Caravaggio era gay?

di Egizio Trombetta – video intervista all’interno al caravaggista Maurizio Marini che ha partecipato alla produzione del film Caravaggio, da venerdì 20 nelle sale cinematografiche.

19.06.2008. Di Maurizio Marini mi colpisce principalmente la sua grande umanità, la sua predisposizione all’amicizia e soprattutto la sua immensa voglia di mettere a disposizione di tutti il suo enorme bagaglio di conoscenze. Marini, noto caravaggista romano, collabora nel 2007 con la produzione del film “Caravaggio” diretto da Angelo Longoni uscito in questi giorni nelle sale cinematografiche. Dichiaratamente eterosessuale, Marini, cerca di affermare con determinazioni le sue idee in merito alle tendenze sessuali del pittore lombardo, sia nella sceneggiatura del film, che in questa piacevole e interessante chiacchierata. 

 

Marini, il film Caravaggio diretto da Angelo Longoni torna ora nelle sale…

“Si è un montaggio leggermente diverso, dalle quattro ore tv si passa alle due ore in sala ma la sostanza è sempre la stessa. In questo film ho offerto una collaborazione storico artistica di cui sono abbastanza soddisfatto. Rispecchia abbastanza le edizioni del 41-42 di Goffredo Alessandrini con Amedeo Nazzari e l’edizione del ’69 di Blasi con Volontè che a mio parere era un po’ troppo caricato. Niente a che vedere con l’edizione dell’86 di Jarman che dimostrò solo di rispecchiare nel film le sue particolarissime idee”

Senta ma lei ha qualche pregiudizio nei confronti dell’omosessualità?

“Beh a me piacciono le donne, infatti mi definisco lesbico, no scherzo, non ho assolutamente nessun pregiudizio nei confronti dell’omosessualità”

Giusto per chiarire l’aria che tirava ai tempi di Caravaggio, cosa si rischiava nel territorio della chiesa ad essere omosessuali?

“Si rischiava parecchio e non solo nel territorio della chiesa. A Roma, ad esempio, c’era il rogo, venivano considerati dei delitti contro natura e c’era addirittura un editto specifico. Anche se a Roma c’era infondo una società tollerante…”

Quindi si può affermare che nascondere l’eventuale omosessualità era senza dubbio più conveniente a quei tempi

“Certo, era assolutamente d’obbligo nasconderla, così come era d’obbligo nascondere che Cardinali, Monsignori e preti in genere andassero con prostitute o cortigiane”

Ma secondo lei hanno eventualmente influito le tendenze sessuali di Caravaggio sulla sua pittura?

“Credo che l’eventuale omosessualità di Caravaggio non abbia certamente avuto riflesso nella sua opera, così come per altri artisti gay del passato. Sono convinto che si tratta di un aspetto inessenziale”

Che ricordo ha del film di Jarman dove appare un Merisi chiaramente omosessuale?

“Ricordo innanzi tutto che il film di Jarman ha vinto un premio per la fotografia al festival di Berlino. Jarman espresse in più di un’occasione la sua ammirazione nei confronti di Pier Paolo Pisolini. Credo che abbia voluto realizzare una figura un po’ astratta e provocatoria della figura di Caravaggio facendone quindi un omosessuale, cosa non vera a mio parere. Ma nel film di Jarman c’è un episodio importante, che apprezzo. Mi riferisco che Caravaggio nel film non muore sulla spiaggia, come narra erroneamente il Baglione, ma all’ospedale di Santa Maria Ausiliatrice a Porto d’Ercole, come testimonia un documento trovato di recente”

 

  

 

Comunque in quel film furono intraprese delle scelte difficilmente condivisibili. Oltre all’attrazione del Merisi nei confronti di Ranuccio Tomassoni è discutibile ad esempio la scelta di usare una registrazione di una nota trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” come rumori di ambiente durante una scena in osteria…

“Si fu un tentativo di attualizzare questa narrazione. Ricordo anche di un tizio che indossa un cappellino fatto con la carta del giornale Unità. Poi ricordo il Baglione che batte con la macchina da scrivere nella vasca da bagno. Sarebbe stato meglio secondo me ambientarlo direttamente in un’epoca contemporanea, così come è stato fatto può risultare ridicolo. In sala al cinema c’è chi ci rideva sopra. Secondo me un po’ tutto il film è un falso!”

