Il morso del Caimano

22.06.2008. Che centra la foto di mio nonno in questo post? Non centra niente. Un po’ come l’emendamento “salvapremier” inserito del pacchetto sicurezza e approvato ieri al senato con 166 si, 123 no e un astenuto. Anzi se qualcuno fosse in grado di spiegarmi questa “manovra” gliene sarei immensamente grato. Come non essere d’accordo per quanto espresso da Curzio Maltese nel suo articolo “Il morso del Caimano” (proposto di seguito) in merito all’egemonia culturale che si è andata a diffondersi grazie  al berlusconismo e ai slogan berlusconiani. Non voglio essere disfattista e posso ammettere qualcosa di buono possa essere fatto dai governo di centro destra, e menomale, ma, con  tutte queste “lex ad personam”, che danno s’è fatto alla morale sociale già notoriamente disastrata? Mai come in passato, nel posto di lavoro, ma anche quando si sta fra amici, ognuno pensa principalmente per se stesso, ognuno è proteso al “si salvi chi può”. 

Basta “appizzare” l’orecchio e ascoltare i discorsi dei propri colleghi durante una pausa caffè o dei propri amici durante una pizzata comunitaria o di perfetti sconosciuti alla fermata dell’ autobus. Ho proposto già da alcuni giorni un paio di articoli, non scritti da me, che sintetizzano in modo lampante il momento che stiamo tutti vivendo. Tengo soprattutto a sottolineare che mai come in passato, e parlo per il mio vissuto, la situazione politica italiana sia stata capace di impregnare, purtroppo, ogni brandello del nostro, già maleodorante, tessuto sociale. Pessimista?

Articolo Curzio Maltese. E' un po' ingenuo, anzi molto, stupirsi che Berlusconi sia tornato Caimano. Se esiste una persona fedele a se stessa, oltre ogni umana tentazione di dubbio o di noia, questa è il Cavaliere. Era così già molto prima della discesa in politica, con la sua naturale carica eversiva, il paternalismo autoritario, l' amore per la scorciatoia demagogica e il disprezzo irridente per ogni contropotere democratico, a cominciare dalla magistratura e dal giornalismo indipendenti, l' insofferenza per le regole costituzionali, appresa alla scuola della P2. Il problema non è mai stato quanto e come possa cambiare Berlusconi, che non cambia mai. Piuttosto quanto e come è cambiata l' Italia, che in questi quindici anni è cambiata moltissimo. In parte grazie all' enorme potere mediatico del premier. Ogni volta che Berlusconi ha conquistato Palazzo Chigi ha provato a forzare l' assetto costituzionale e per prima cosa ha attaccato con violenza la magistratura. Lo ha fatto nel 1994 con il decreto Biondi, primo atto di governo; nel 2001, quando i decreti d' urgenza sulla giustizia furono presentati prima ancora di ricevere la fiducia; e oggi. Con una escalation di violenza nei toni e, ancor di più, nei contenuti dei provvedimenti. Il pacchetto giustizia di oggi è più eversivo della Cirami e del lodo Schifani, a sua volta più eversivi del "colpo di spugna" del ' 94. Ma, alla crescente forza delle torsioni imposte da Berlusconi agli assetti democratici, ha corrisposto una reazione dell' opinione pubblica sempre più debole. Nel '94 la rivolta contro la "salva-ladri" azzoppò da subito un governo destinato a durare pochi mesi. Nel 2001 i "girotondi" inaugurarono una stagione di movimenti, con milioni di persone nelle piazze, che si tradussero fin dal primo anno in una serie di pesanti sconfitte elettorali per la maggioranza di centrodestra, pure larghissima in Parlamento. La terza volta, questa, in presenza di un tentativo ancora più clamoroso di far saltare i cardini della magistratura indipendente, la reazione è molto debole. L' opposizione, accantonate le illusioni di dialogo, annuncia una stagione di lotte, ma non ora, in autunno. La cosiddetta società civile sembra scomparsa dalla scena. I magistrati sono gli unici a ribellarsi con veemenza, ma sembrano isolati, almeno nei sondaggi. Quasi difendessero la propria corporazione e non i diritti e la libertà di tutti, così come l' hanno disegnata i padri della Costituzione. Ecco che la questione non è che cosa sia successo a Berlusconi (nulla), ma che cosa è successo al Paese. Siamo davvero diventati un «paese un po' bulgaro», come si è lasciato sfuggire il demiurgo pochi giorni fa? La risposta, purtroppo, è sì. In questo quarto di secolo che non ha cambiato Berlusconi, l' Italia è cambiata molto e in peggio, il tessuto civile e sociale si è logorato, il senso comune è stato modellato su pulsioni autoritarie. Molti discorsi che si sentono negli uffici, nei bar, sulle spiagge oggi, da tutti e su tutto, si tratti di immigrazione o di giustizia, di diritti civili come di religione, di Europa o di sindacati, nell' Italia del ' 94 sarebbero stati inimmaginabili. Il berlusconismo è partito dalla pancia di un Paese dove la democrazia non si è mai compiuta fino in fondo, per mille ragioni (ragioni di destra e di sinistra), ma ora ha invaso tutti gli organi della nazione ed è arrivato al cervello. La mutazione genetica della società italiana è evidente a chi ci guarda da fuori. Perfino negli aspetti superficiali, di pelle: non eravamo mai stati un popolo "antipatico", com' è oggi. Più seriamente, il ritorno di Berlusconi al potere e le sue prime e devastanti uscite hanno evocato i peggiori fantasmi sulla scena internazionale. Si tratta però di vedere se il "caso Italia" è tale anche per gli italiani. Se nell' opinione pubblica esistano ancora quei reagenti democratici che hanno impedito nel ' 94 e nel 2001 la deriva, più o meno morbida, verso un regime. I segnali sono contraddittori, la partita è aperta. Certo, in questi decenni la forza d' urto del populismo berlusconiano è andata crescendo, così come la presa su pezzi sempre più ampi di società. Non si tratta soltanto di potere delle televisioni o dell' editoria, ma di una vera e propria egemonia culturale. E sorprende che nell' opposizione, gli ex allievi di Gramsci, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non comprendano i meccanismi e la portata della strategia in atto. Altro che "l' onda lunga" di craxiana memoria. Anche loro, purtroppo, non cambiano mai. Si erano illusi (ancora!) di trasformare Berlusconi in uno statista, offrendogli un tavolo di trattative. S' illudono (ancora!) di poter resistere con la politica del "giù le mani" e con l' arroccarsi nelle regioni rosse, che sono già rosa pallido e rischiano prima o poi di finire grigie o nere. In attesa di tempi migliori. Non ci saranno tempi migliori per l' opposizione. Bisogna trovare qui e ora il coraggio di proposte forti e alternative al pensiero unico dominante, invenzioni in grado di suscitare dibattito e bucare così la plumbea egemonia "bulgara" dell' agenda governativa. Bisogna farsi venire qualche idea, anzi molte, una al giorno, per svegliare l' opinione pubblica democratica dal torpore ipnotico con cui segue gli scatti in avanti di Berlusconi. Lo stesso torpore ipnotico che coglie la preda davanti alle mosse del caimano. Che alla fine, attacca. - CURZIO MALTESE   

