alle prossime olimpiadi. Da Bogotà, Sara Errani, si racconta…
Sara cosa diresti di te per chi non ti conoscesse ancora?

“Sara è una ragazza di 20 anni al primo impatto molto timida.  (foto Monique Filippella)

Sono una ragazza testarda e molto determinata in quello che mi interessa, soprattutto nel tennis. Tengo molto ai miei amici. Non ne ho molti perchè viaggio sempre. Ma come si suol dire, pochi ma buoni!”
Cosa porti dietro della tua terra, l’Emilia Romagna?
“Beh sicuramente l’accento romagnolo! Poi il mangiar bene, i tortellini, le tagliatelle…”
Per il 2007 hai centrato l’obiettivo che ti eri prefissata: hai ottenuto una classifica che ti permette di entrare nei tornei del grande slam. Ma nella vita privata come ti è andata?
“Avevo l’obiettivo di finire la scuola, prendere il diploma di ragioneria. Così è stato. Durante il torneo da 50 mila dollari di Cuneo ho fatto avanti e indietro per fare gli esami orali. Soprattutto ho rinunciato a giocare Wimbledon. Non è stata una scelta facile. Però finalmente ho finito la scuola e i miei sono contenti”
Hai altri interessi oltre al tennis?
“Diciamo che il tennis è la mia priorità. Tutto gira attorno al tennis. Poi ovviamente ho altri interessi che potrei definire meglio hobby. Mi piace molto il Padel, sport che si gioca soprattutto in Spagna e in sud america, e quando torno a Valencia per allenarmi cerco sempre di trovare un buco per poterci giocare. Poi uso molto il computer”
Ascolti musica?
“Ascolto un po’ di tutto, soprattutto pop”
Il tuo film preferito?
“Il matrimonio del mio miglior amico”
E il tuo torneo preferito?
“Non è difficile rispondere. E’ senza dubbio quello di Acapulco. Abbiamo l’albergo vicino ai campi e il posto è bellissimo. E’ praticamente un centro per andare in vacanza dove ci hanno messo un torneo di tennis”
Da bambina ti sei trasferita negli Stati Uniti, all’accademia di Nick Bollettieri. Ci racconti come nacque la cosa?
“E’ nata scherzando tra me e mio padre. Lui mi chiese cosa ne pensassi di andare ad allenarmi da Bollettieri. Io ho accettato subito la sfida”
Ci sono stati momenti difficili durante quel periodo di Bollettieri?
“Si moltissimi. Il primo è stato quando ero sull’aereo. Mi sono resa conto che mi stavo allontanando veramente da casa e in quel momento ho iniziato a piangere! All’academy poi ero la più piccola di tutti, ero da sola e senza genitori. Non è stato facile. In fondo avevo solo 12 anni e le altre ne avevano almeno 16! Per completare poi non parlavo inglese…disastro”
Ma la maggiore difficoltà quale è stata?
“La difficoltà maggiore è stata sopportare sei mesi da sola piangendo, contando i giorni, le ore e i minuti che mancavano per tornare a casa! Giuro che li contavo davvero”
Quanto è stato importante per te essere stata in grado di farcela da sola in quei periodi?
“Mi ha fatto maturare tantissimo e mi ha insegnato a soffrire. In campo è fondamentale saper soffrire perchè ci sono un sacco di momenti difficili a cui bisogna resistere”
Se un giorno dovessi consigliare ai genitori di una bambina il meglio per il suo futuro tennistico, gli consiglieresti di andare lontano dalla famiglia, magari all’estero come hai fatto tu?
“Non lo so.. di sicuro è una esperienza che fa maturare tanto. Però cambia molto da persona a persona. Io sono riuscita a resistere però a quel età è difficile e bisogna stare attenti. Io sono sempre stata molto responsabile. Alcune bambine potrebbero prenderla davvero male e fare cose brutte”
Quanto è importante avere un papà “pazzo” per il tennis per arrivare ad essere una “pro”?
“Mio padre è molto appassionato di tennis e mi aiutato sempre tantissimo nel mio percorso agonistico. Mi ha sempre appoggiata e sostenuta facendomi prendere le decisioni in autonomia. A volte mi diceva: secondo me sbagli ma ti seguo. E’ una cosa fondamentale per un tennista avere il supporto dei genitori”
E invece la mamma? Pazza anche lei di tennis?
“Diciamo che ultimamente si sta appassionando molto anche lei! E sono contenta di questo!”
Quanto è complicato non distrarsi dagli allenamenti per una ragazza carina?
“Non lo so! Chiedetelo a una carina! Ahah, scherzo dai. Non penso di avere di questi problemi”
Ti è mai capitato di rinunciare a una storia perché volevi dedicarti solo al tennis?
“No, assolutamente!”
Qual è il più grosso limite di Sara
“Diciamo che sono un po’ pigra e voglio sempre aver ragione”
E il più grande pregio?
“Sono competitiva e umile”
Tua mamma ti segue sempre su Sky. Ma per Roland Garros, Us Open e Australian Open come fa dal momento che questi tornei non vengono trasmessi da Sky?
“Ah non lo so! In Australia contro la Davenport sono riusciti a seguirmi su Eurosport! E poi guardano anche su internet o sul televideo”
A Napoli hai esordito vincendo in Fed Cup. Quanto hai sentito la pressione di quella partita sebbene fosse inutile ai fini del risultato?
“Bè comunque era contro la Spagna. Diciamo che sono entrata in campo un po’ imballata perchè a guardare le partite delle altre dalla panchina ho sofferto! Era per me una situazione surreale perché che comunque avevamo già perso, sono entrata un po’ frastornata. Poi ho visto che le altre erano li che mi guardavano e che facevano il tifo per me. Allora mi sono caricata e ho dato il massimo. E’ stato un un sogno essere chiamata in Fed Cup. Poi abbiamo vinto anche il doppio. E’ stato bellissimo. Bellissimo”
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