Vogliamo parlare delle donne del Caravaggio?

“Ecco, per prima cosa parlerei della madre, Lucia Aratori. Michelangelo ha l’atteggiamento di un aristocratico un po’ strafottente che riprende certamente il carattere della madre che era una donna forte e combattiva, come ha dimostrato in più di un’occasione, specie quando dovette difendere i diritti dei propri figli. Per quanto riguarda le vicende al femminile abbiamo testimonianza di moltissime modelle che sono entrate e uscite dalla sua vita. Menicuccia da Siena ne è un esempio, poi vorrei ricordare Dorotea e pare anche Gerolama Giustiniani che lui fa posare anche per Santa Caterina d’Alessandria, come per l’angelo del “primo” San Matteo. Vede, questa storia dell’omosessualità venne fuori nel 1969 da parte di due storici dell’arte, uno americano e un altro inglese, se non vado errato, che erano notoriamente omosessuali. Fu come portare acqua al proprio mulino. Ma lo sa lei quali erano le basi di questa fandonia? Si diceva che il Del Monte era omosessuale per via di un bando che comunicava che a casa del Cardinal Peretti fu fatta una grande festa dove pare che non intervennero “dame”, ovvero donne. Si specifica inoltre che si esibirono alcuni giovanetti vestiti da donna. Sulla base di questa affermazione pubblica si ritenne che in quella festa erano presenti solo omosessuali. Per me avvenne esattamente il contrario, nella festa ci furono così tante donne da farne un orgia memorabile, ma per evitare lo scandalo fecero questo bando per dare ad intendere che non successe nulla… Del Monte oltre tutto è uno che si è giocato il papato per i suoi rapporti con le donne, era un donnaiolo anche lui!”

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Del Monte fu criticato per la strana affabilità nei confronti dei ragazzi?“Questa è secondo me la parte più interessante di Del Monte. Essendo lui un collezionista di opere d’arte e non avendo un capitale tale da sostenere l’acquisto di pezzi d’arte, lui è un talent scout.  Ricerca fra i giovani di Roma quelli che si mostrano come maggiormente promettenti. Ospitandoli, ovviamente, lui prende le loro migliori opere. Comincia con Antiveduto Grammatica, Andrea Sacchi,  poi frequenta Caravaggio ed altri ancora fino ad arrivare a Simon Vouet. Non dimentichiamo che Del Monte era di origine marchigiana e quindi era anche un po’ sparagnino. Puntava sui giovani per ottenere merce di prima qualità a buon mercato. E pare che avesse occhio, a parte uno tutti gli altri sono stati dei grandi artisti”Marini ma Costanza Sforza Colonna? Anche lei ebbe una storia col Caravaggio?

“Tutto quello che sappiamo è che il matrimonio di Costanza era un matrimonio infelice ed ha vissuto quasi sempre fra Roma e Napoli. Guarda caso viene a Roma nel ’92 quando ci viene anche Caravaggio con suo fratello. Costanza aveva cinque anni più di Caravaggio. Ma poteva anche essere una sorta protezione nei confronti del Merisi fra il materno e il platonico”

Certo se era bella come la Ricci…

“Certamente se era bella come Elena Sofia Ricci non sarebbe stato sicuramente un amore platonico…”

E poi c’è Lena la sua donna. Di recente pare sia stata individuata la posizione della sua casa, vero? 

“Si è stata inglobata all’interno di palazzo Panfili ed è la galleria di Pietro da Cortona, ora non esiste più neanche la strada”

E della possibile storia che ebbe con la moglie di Ranuccio, Lavinia Giugoli?

“E’ indubbio che Caravaggio e Ranuccio fossero stati amici un tempo. Poi a un certo punto succede qualcosa per cui l’amicizia fra Tomassoni e Caravaggio si deteriora. C’è da dire come prima cosa che la moglie di Tomassoni non era una donna di grandi virtù. Un altro elemento che fa riflettere è che nel duello della pallacorda sono presenti anche i due fratelli di Lavinia. Cosa ci stavano a fare? Non era certo per motivi di gioco. Poi c’è un altro episodio che vorrei mettere in evidenza. Dopo la morte di Ranuccio, Lavinia vuole mollare la sua bambina Felicita Plautilla alla madre di Ranuccio, perché lei va a sposarsi a Firenze. La suocera  non vuole questa bambina. In realtà della bambina si farà carico lo zio, Gian Francesco”

Vorrebbe dare ad intendere che il padre della bambina poteva essere proprio Caravaggio? 

“Certo, questa ipotesi non è esclusa”

Tornando al film, c’è qualche parte che avrebbe voluto fosse stata fatta in maniera diversa? “Ma vede io sono responsabile delle vicende storico artistiche e da questo punto di vista ho solo revisionato una sceneggiatura precedente. Di quella sceneggiatura precedente nel film sono rimaste alcune tracce. Ma sa, l’importante secondo me è che seppure non è vero sia verosimile. Per esempio è assolutamente inverosimile il ruolo del Cavalier d’Arpino che fa rubare un Politti del ‘400. Un’altra cosa inverosimile è la seduzione di Fillide nei confronti di Scipione Borghese, filmicamente funziona ma in realtà non è così. Poi c’è la vicenda della marchesa di Caravaggio che lo insegue fino a Porto d’Ercole, dove si vede lui che muore sulla spiaggia e contemporaneamente arriva la carrozza della marchesa che fa intendere che forse lo raccoglie e lo porta all’ospedale. Come tutti sappiamo Caravaggio muore all’ospedale e non nella spiaggia come spesso si da ad intendere. Salvo queste piccole sbavature il film è abbastanza credibile”

Sono credibili nel film le avance di Peterzano nei confronti di un Caravaggio ancora adolescente?

“Noo, ma per l’amor di Dio. Consideri poi che avevano rimesso le streghe al rogo, non ce lo dimentichiamo”

Poi anche la motivazione del duello mi risulta falsa.

“Si certo, non fu causato da uno sgarbo a Lena, la donna di Caravaggio. Anche qui filmicamente rendeva bene e poi sa, il film non vuole essere un documentario”.

Lei ama come pochi Caravaggio, ma c’è qualche aspetto che si riconosce in lui?

“Magari avessi la sua genialità! Purtroppo non ho neppure il suo caratteraccio o forse debbo dire per fortuna. No lui è troppo grande per potermi equiparare a lui anche in aspetti marginali”

Della polemica con Gay Tv cosa ricorda? Fu accusata la produzione di aver nascosto l’omosessualità di Merisi nel film.

“Me la ricordo, risposi in fase di conferenza stampa dicendo che la polemica non aveva motivo di essere in quanto Caravaggio non era omosessuale, abbiamo anzi prove del contrario”

Boni è sembrato essere molto in sintonia col personaggio, dichiarò a più riprese di essere certo dell’eterosessualità del Caravaggio

“Beh lui è nato a pochi chilometri da Caravaggio e anche lui ha un fratello prete. Ma al di la di questo è che Boni, che è anche un bel uomo e persona gradevole, si è calato nel personaggio in maniera impressionante”

Senta, ma come mai Caravaggio ritraeva spesso dei giovanetti effeminati?

“Ma non sono effeminati. Sono semplicemente adolescenti. La chiave di tutto questo la fornisce un biografo olandese, Karel Van Mander, che frequenta la bottega del Cavalier D’Arpino. Lui vide l’evoluzione delle opere di Caravaggio quando si trovava nella bottega di D’Arpino. Lui fa una graduatoria delle maniere della pittura moderna partendo dalla pittura classicistica per arrivare a quella di Raffaello e così via. Poi mette in evidenza un altro stile di pittura, molto difficile da perseguire, quella del naturale, così come propone Caravaggio. Secondo lui quest’ultima è la più difficile di tutte perché lui per dipingere dal naturale ha bisogno di ispirarsi a modelli particolarmente belli. Ecco lui quindi sceglie fra i giovanetti che conosceva i più belli da mettere in scena. Caravaggio sceglie il bellissimo dal bello perchè è un’idea ellenistica. Come facevano gli antichi greci, lui prende il naso più bello, gli occhi più belli, la bocca più bella e dipinge tutto questo”

Quindi lei vorrebbe dire che Caravaggio usa il Minniti perché era molto bello?  

“Certo, lui era bello e gli tornava comodo come modello, anche se pure lui aveva un caratteraccio, pensi che aveva ammazzato la moglie...”

Spesso però si accosta il Minniti a Caravaggio come suo amante, così come si fa con Cecco, il suo garzone.

“Queste sono solo invenzioni”

Come me li giustifica alcuni elementi accessori usati dal pittore come ad esempio la rosa fra i capelli e altri particolari apparentemente effeminati. “Beh non dimentichiamoci che la rosa fra i capelli è un simbolo di morte, è notoriamente un simbolo funebre. Ha una giustificazione intrinseca, così come nel bacco degli uffizi il gesto che Bacco offre il vino con la mano sinistra si sa che è quella del demonio. Fa capire che il diavolo lega coi suoi patti, è quindi il Bacco dionisiaco che viene sciolto dalla fede di Cristo. Se prendiamo poi il ragazzo morso dal ramarro è chiaramente una parabola dell’inganno”Secondo il Susinno, nel periodo messinese pare sia stato anche accusato da Carlo Pepe di dedicare troppe attenzione ai suoi giovani allievi

“Lei sa bene che il vecchio giornalismo quando non sapeva giustificare le cose inventava. Il buon Susinno, che è una fonte molto tarda, inventa un parallelo di  quello che è successo e si diceva a Roma.

Ma lei mi conferma che le sue convinzioni si basano solamente dai suoi documenti e non opinioni personali?

“Certamente. A me piace stare con i piedi per terra”

Se non erro è uscito di recente un altro suo libro su Caravaggio.

“Si, si intitola la notte di Abramo, è uscito a settembre. Non ha caso il libro porta la data del 29 settembre perché è stato portato a termine il giorno di nascita del pittore lombardo. E’ un’opera che mi diede modo di ristudiare la tecnica di Caravaggio nel contesto di una replica, in quanto del dipinto “la notte di Abramo” esiste un’altra versione. Quando abbiamo messo a confronto i due dipinti ci siamo resi conto che una è all’alba e l’altra è in notturna. E poi sono stati dipinti in contemporanea su due cavalletti. Inoltre mi ha dato modo di studiare tutti i rapporti fra Caravaggio e la Spagna”

L’ultima domanda Marini, ma secondo lei Caravaggio ha fatto scuola anche nella fotografia?

“Ma secondo me si. E nel cinema soprattutto. Tutta la pittura di Caravaggio è tutta in dinamica, tutta in movimento. Tutto quello che entra nel cono ottico finisce sulla tela, quello che è fuori è fuori. Per cui di certi personaggi si vede solo un dettaglio, magari un orecchio o un naso. E’ un modo abbastanza spregiudicato di intendere la pittura, ma d’altronde è stato proprio questo suo essere non accademico che gli ha permesso certe libertà intellettuali riflesse poi nella forma”

  MAURIZIO MARINI. Biografia.

Storico dell’arte Maurizio Marini è nato a Roma il 4 novembre 1942.

Specialista nella pittura di Caravaggio e nelle arti barocche, collabora alle pagine culturali del quotidiano “Il Tempo”, alla terza rete radiofonica (per cui ha curato, tra l’altro, il ciclo “Arte italiana all’estero”, 1988) e ai programmi della terza rete Rai (il documentario “Caravaggio profeta del Naturalismo”, regia V. Zaganelli, 1982; un ciclo di cinque puntate su Gianlorenzo Bernini, regia di S. Castelli, 1992).

Nel 1974 ha pubblicato il primo catalogo filologico dell’opera di Caravaggio: “Io, Michelangelo da Caravaggio” (Roma, Studio B-Bestetti e Bozzi), che ha avuto anche un’edizione tedesca nel 1980 (“Caravaggio Werckverzeichnis”). Nel 1976 volume “L’Ultimo Grand Tour : Immagini d’Italia tra ‘800 e ‘900”, Roma, edizione De Luca

Sullo stesso artista e la sua cerchia pittorico-culturale la ricerca è proseguita nel contesto della “Storia dell’Arte italiana Einaudi” (Torino, 1981, vol. 6) di cui ha firmato (con introduzione di Federico Zeri) il saggio “Caravaggio e il Naturalismo internazionale”.

Ancora sulla pittura del Caravaggio, nel 1987 è uscito “Caravaggio Pictor Praestantissimus” (Roma, Newton Compton; II edizione 1989), “stand work” sull’artista (“Premio Vanvitelli” Città di Caserta 1988; “Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri” 1989).

Nel 1985 cura con Maurizio Fagiolo il catalogo della mostra “Bartolomeo Pinelli e il suo tempo” Galleria “Rondanini” a Roma.

 Nel 1989, per Abramo editore, ha scritto la monografia “Mattia Preti, disegno e colore” (con contributi di Claudio Strinati); nello stesso anno ha curato il documentario “Mattia Preti, pittore barocco” (regia E. Corace, 1989). Ancora nel 1989 ha collaborato alla monografia su Mattia Preti edita (in inglese) dai Fratelli Palombi con il capitolo intitolato “Mattia Preti, his vision and his followers” (seconda edizione 2002).

Sempre nel 1989 è uscito “Giovanni Battista Piranesi – Le vedute di Roma e il paesaggismo romano tra ‘600 e ‘700” (Newton Compton; II edizione 1995). Al tema della pittura “archeologica” nella Roma del Settecento ha dedicato anche il saggio “Rovine di una città eterna”, pubblicato nel catalogo della mostra “Roma Antica” (Dortmund, Museum fur Kunst und Kulturgeschichte, 9 maggio – 17 luglio 1994).

Nel 1996 ha collaborato a una monografia (coordinata da Paolo Portoghesi) sul Palazzo Farnese di Caprarola curando il capitolo sulla decorazione pittorica del complesso architettonico.

Nel 1997 è stata pubblicata la sua monografia dedicata a Velázquez, nella collana “I Maestri” dell’Electa. Del volume sono uscite anche l’edizione spagnola (ottobre 1997), francese (ottobre 1998) e inglese.

Nel 2001 è uscita la nuova edizione (aggiornata e ampliata) di “Caravaggio Pictor Praestantissimus” (Roma, Newton Compton, Premio 2001 per la Storia dell’Arte del Nobile Collegio degli Orafi e Argentieri di Roma e Premio Città di Roma 2001 per la Critica d’Arte).

Nel 1997 ha curato il volume “Caravaggio, Murtola e la chioma avvelenata di Medusa”, New York, (in edizione italiana e inglese, seconda edizione nel 2003), sul problema dei “doppi” caravaggeschi e sulla Medusa “Murtola”.

Tra le pubblicazioni di larga divulgazione, oltre a numerosi articoli su riviste specializzate (L’Arte, Paragone, The Burlington Magazine, The Paul Getty Museum Bulletin, Artibus et Historiae, Arte Illustrata), si menzionano i dossier Giunti su Poussin (marzo 1991) e Velázquez (ottobre 1994), El Greco (1999), la riedizione commentata del “Ritratto di Roma Moderna” di Filippo de’ Rossi, 1695 (Roma, Logart Press, 1991) e il volume “Eros in Accademia” (con Y. Le Pichon e S. Dalì), Guida ed., Napoli – Parigi, 1983.

Dal 1976 ha diretto (con Maurizio Fagiolo) la collana “I Classici della Pittura”, Armando Curcio ed., Roma e dal 1989, per la Newton Compton, “I Grandi Tascabili Newton” (Le Vite di Giorgio Vasari, 1992, 1997 e 2001) e la collana “Sapere”.

Nel 1983 ha curato (con Maurizio Fagiolo) la mostra del centenario pinelliano: “Bartolomeo Pinelli e il suo tempo” (Roma, Galleria Rondanini), cui è seguita, tra il 1984 e il 1986, una serie di esposizioni dedicate allo studio della “natura morta” (“Nature morte italiane e italianizzanti”, Palermo, Galleria La nuova Barcaccia – Palazzo Galati, 1984; In Proscenio – “Fingere e dipingere la Natura – Nature morte italiane e italianizzanti tra Barocco e Rococò”, Roma, Regine’s Gallery, 1984; “In Proscenio II – Pittura come Realtà – Immagini della Natura Morta europea tra Seicento e Settecento”, Roma, Regine’s Gallery, 1985; “Ut Natura Pictura – Pittura come Natura”, Assisi, mostra dell’Antiquariato, 1986).

Nel 1984-85 ha curato (per la Soprintendenza ai Beni artistici dell’Aquila) la rassegna “Una quadreria d’antiquariato – Dipinti dal XVI al XX secolo” (Celano, Castello Piccolomini) e nel 1992 la mostra “Dalla casa al museo – La raccolta Signorini-Corsi al Museo Civico dell’Aquila” (Comune dell’Aquila).

Come Presidente dell’Associazione culturale “Shakespeare and Company”, ha curato i convegni (e relativi “atti”) su “Politica e urbanistica nell’età di Sisto V” (Roma, 1986) e “Innocenzo X Pamphilj – Arte e Potere a Roma nell’età barocca” (Roma, 1990).

Ha collaborato alle seguenti rassegne caravaggesche:

1987, mostra e monografia “Riccardo Tommasi Ferroni”, Bologna, eurografica editore

1997, Firenze, Giunti editore, “El Greco”.

1997, “Velázquez, Giunti editore, Firenze

Nel 1999 ha curato il capitolo “Creta gli diede la vita e i pennelli…” sul soggiorno romano del Greco in “El Greco: identità e trasformazione”, Roma, pp. 131/143.

1999, Madrid, Museo del Prado e Bilbao, Museo de Bellas Artes, “Caravaggio y Espana: momentos de Historia y de Pintura entre la Naturalezza y la Fe”, pp. 29/48, schede pp. 110/113.

2000, Bergamo, Accademia Carrara, “Caravaggio – La luce nella pittura lombarda”, “Caravaggio: l’incipit tra Lombardia e Venezia”, pp. 45/56, schede n.9, pp. 184/186; n. 13, p. 189: n. 16, pp. 192/193 e (con S. Corradini) “Roma 1605: lo strano furto di una lama di spada di M (Maestro) Michelagelo da Caravaggio, pittore”, pp. 102/107.

2000, Milano, Palazzo Reale, “Il Cinquecento lombardo, da Leonardo a Caravaggio a Leonardo”, “Cremona fedelissima tra Milano, Venezia e Ferrara: dai fratelli Campi al Caravaggio”, pp. 539/549, schede nn. IX.1, pp. 470/473; IX.3, pp. 477/479; IX.4, pp. 480-481; IX.5, pp. 482/485; IX.6, pp. 486/489; IX.7, pp. 490/492; V.25 (G.G. Savoldo), pp. 268-269.

2001, Palermo, Palazzo Zijno, “Sulle orme di Caravaggio – tra Roma e la Sicilia”, “Michelangelo da Caravaggio in Sicilia”, pp. 3/24; schede n. 4, pp. 114/117; n. 9, pp. 126/128; n. 11, pp. 130-131; n. 12, pp. 132/134; n. 34, pp. 174-175; n. 35, pp. 176-177.

2001, Roma, Palazzo Venezia, “Caravaggio e il genio di Roma 1592-1623”, schede n. 11, pp. 26-27; n. 15, pp. 34-35; n. 19, pp. 40-41; n. 20, pp. 42-43; n. 21, pp. 44-45.

2001 – 2002, Tokyo, Teyen Metropolitan Museum e Okazaki, Museum of Fine Arts, “Caravaggio e i suoi primi seguaci”, scheda n. 1, pp. 64/67.

2002, Vibo Valentia Museo Archeologico Statale, Castello Normanno-Svevo, catalogo “Dallo Stretto a Pizzo. Vedute della collezione Pacetti”.

Nel 2003 cura il volume “Velázquez. Consonanze e dissonanze”, edizione Marsilio, Venezia.

2004, Catalogo personale “Luca Padua”, via Margutta, Roma.

2005, Catalogo Esposizione “Sculpére”, Pippo Recupero, Catania.

E’ stato tra i consulenti per il restauro della “Sepoltura di santa Lucia di Caravaggio” (Siracusa, Museo Bellomo), condotto in Roma presso l’Istituto Centrale del Restauro tra il 1978 e il 1979.

Nel 1983 è stato consulente del Metropolitan Museum di New York per il restauro di due dipinti caravaggeschi: i “Musici” del medesimo museo e “l’Estasi di san Francesco” dello Wadsworth Atheneum di Hartford (Conn., Usa).

Nel 1991 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro per meriti culturali.

Con delibera del 24 maggio 1996 è stato nominato cittadino onorario della città di Caravaggio per meriti scientifici.

Nel 1996 e nel 2001 ha vinto il “Premio Roma” per la critica d’arte.

2003, “Gregorio Preti da Taverna a Roma”, a cura di Carlo Carlino e Maurizio Marini, Santa Barbara di Taverna e corpus filologico Gregorio Preti, Galleria nazionale Calabra, Reggio Calabria

2004, “La Bibbia dei poveri – i murales della Chiesa di S. Francesco al borgo ferrovia di Avellino” (due saggi con Marco Falciano), Roma

2004, mostra “Gregorio Preti”, a cura di R. Vodret, interventi di Maurizio Marini, museo nazionale, Cosenza

Nel 2005 cura la mostra monografica “Caravaggio, un quadro un profumo. Il suonatore di Liuto”, Giustiniani, edizioni Ermitage, San Pietroburgo.

2005,“Polidoro Caldara da Caravaggio. L’invidia e la fortuna”, Venezia, Marsilio.

2005, “Iconografia di san Bartolomeo”, Artemide editore, Roma

Nel 2006 ha realizzato la mostra monografica “Caravaggio 1606-2006. La Maddalena di Paliano”, Paliano, Roma, Palazzo Colonna, De Luca Editore.

2006, mostra “Caravaggio e il Seicento”, a cura di Maurizio Marini, Atene, Skira.

Maurizio Marini, Denis Mahon, mostra (a cura di) “Come lavorava Caravaggio” (il Caravaggio della regina), Roma 2006, Viviani editore.

2006, mostra “Roma barocca”, Castel S. angelo, Roma, con di Paolo Portoghesi, Maurizio Fagiolo e Claudio Strinati.

2006, consulenza apparati storico-artistici fiction tv Rai Titania film “Caravaggio”, regia di Angelo Longoni, interprete: Alessio Boni.

2006, mostra “Roma barocca”, Castel S. Angelo, Roma, con di Paolo Portoghesi, Maurizio Fagiolo e Claudio Strinati

2006, mostra (a cura di) J. Harten, M. Marini, J. H. Martin “Caravaggio. Originale und Kopien im Spiegel der Forschung”, Düsseldorf

Nel 2007 “Artisti a confronto. Mattia Preti e Kounellis”, Roma.

2007, il testo monografico “Michelangelo da Caravaggio 1602. La notte di Abramo”, edizione Viviani, Roma.

2007, Maurizio Marini, Denis Mahon mostra (a cura di) “Caravaggio l’immagine del divino”, La Valletta (Malta), edizione Heritage Malta.

2007, in corso di stampa (a cura di) Maurizio Marini “Andrea Mantegna: una Madonna col bambino sognante”, Ascona, Ch