 

 

 

Come se fossimo tutti rassegnati al peggio 

 

 

 

22.06.2008. (Rubrica Corrado Augias) Gentile dottore, sempre più spesso provo un senso di frustrazione per un paese che non riesco più a riconoscere; per una maggioranza politica che mi fa orrore per la modestia culturale che rappresenta; per tutti gli uomini di buona volontà che non riescono più a reagire tanto hanno sottovalutato il nulla che avanzava. Siamo diventati un popolo di cortigiani, con buona pace del Risorgimento e della Resistenza. Cortigiano è quel popolo che non è capace di serbare memoria della propria storia. Chiedo a Lei: siamo scivolati già in una dittatura? C' è un uomo che ha vinto le elezioni grazie al suo populismo e forte di questo, come un blindato, si sta dirigendo contro la nostra nervatura costituzionale. I politici che, da piccola, mi sembravano pessimi ora mi appaiono, nel confronto, un miraggio di civiltà. Non voglio vivere in un paese triste che ha perso l' utopia di diventare migliore: gli italiani hanno cominciato a rassegnarsi, c' è la camorra, conviviamoci; la terra è tossica, non compriamo mozzarella; Berlusconi nasconde nel «pacchetto sicurezza» le leggine che lo proteggono, parliamo di pallone. Rosellina Pisani folgarella@tiscali. it

 

