Giochi pericolosi 

Di Egizio Trombetta – dedicato ad Agostino Di Bartolomei 

23.05.2008. Ne parlavo con una mia collega giorni fa. Lei ha un'infinita passione nei confronti delle armi. Ecco, chi si porta dietro un temperamento passionale non dovrebbe, secondo me, coltivare un simile hobby. Nel corso di una vita può accadere di tutto. Che ci si disperi oltre misura per un amore spezzato, per la perdita di un lavoro o ancora per non sentirsi semplicemente adeguati ad affrontare una società come quella odierna, sempre più imbastardita da veri e propri cancri come l’indifferenza, il bullismo, il mobbing e tutti quei fenomeni che ne sono praticamente imparentati con questi che ho appena citato. C’è chi spesso, avendo vissuto da re, non accetta di buon grado lo stato di inadeguatezza sociale, anche se è pur vero che il più delle volte si tratta di un’inadeguatezza apparente. Può accadere sicuramente ai comuni mortali,

  

Agostino insieme a me... in una foto d'epoca

ma accade soprattutto alle star dello spettacolo e alle ex-stelle di un calcio esagerato. Spesso personaggi del genere non sono sufficientemente attrezzati per lottare in mezzo alla melma, intendo non sono abituati a cavarsela come posso essere in grado io, ad esempio, e tutti quelli che come hanno una storia di vita simile ad esempio a quella mia. Agostino Di Bartolomei mise fine alla sua esistenza il 30 Maggio del 1994, in una località campana, nelle pressi di Salerno. Una data che purtroppo ricorderò fino alla fine dei miei giorni essendo stato, Agostino, l’idolo calcistico della mia infanzia. Molteplici furono probabilmente le ragioni che lo spinsero ad un simile gesto. Sicuramente contribuì la frustrazione dovuta al fatto che il mondo del calcio, un mondo che fu suo fino a pochi anni prima, non lo voleva più. A lui non lo voleva, lui che era considerato una persona scomoda, non adeguata per un ambiente “scivoloso” e viscido come quello del calcio miliardario. Poi il fallimento di alcuni progetti che aveva in mente (voleva realizzare la “cittadella dello sport” sempre nella zona di Salerno) e forse, chissà, anche per qualcos’altro che lui non voleva confidare. Lui parlava poco, anche se quando trovava il modo di farlo non lo faceva sicuramente a vanvera. Quello che mi chiedo, forse fantasticando anche un po’,

come fece già Giovanni Bianconi nel suo libro, chissà che quella mattina di maggio ad Agostino non gli venne in mente che proprio 10 anni prima, in data è 30 Maggio 1984, si consumò una delle peggiori sconfitte per la sua vita e per la sua città, che lui ha sempre amato come una vera e propria madre. La sua squadra, la mia squadra, la Roma, perse la finale di coppa dei campioni in casa contro il Liverpool. Fu un vero e proprio dramma sportivo, per Roma e per chi ama il calcio romano. Sport e vita reale spesso sconfinano fra di loro e spesso si scambiano i propri ruoli. Per me la vita in fondo è come una partita, di tennis o di calcio…come meglio si preferisce. Chissà che fra un anno, la finale Champions si rigiocherà di nuovo a Roma, il destino non  farà finalmente ridere, lassù, il nostro Agostino.

Commenti
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egizio   |23-05-2008 15:56:39
ciao ago
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