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manu   |20-06-2008 00:45:44
io però ho alcuni dubbi sull'eterosessualità di caravaggio...
andrea   |22-06-2008 11:52:40
I critici d'arte che escludono cosi' ostinatamente la presunta omosessualità
degli artisti del passato, li trovo davvero ridicoli.Non dovrebbe essere più
considerato diffamatorio considerare un artista ,anche un grande artista come
caravaggio ,un omosessuale.
marini giustifica la sua avversione a questa
ipotesi perchè a diffonderla sarebbero stati due critici notoriamente
omosessuali e questo per il Marini basterebbe per esluderla a priori . Se
questa non è omofobia, qualcuno mi dovrà spiegare che cosa è l'omofobia.Prosegue
infatti affermando che i gay fanno certe affermazoni soltanto per "tirare
acqua al proprio mulino" ovvero per propagandare l' idea che
l'omosessualità è un'aspetto umano non soltanto di mentecatti e demosciati ,ma
anche di miti come il caravaggio. Alla domanda se le sue convinzioni si basano
solo sui documenti e non convincimenti personali risponde si' perchè lui ha i
piedi per terra ( non è cero gay!) ma questa affermazione è contraddetta dal
fatto che in questa intervista dà risposte che lui stesso asserisce essere
opinioni personali.Come ad esempio l'interpretazione che fà del doc. di del
monte, in cui è scritto che a quella festa non parteciparono donne e che c'erano
ragazzi vestititi da donna. Macchè festa gay,non abbiamo capito ;il critico ci
racconta che và interpretato cosi: era un orgia con tante donne, forse tutte,
probabilmente un'orgia lesbica!
Certo se fosse stato scritto davvero cosi'
allora avremmo capito giusto senza bisogno della sua interpretazione
Gerardo Pecci  - Risposta ad Andrea   |09-02-2010 18:32:15
I critici d'arte, quelli che studiano da una vita l'opera del Caravaggio, come
Maurizio Marini, Maurizio Calvesi, Ferdinando Bologna, Mina Gregori, Vincenzo
Pacelli e altri, certamente non si perdono nei meandri dell'intepretazione
psicoanalitica del personaggio Caravaggio o nelle pseudo interpretazioni di
soggetti giovanili del pittore, in cui sono rappresentati giovani bellissimi,
come il Minniti. Quello che conta è certamente il dato documentario, anche
l'interpretazione iconologica, ma che va ben al di là della semplice e
spicciola ipotesi interpretativa di stampo "psicoanalistico", che non è
certamente quella preponderante. Se Caravaggio conclude tragicamente il duello
con Tomassoni è forse per motivi di donne. Il che è la storia stessa, quella
documentata e non presunta,a dirci che Caravaggio era eterosessuale, lo si legge
tra le righe dell'episodio. E poi quello che conta non è l'omosessualità
presunta di un personaggio, ma la sua arte, il suo modo di rivoluzionare la
stessa maniera di dipingere e di considerare il sacro che è innovativa in questo
rivoluzionario artefice. Ma perché accanirsi sulla sessualità di un artista?
Quello che conta è la sua arte. Punto e basta. Non ci interessa, per nulla, la
sua sessualità, ma la sua arte! Divagazioni sulle tendenze sessuali di questo o
quell'artista non interessano direttamente la loro produzione.Quindi è un
arrampicarsi sugli specchi l'esercizio di leggere Caravaggio a senso unico: egli
è stato ed è un personaggio complesso che va studiato e interpretato per quello
che egli fu, non per le sue tendenze sessuali. Eterosessuale o no a noi storici
dell'arte ce ne frega! Quello che conta è la storia, la vicenda artistica e la
fortuna critica di un artifex, non il sesso degli angeli. E le opere vanno lette
per quello che realmente sono e per la loro importanza nella lunga catena
storica che le lega al nostro presente. Rispetto per Michelangelo Merisi e
rispetto per chi lo studia con acume e con passione infinita, ma soprattutto con
quello spirito critico e filologico che sempre deve presiedere alla vera ricerca
storiografica. Il resto non conta.Andrea certamente non conosce la storia
dell'arte, o la conosce male, molto male.
agatino  - risposta a Gerardo P.   |22-07-2010 22:15:09
Condivido tutto..Bisogna cercare di interpretare come si viveva nel
1600..certo.. giovani con il carattere rissoso come il Caravaggio, Roma in quel
periodo ne era piena. A differenza che il merisi era un genio..Poi.. avendo per
amici come il Minniti o bellissime cortigiane , non voleva dire essere gay o
depravati..era il contesto di vita quotidiana di allora..e lui tramite loro a
creato delle opere stupende dimostrando tanto coraggio..sia nell'arte che nella
vita..
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