Risposta: L' analisi sulle nostre condizioni generali è stata fatta da più parti, unanimemente negativa anche al di là dei puri indicatori economici. La società italiana appare come un mosaico in cui alcune parti o addirittura singole tessere continuano a brillare ma dove il quadro d' insieme sembra a brandelli. Con felice metafora Eugenio Scalfari ha definito mesi fa questa situazione "uno specchio rotto" nel quale ciascuno si riflette nel suo frammento, nel suo particolare, ed è in grado, ha interesse, a vedere solo quello, respingendo, anche con gesti ostili e violenti, il resto. I partiti non esistono praticamente più. Quelli della maggioranza, se si eccettua qualche sprazzo di vitalità della Lega (compresi stupidi errori come il no all' Europa), sono strumenti inerti al servizio di un uomo e del suo denaro. Lo spettacolo delle lacerazioni e delle ' correnti' nel partito Democratico è avvilente e non vorrei dilungarmi. I sindacati raccolgono soprattutto pensionati e lavoratori marginali. La Confindustria è, al momento, raccolta e tremula attorno al Capo. Il movimento femminista appare in letargo. Gli episodi criminali e gli scandali si susseguono e si accavallano ogni giorno. Lo stato d' animo prevalente è di apatia o di frivolità, di indeterminata attesa. Poiché la letteratura offre precisi riferimenti, vengono in mente la fortezza Bastiani di Buzzati, l' eterna, stanca, attesa di Godot: un avvenire invisibile. Abbiamo attraversato altri periodi di stanca negli ultimi 60 anni, mai però, se il mio giudizio non è falsato, c' era stato un tale coacervo di elementi negativi (compresa l' interminabile crisi internazionale) in assenza di un qualche contrappeso di segno opposto. Al di là dell' economia, spaventa la difficoltà di ricostruire un tessuto sociale così mal ridotto, elementi che nessun Pil contempla ma che contano quanto i soldi, se non di più, per tenere insieme un paese. Allo scoramento di Rosellina Pisani aggiungo il mio. CORRADO AUGIAS

 

 

Con 166 sì, 123 no e un astenuto, passa il testo. C'è l'emendamento che ferma per un anno i procedimenti. Di Pietro: "Problemi col Pd". E Berlusconi chiede al Quirinale un lasciapassare per proporre il nuovo lodo Schifani per decreto legge

 

Sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002

L'emendamento salvapremier approvato (Ddl Senato 692 Emendamento 2.0.800

Sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002. E' quanto prevede l'emendamento al decreto in materia di sicurezza, approvato dalla maggioranza in Senato, il 18 giugno. Pd e Idv hanno lasciato l'Aula al momento del voto. La sospensione riguarda processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado, sono immediatamente sospesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto per la durata di un anno. (18 giugno 2008)

 

Ddl Senato 692 - Conversione in legge del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica Emendamento 2.0.800

Dopo l'articolo 2, inserire il seguente:

«Art. 2-bis.(Sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002)

1. Al fine di assicurare la priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui all'articolo 132-bis del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, nonché dei procedimenti da celebrarsi con giudizio direttissimo e con giudizio immediato, i processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado, sono immediatamente sospesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto per la durata di un anno. In caso di pluralità di reati contestati, si ha riguardo alla data dell'ultimo reato.

2. Nei casi di cui al comma 1, il corso della prescrizione rimane sospeso durante la sospensione del procedimento o del processo penale. La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui è cessata la sospensione.

3. La comunicazione della sospensione del processo con l'eventuale indicazione della nuova data d'udienza è notificata con le modalità di cui all'articolo 148, comma 2-bis, del codice di procedura penale, ai difensori delle parti e al pubblico ministero.

4. Nel processo sospeso, ove ne ricorrano i presupposti, il giudice può comunque provvedere ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale.

5. La parte civile costituita può trasferire l'azione in sede civile. In tal caso, i termini a comparire di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile sono abbreviati fino alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

6. La sospensione non opera nei procedimenti relativi ai delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a) del codice di procedura penale, ai delitti di criminalità organizzata, ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a dieci anni determinata a norma dell'articolo 4 del codice di procedura penale, ai reati commessi in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e, in ogni caso, ai procedimenti con imputati detenuti, anche per reato diverso da quello per cui si procede.

7. Al fine di assicurare la priorità assoluta alla trattazione dei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del tribunale può sospendere i processi quando i reati in essi contestati sono prossimi alla prescrizione e la pena eventualmente da infliggere non sarebbe eseguibile ai sensi della legge 31 luglio 2006, n. 241.

8. L'imputato può richiedere al Presidente del tribunale di non sospendere il processo. Il Presidente del tribunale, valutate le ragioni della richiesta, le esigenze dell'ufficio e lo stato del processo, provvede con ordinanza, notificata con le modalità di cui al comma 3.

9. L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale e il pubblico ministero possono formulare la richiesta di cui all'articolo 444 del codice di procedura penale entro tre giorni dalla notifica di cui al comma 3 o nella prima udienza utile successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, anche nei processi nei quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, risulti decorso il termine previsto dall'articolo 446 comma 1 del codice di procedura penale e sino alla dichiarazione di chiusura del dibattimento. La richiesta può essere formulata anche quando sia stata già presentata nel corso del procedimento, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero ovvero sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non costituisca mera riproposizione della precedente».

Commenti
Nuovo Cerca
antony   |22-06-2008 22:30:06
andiamo avanti cosė...
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >